Sei venuto alla luce?
“Venire alla luce”: ecco un’espressione che comunemente si usa in italiano per esprimere il concetto di nascere. Dopo nove mesi dal concepimento, nei quali il bimbo si forma nel ventre di sua madre, giunge per lui o per lei il momento di uscire da esso nel mondo, per conquistarsi gradualmente la sua autonomia. Dal buio del ventre materno il bimbo esce allo scoperto sotto la luce diretta del sole.
Si potrebbe dire, per certi versi, “finalmente si esce”, ma sappiamo come possa essere un’esperienza traumatica entrare in questo mondo. Qualcuno dice che, venendo alla luce, il bimbo piange perché non ha alcuna intenzione di uscirvi! Indubbiamente “dentro” si stava “al calduccio”, si era protetti ed accuditi. Uscire, soprattutto in certe difficili circostanze, può essere davvero un’esperienza traumatica, perché qualcuno potrebbe dire che si esce “in questo brutto mondo”. Al personaggio biblico di Giobbe, infatti, gliene capitano così tante nella sua vita, che, comprensibilmente, egli esclama: “Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: "È stato concepito un maschio!” (Gb. 3:3).
Sospinti dal pessimismo, possiamo considerare, così, non desiderabile “venire alla luce”, uscire in questo tipo di mondo, ma la nascita è e rimane un’esperienza meravigliosa, soprattutto quando abbiamo la grazia di avere genitori amorevoli e provvidenti, così pure come di crescere in un ambiente sano e positivo.
L’espressione “venire alla luce” è usata dalla Parola di Dio pure in un altro senso. Non si riferisce tanto alla nostra nascita fisica, ma al momento in cui un uomo o una donna, in quello che per molti versi è davvero “un brutto mondo”, incontrando il Salvatore Gesù Cristo ed accogliendolo con fiducia, vede aprirsi davanti a sé un ambito di vita del tutto nuovo, luminoso, positivo, entusiasmante, quello dove Dio regna.
L’esperienza di incontrare il Salvatore Gesù Cristo è simile a quella descritta dalla Bibbia, quando dice: “Il popolo che stava nelle tenebre, ha visto una gran luce; su quelli che erano nella contrada e nell'ombra della morte una luce si è levata” (Mt. 4:16).
L’esperienza di incontrare il Salvatore Gesù Cristo porta una persona a dire: “Ora ci vedo chiaramente: ora vedo chi è Dio e chi sono io, ora vedo perché il mondo è com’è e come possono essere risolte le sue contraddizioni e i suoi problemi”.
Questo può avvenire perché espressamente la missione di Gesù era e rimane “…per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre” (Is. 42:7). Gesù stesso, infatti, dice: “Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre” (1 Gv. 12:46), e ancora: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv. 8:12).
“Venire alla luce”, significa dunque, nella Scrittura, scoprire e praticare tutto un nuovo modo di vedere le cose, pensare, parlare ed agire, tanto che la Scrittura stessa chiama, ad un certo punto, questa esperienza: “la nuova nascita”, e tale è veramente, in senso morale e spirituale.
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr040801.pdf [pdf]
Perché leggo la Bibbia?
Leggo la Bibbia perché mi dice chi sia Dio e come Egli desidera che io mi comporti.
E’ anche un libro molto interessante! Non è affatto una favola o un racconto mitologico: con le sue proprie categorie descrive ciò che la stessa nostra scienza scopre. Ad esempio, in Genesi 1:1,2 si legge questo: “Nel principio [TEMPO] Dio creò i cieli [SPAZIO] e la terra [MATERIA] e lo Spirito di Dio [FORZA] aleggiava [MOVIMENTO]...”.
La Genesi è “il libro degli inizi”, come implica il nome stesso. L’inizio della creazione. Il racconto della creazione implica l’unità, potenza e la personalità di Dio. La Genesi, insieme al resto della Bibbia presenta una particolare concezione del mondo che si contrappone a molte oggi prevalenti.
· Esso nega l’ateismo – Nel principio c’è Dio.
· Esso nega il politeismo – Un solo Dio, non molti.
· Esso nega il panteismo – Dio viene prima della natura ed è indipendente da essa.
· Esso nega il materialismo – La materia non è Dio.
· Esso nega l’eternità della materia – Nel principio è stato Dio che l’ha creata.
· Esso nega il fatalismo – Non esiste il caso. Il Signore, sovrano sull’intero creato, lo è pure sulla storia umana. Egli realizza infallibilmente ciò che Egli ha decretato sin da prima che il mondo fosse, quando, dove e come Egli vuole. Scoprire e conformarsi alla Sua volontà rivelata rende realizzata la nostra vita.
Questo non è tutto!
"…il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria” (Efesini 1:14).
Un messaggio assurdo?
"Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; infatti sta scritto: Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l'intelligenza degli intelligenti». Dov'è il sapiente? Dov'è lo scriba? Dov'è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini" (1 Corinzi 1:18-25)
In genere oggi, quando si presenta il messaggio dell'Evangelo ai nostri contemporanei (fuori dall'ambito delle nostre chiese) la reazione più tipica che si incontra è quella dello scetticismo, quando non della derisione o, peggio, dell'opposizione. “Ancora credi a quella roba lì? Che stupido, che sorpassato, che pazzo!”. Possono essere molti i motivi di queste reazioni, motivi che non stiamo ora ad analizzare. Di fronte a queste reazioni, alcuni cristiani sono tentati a “rendere il messaggio più accettabile”, trasformandolo in un vago appello a buoni sentimenti umanistici. Una cosa, però, è certa, quando l'Evangelo, il messaggio della croce, lo si presenta coerente con quanto il Nuovo Testamento ci comunica, esso appare veramente, agli occhi dei più, una pazzia. E' esattamente ciò che ci descrive il nostro testo di riferimento. Anche se le categorie che usa non sono più quelle di oggi, vi è ancora chi l'Evangelo lo accetterebbe se fosse la proposizione e la dimostrazione di miracoli (nell'ambito, magari, dell'intrattenimento) che stupissero, oppure fosse “dimostrato” da prove inconfutabili, o proponesse ricette “miracolose” e soprattutto rapide per la soluzione dei molti problemi personali e sociali del nostro tempo. Altri lo accetterebbero se fosse accompagnato da grande sapienza, quella “scientifica” o filosofica, sostenuta da eruditi dibattiti e appoggiata dalle sentenze dei “grossi nomi che contano”.
“Pazzo”, agli occhi del mondo, però, è ancora chi propone il messaggio, la persona e l'opera del Signore Gesù Cristo, quello incentrato sulle virtù della Sua morte in croce. In realtà, questo messaggio è (comodamente) definito “pazzo”, come dice il nostro testo, da quelli che periscono, cioè per chi non vuole udire parlare delle proprie responsabilità verso Dio, del proprio peccato e ciò che esso merita, della necessità del ravvedimento e della fede in Gesù Cristo, il quale paga, sulla croce, il prezzo della nostra salvezza e riabilitazione presso Dio. L'Evangelo è scandalo e pazzia: questo effetto è intenzionalmente voluto proprio da Dio, il quale, così, vuole denunciare e colpire l'arroganza umana, la sapienza di questo mondo rilevandone tutta la futilità ed impotenza. Di fronte a questo messaggio, la predicazione della croce, però, grazie a Dio, vi è chi apre gli occhi, e la scopre come l'autentica potenza e sapienza di Dio atta a trasformarlo ed a restituirlo alla comunione con Dio, fonte di ogni bene, soluzione autentica alle migliori aspirazioni umane.