Senza tanti "sì ma..." e "però...." !

Un tentativo di prendere sul serio la Parola di Dio oggi!

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mercoledì, 30 giugno 2004

Beato chi prende Dio in parola!

"Ah, Signore, SIGNORE! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e con il tuo braccio steso; non c'è nulla di troppo difficile per te” (Geremia 32:17)

La Bibbia racconta che proprio quando gli Assiri avevano circondato Gerusalemme, e la spada, la fame e la pestilenza, avevano reso desolata la terra, Dio comanda al profeta Geremia di acquistare un campo e di far certificare questa transazione da testimoni. Un acquisto veramente strano ed irrazionale da farsi in un tempo come quello. La prudenza non l’avrebbe potuto giustificare, perché ragionevolmente sarebbe stato ben poco probabile che Geremia avesse potuto godersi il nuovo acquisto. Per Geremia, però, era sufficiente che Iddio glielo avesse chiesto, perché sapeva che Dio non inganna né delude mai i Suoi figli. C’è sempre un buon motivo per fare quello che Egli chiede. Geremia avrebbe ragionato così: “Ah, Signore. Tu puoi fare in modo che questo pezzo di terra mi sia d’utilità. Tu sei Colui che hai fatto cielo e terra, e non c’è nulla di troppo difficile per te”. Ecco come ragiona un credente: osa prendere in parola il suo Dio anche quando la logica o la nostra natura sconsiglierebbe di ubbidirgli. Dio chiede a Noè di costruire una nave nel più bel mezzo del deserto. Assurdo? Solo apparentemente: gli sarebbe stata più che utile! Dio chiede ad Abramo di offrire in sacrificio il suo unico figlio. A Mosè Dio chiede di disprezzare le ricchezze dell’Egitto. A Giosuè Iddio chiede di assediare Gerico per sette giorni e poi, senza usare alcun’arma, conquistarla solo con il suono di trombe. Tutto questo era venuto dal comando di Dio, e regolarmente aveva sfidato la ragione umana. Il Signore, però, rimunera riccamente coloro che Gli ubbidiscono dandogli completa fiducia. Che il Signore volesse infondere ai credenti moderni, così pavidi, una potente infusione di questa fede eroica in Dio. Se ci avventurassimo di più sulle nude promesse di Dio, entreremmo in un mondo di meraviglie a cui siamo spesso stranieri. Che la fiducia di Geremia possa essere anche la nostra – non c’è nulla che sia troppo difficile per Colui che ha creato cielo e terra! [C. H. Spurgeon, Morning and Evening, sera del 30 giugno].

postato da: pcastellina alle ore 30/06/2004 20:53 | link | commenti
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martedì, 29 giugno 2004

Nessuno lo può [onestamente] negare...

"...comunque sia, questo punto è chiaro per quanti giudicano rettamente: lo spirito umano ha una percezione della divinità impressa così profondamente da non potersi cancellare. La persuasione che esiste un Dio è naturalmente radicata in tutti e attaccata come il midollo alle ossa. Ne testimonia persino la ribellione orgogliosa degli iniqui, i quali pur lottando furiosamente per spogliarsi del timore di Dio non possono riuscirci. Anticamente un certo Diagora e altri hanno voluto mettere in ridicolo tutte le religioni del mondo. Dionisio, tiranno di Sicilia, saccheggiando i templi si è fatto beffe di Dio. Ma queste risa non escono dalla strozza perché dentro c’è sempre un verme, che rode la coscienza più profondamente di qualsiasi cauterizzazione. Non dirò con Cicerone che tutti gli errori svaniscono con l’andar del tempo, mentre la religione si conferma di giorno in giorno. Al contrario vedremo tra poco che il mondo si sforza quanto può di rigettare lontano ogni conoscenza di Dio e di corrompere in ogni maniera il culto a lui dovuto; nonostante tutta la durezza e la follia che i malvagi accumulano, per poter disprezzare Iddio, e che imputridisce e marcisce nel loro cuore, tuttavia il sentimento della maestà di Dio, che vorrebbero spegnere se potessero, torna sempre a galla. Ne concludo dunque trattarsi di una dottrina che non si incomincia ad imparare solo a scuola, ma della quale ciascuno deve essere maestro e dottore fin dal grembo della madre; la natura stessa non permette che la dimentichiamo, sebbene alcuni vi si applichino con tutta la loro diligenza" (Giovanni Calvino, Istituzioni della Religione Cristiana, I,3,3)

postato da: pcastellina alle ore 29/06/2004 19:55 | link | commenti
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lunedì, 28 giugno 2004

Non più io, ma Cristo

“…fissando lo sguardo su Gesù” (Ebrei 12:2).

L’egocentrismo non è solo la caratteristica tipica dell’uomo o della donna di questo mondo, ma spesso lo è pure del credente, il quale concentra tutta la sua attenzione su sé stesso, la sua fede, le sue opere, i suoi sentimenti… Questa, però, non è la fede di cui l’Evangelo ci parla. La seguente riflessione ci potrà aiutare a comprendere come le nostre prospettive non siano sane.

“E’ sempre l’opera dello Spirito Santo quella di poter distogliere lo sguardo da noi stessi per rivolgerlo a Gesù. L’opera del nemico di Dio, Satana, è sempre quella opposta, perché egli cerca sempre di farci concentrare su noi stessi invece che Cristo. Egli insinua in noi pensieri come: “I tuoi peccati sono troppo grandi per poter sperare nel suo perdono… tu non hai abbastanza fede… non ti sei pentito abbastanza …non sarai in grado di perseverare fino alla fine  …non hai la gioia dei suoi figli …non ti tieni abbastanza stretto a Gesù”. Tutti questi pensieri sono su noi stessi, e noi non troveremo mai conforto e sicurezza guardando dentro di noi. Lo Spirito Santo, però, ci fa distogliere i nostri occhi da noi stessi. Egli ci dice che non valiamo nulla, ma che “Cristo è tutto e in tutti” (Colossesi 3:11). Ricorda, quindi, non è il tuo tenerti stretto a Lui che ti salva, ma è Cristo che ti tiene stretto. Non è la gioia che tu hai in Cristo che ti salva, è Cristo. Non è nemmeno la tua fede in Cristo che ti salva, sebbene ne sia lo strumento: è il sangue ed i meriti di Cristo. Non guardare tanto, quindi, alla tua mano che afferra Cristo, ma alla sua, che afferra te. Non guardare alla tua speranza, ma guarda a Gesù, la fonte della tua speranza. Non guardare alla tua fede, ma a Gesù, l’autore ed il compitore della tua fede. Non troveremo mai gioia guardando alle nostre preghiere, alle nostre opere, o ai nostri sentimenti; è ciò che Gesù è, non ciò che siamo noi, che dà riposo all’anima. Se vogliamo vincere Satana ed avere pace con Dio, dobbiamo “fissare lo sguardo su Gesù”. Tieni i tuoi occhi semplicemente su di Lui, lascia che la Sua morte, le Sue sofferenze, i Suoi meriti, la Sua gloria, la Sua intercessione, sia sempre oggetto dei tuoi pensieri. Quando ti svegli al mattino, guarda Lui, quando ti corichi la sera, guarda a Lui. Non lasciare che le tue speranze o le tue paure si mettano in mezzo fra te e Gesù. Seguilo con determinazione: Egli non ti deluderà mai” [C. H. Spurgeon, Morning and Evening, 28 giugno].

postato da: pcastellina alle ore 28/06/2004 15:45 | link | commenti
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lunedì, 21 giugno 2004

Per non dimenticare

Benché gli insegnamenti della Parola di Dio, come credenti, ci siano familiari, a volte la nostra mente sembra un colabrodo... incapace di ritenere la sapienza rivelata di Dio. In particolari situazioni ci dimentichiamo di ciò che sarebbe bene che noi facessimo, e ricadiamo in comportamenti sbagliati che poi generano conseguenze negative oppure aggravano i nostri problemi.

Dovremmo vergognarcene, ma Iddio è molto comprensivo con noi! La stessa Parola di Dio, infatti, è ben consapevole di questa nostra cronica “smemoratezza” dovuta all’infermità della nostra natura. Consideriamo, per esempio, un testo tipico dell’Antico Testamento quando esorta i credenti a scrivere espressioni della Parola di Dio nei luoghi per noi più inverosimili: “Vi metterete dunque nel cuore e nell’ anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e ve le metterete sulla fronte in mezzo agli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai in viaggio, quando ti coricherai e quando ti alzerai;le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte delle tue città, affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il SIGNORE giurò di dare ai vostri padri siano numerosi come i giorni dei cieli al di sopra della terra” (De. 11:18-21).

A noi questa tutto questo può parere eccessivo, ma non vi sembra forse necessario proprio a causa della nostra “smemoratezza”. Non ci è chiesto di fare tutto ciò letteralmente. Non significa, però, questo l’esigenza di scrivere massime della Parola di Dio su case, quadri, cartoline, calendari e persino in bagno per avercele continuamente sotto gli occhi? Certo, ogni occasione è buona per rammentarci della sapienza di Dio e, visto come siamo e quanto importante essa sia tutte le volte che ce la troviamo davanti, non saranno mai cose superflue e fuori posto. Ecco perché i nostri padri nella fede scrivevano versetti biblici sulle loro case per non dimenticarsi mai di dare a Dio la gloria che Gli è dovuta e perché oggi molti cristiani evangelici non fanno mai mancare nelle loro case versetti biblici incorniciati!

postato da: pcastellina alle ore 21/06/2004 22:47 | link | commenti
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