Lo schiaffo
Van Til racconta di una scena alla quale un giorno aveva assistito viaggiando in treno. Davanti a lui c'era un uomo seduto che teneva in braccio un bambino di pochi anni. Ad un tratto il bambino dà uno schiaffo a suo padre, perché questi gli aveva chiesto di fare qualcosa che il bambino non voleva fare.
Van Til dice che questa è una buona illustrazione dell'umanità ribelle che vive nel mondo di Dio e che viene sostenuta dalla grazia comune (Sl 24:1). L'umanità siede, per così dire, sulle ginocchia di Dio ed è precisamente per questo che può darglie uno schiaffo di ingratitudine. Gli increduli che pretendono la loro indipendenza ed autonomia sono in grado di farlo solo in quanto sono sostenuti da Dio stesso (Gv. 19:10,11). Negare Dio, per loro, in realtà, significa affermarlo. L'ateismo non invalida il teismo, ma è possibile solo sulla premessa del teismo. Come disse un giorno l'ateo Nikita Khrushchev descrivendo l'Unione Sovietica: "In Russia, grazie a Dio, Dio non esiste"!
Vera grandezza
(Luca 9:28-36)
Nel 50mo anniversario della prima storica ascensione al monte Everest, un giornalista rilevò come, in Nepal, lo scalatore Edmond Hillary era diventato famoso e popolare non tanto per quello che aveva compiuto sulla vetta più alta del mondo, ma per quello che aveva fatto una volta ridisceso in valle! Difatti, dopo aver conquistato la più alta vetta del mondo con il suo compagno di scalata, Tenzing Norgay nel 1953, Edmund aveva passato i cinquant'anni seguenti ad aiutare affinché fossero costruite scuole, ospedali e ponti per la comunità Sherpa.
Questo contrasto fra l'esperienza sulla montagna ed il suo servizio in valle, rammenta l'esperienza di Gesù e dei Suoi discepoli sul monte della trasfigurazione. Gesù era al culmine della Sua gloria, quando il Suo volto era divenuto radiante e il Padre Suo celeste gli aveva detto: "Questi è mio figlio, colui che ho scelto, ascoltatelo" (v. 35). Gesù, però, non era rimasto su quel monte, ma era sceso giù in valle, dove aveva liberato un ragazzo da una grave afflizione. Vediamo poi Gesù, determinato ad andare a Gerusalemme per adempiere alla Sua missione: morire in croce come sacrificio d'espiazione per i peccati del Suo popolo. Gesù disse ai Suoi discepoli: "Chi è il più piccolo fra di voi, quello è grande" (v. 48). La vita del nostro Maestro ci mostra che la vera grandezza risiede nel servire Dio ed il prossimo nella valle del bisogno.
Agli occhi di Dio, la vera grandezza sta nel servire gli altri.
Il valore della storia. Oggi sta riscontrando un interesse sempre maggiore un canale televisivo satellitare che si occupa soltanto di storia, la storia degli avvenimenti significativi del nostro mondo, nel corso dei secoli. Conoscere la storia della nostra valle, della nostra regione, del nostro paese, è importante perché ci permette di sapere chi siamo, da dove veniamo, perché siamo come siamo. La studiamo a scuola con più o meno interesse, ma viene il momento della nostra vita in cui vogliamo conoscere meglio la nostra storia. Allora percorriamo quegli avvenimenti significativi che hanno prodotto la realtà che oggi stiamo vivendo e li celebriamo con riconoscenza o con rammarico, a seconda che siano positivi o negativi. Insomma, la storia ci fa prendere coscienza del popolo a cui apparteniamo, ci fa capire molte cose, ci rende consapevoli dei valori importanti della vita e di quella che chiamiamo “civiltà”, come pure ci fa vedere che cosa accade quando questi valori non vengono onorati come dovrebbero.
Una storia parallela. C'è, però, una storia che potremmo intendere come parallela a quella civile, politica, militare del nostro mondo: la storia del popolo di Dio, la storia di quegli uomini e di quelle donne che nel corso dei secoli Dio ha scelto come Suoi testimoni e servitori, la storia dei loro successi e dei loro fallimenti, la storia di come Iddio ha interagito con loro e di come Egli è stato fedele alle Sue promesse. La storia del popolo di Dio la potremmo anche chiamare la storia della Chiesa, spesso equivocata, trascurata o ignorata da quella “che si studia a scuola”, ma che accompagna, fin dai suoi albori, la storia dell'umanità. Nella concezione riformata, infatti, la storia della Chiesa non inizia soltanto con Gesù di Nazareth e neanche solo a Pentecoste, ma si può parlare della chiesa al tempo di Adamo, del tempo di Noè, del tempo di Abraamo, di Davide ecc. la Chiesa, cioè, nell'Antico Testamento. Parliamo poi della storia della Chiesa al tempo di Gesù e dei Suoi primi discepoli, quella dopo la Pentecoste e della Chiesa, nelle sue varie espressioni, dal periodo apostolico fino ad oggi. Questa storia non solo presenta, dunque, una linea ininterrotta, ma corrisponde a ciò che Dio ha stabilito dovesse essere. Essa, infatti, non procede in modo casuale, ma segue le linee indicate dagli eterni progetti di Dio che, segnati volta per volta dalle profezie, si realizzano infallibilmente nei tempi e nei modi stabiliti da Dio. Lo celebriamo per il passato, lo vediamo nel presente e saranno tutti realizzati anche nel futuro.
Perché mi interessa. Perché mi interessa la storia della chiesa? Essa mi interessa perché essa è la storia del mio popolo! Il Signore Iddio, infatti, chiamato anche me a far parte del popolo di Dio, che comprende gente di ogni tempo e paese. Egli ha suggellato la mia appartenenza al Suo popolo con il Battesimo e mi ha educato ed istruito nel contesto della comunità cristiana. Ho aderito con fiducia, gioia e riconoscenza ai progetti che Dio realizza attraverso la Chiesa e mi dà il privilegio di servirlo in questo ambito. Sono fiero di far parte del popolo di Dio, della Sua Chiesa, nonostante i suoi frequenti umani fallimenti ed infedeltà, perché ripongo la mia fiducia non tanto nella Chiesa, ma in Dio che le rimane fedele, ciononostante, e che porterà a certo compimento tutto ciò che per essa e tramite essa ha stabilito doversi realizzare, come ha dimostrato di fare in tutte le fasi della sua storia.
Siamo consapevoli di vivere nell'epoca della Pentecoste? (Atti 2:1-21).
L'importanza di “camminare” secondo le leggi di Dio
Noi tutti desideriamo una vita felice e benedetta da Dio. Molti pregano che Dio li benedica e che possano prosperare. Iddio è certamente ben disposto verso di noi e lo desidera. La Scrittura, infatti, riporta molte promesse che Dio ci fa. Essere benedetti, però, non è qualcosa di automatico che, per così dire, ci caschi magicamente in testa. Esistono condizioni da assolvere per essere benedetti. Nel capitolo 27 del Levitico troviamo le condizioni che Dio ci pone per poter essere benedetti: mettere in pratica le regole di vita che Dio per noi ha stabilito, le Sue regole etiche e morali, la Sua Legge. Egli dice: “Se vi comportate secondo le mie leggi, se osservate i miei comandamenti e li mettete in pratica ... Camminerò tra di voi, sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo” (Le. 26:3,12).
La Parola di Dio è proclamata e spiegata da predicatori ed espositori fedeli in sermoni e studi biblici. Benché coloro che si premurano di udire la Parola di Dio siano oggi sempre di meno [mala tempora currunt] ancora troviamo assemblee di uomini e donne che l'ascoltano con attenzione e lodano il ministro di Dio quando “fa un buon lavoro”. Questo è lodevole, ma basta? Spesso la legge di Dio è pure oggetto di molte discussioni. Esperti siedono in sessioni di studio, esaminano e valutano quanto trovano nella Bibbia, ed al riguardo scrivono libri. Questo è importante, ma basta? No, ciò che veramente conta è “comportarsi” di conseguenza, osservare i comandamenti, metterli in pratica! Può sembrare ovvio, ma molto spesso non è il caso! “Bella predica!” mi dicono talvolta, ma poi, dopo...
Nel versetto citato, ciò che è tradotto con: “Se vi comportate...”, nell'originale suona: “Se voi camminate (ne' miei statuti)” [Diodati]. Perché l'idea è connessa con il “camminare”? Un commentatore ebraico spiega che quando un gruppo di persone stanno sedute, non potete dire se in mezzo a loro c'è qualcuno che non sia in grado di camminare. E' solo quando si alzano in piedi che ve ne accorgerete. Lo stesso è vero quando si tratta di osservare la legge di Dio. Il modo per dire se qualcuno osserva veramente i comandamenti, davvero li onora, è osservandolo “camminare” nel mondo. E' di importanza critica seguire le regole di vita stabilite da Dio e comprenderne il motivo. La sfida finale, però, è quando dobbiamo affrontare prove e tribolazioni e non cediamo alle tentazioni conservando così la nostra dirittura morale: allora cammineremo davvero sulla via giusta!
Gesù disse: “Perché mi chiamate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?” (Lu. 6:46).