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lunedì, 23 agosto 2004

A volte sarebbe necessario un forte scossone per...

Si racconta che una famiglia che era sempre vissuta isolata in montagna, si fosse finalmente decisa a fare visita ad una grande e moderna città. Viene loro indicato un albergo in cui possono alloggiare, e mentre sua moglie si riposa seduta su un divano di fronte alla reception, l'uomo ed i figli si guardano attorno incuriositi da quell'ambiente bello ed elegante. Ad un certo punto si fermano di fronte ad un ascensore. La porta è dorata e tutta illuminata. Non ne avevano mai visto uno prima. A che servirà? Ecco così che una donna anziana e piuttosto brutta schiaccia un bottone accanto all'ascensore, si apre la porta, lei entra e la porta si richiude. Dopo pochi minuti la porta si riapre e, stupefatti, ne vedono uscire una donna bella e giovane. I loro occhi rimangono sgranati per la sorpresa. Senza staccare gli occhi da quella donna l'uomo grida così ai suoi figli: “Presto, presto, andate a chiamare vostra madre!”.

...cambiamenti, trasformazioni. Alcune trasformazioni sembrano così impossibili che sognamo che solo la magia le possano realizzare! Scuotendo sconsolatamente la testa, avete mai detto a qualcuno che “si distingue” per la sua testardaggine o per la sua persistenza in comportamenti negativi: “Tu non cambierai mai!”? Magari l’hanno detto a voi stessi e certamente l’hanno detto anche a me. Magari abbiamo risposto: “Sono troppo vecchio, sono troppo indurito, ormai, per cambiare”. La verità è che spesso non vogliamo cambiare perché siamo “troppo affezionati” a certi nostri vizi, a certi nostri “peccati preferiti”. Altre volte, benché persuasi che “certi cambiamenti” in noi sarebbero necessari, semplicemente siamo troppo pigri per “lavorarci sopra”.

“Cambiare”, infatti, è il risultato di un duro lavoro su noi stessi. Altre volte siamo portati a pensare che “solo un forte scossone” potrebbe far cambiare qualcuno, come una bastonata ad un mulo... Iddio, nei Salmi, ci dice: “Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano!” (Sl. 32:9).

In effetti è vero: un “forte scossone” è l’unica cosa che potrebbe veramente cambiare certe persone. Può succedere, così, che Dio voglia fare proprio questo per alcuni che Egli ama e vorrebbe utilizzare per l’avanzamento del Suo regno, ma che vede “troppo ostinati” nei loro peccati.

E’ quant’è avvenuto a quello che oggi conosciamo come l’apostolo Paolo, uno dei principali strumenti che Dio ha usato ed usa per diffondere il Suo Evangelo di salvezza. Dal punto di vista umano anche verso di lui, visto com'era prima, noi avremmo potuto dire: “Tu non cambierai mai!”, ma Dio lo trasforma con un forte scossone!

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/PR040829.pdf

postato da: pcastellina alle ore 23/08/2004 21:50 | link | commenti
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sabato, 21 agosto 2004

Mura necessarie

"Essi fortificarono Gerusalemme fino al Muro Largo" (Neemia 3:8 ND).

La seguente meditazione di C. H. Spurgeon parla dell’esigenza, impostaci dalla Parola di Dio, di frapporre fra noi (discepoli di Cristo) ed il mondo (con i suoi empi usi e costumi), un chiaro muro di separazione morale e spirituale. Questo non significa forzato isolamento (l’isolazionismo spesso presente nelle sétte), ma chiara distinzione morale e spirituale. Come disse Gesù ai Suoi discepoli, noi stiamo nel mondo, ma non siamo del mondo. In questo testo Spurgeon denuncia pure la mondanizzazione di alcune chiese protestanti liberali che, nell’ambizione di “aprirsi al mondo” ed “essere rilevanti”, in realtà si conformano al mondo perdendo così la propria identità. Spurgeon cita pure Genesi 6:1,2 “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte”, interpretando “figli di Dio” come i membri del popolo di Dio che “si accasano” con donne non credenti, corrompendo così la propria fede e creando famiglie spesso infedeli e disutili a Dio, tragico errore di molti anche oggi, errore che si paga perché attira la riprovazione ed il giudizio di Dio.

“Le città fortificate hanno lunghe mura, e così era Gerusalemme in tutta la sua gloria. La Nuova Gerusalemme, altresì, deve essere circondata e protetta da un lungo muro di non conformità al mondo, di separazione dai suoi costumi e spirito. La tendenza oggi è quella di abbattere questa santa barriera, e di rendere la distinzione fra chiesa e mondo di carattere semplicemente nominale. Molti professano la fede cristiana ma senza più quel sano rigore che era comune fra i riformati di un tempo. Si passano di mano in mano letteratura piuttosto discutibile, indulgono in frivoli passatempi, ed un lassismo generale minaccia di privare il popolo che a Dio appartiene di quel suo carattere unico che chiaramente lo distingue dai peccatori. Che triste giorno sarà per la chiesa e per il mondo quando l’integrazione che fra essi si vorrebbe proporre, sarà completa ed essi saranno amalgamati, quando i figli di Dio e le figlie degli uomini si uniranno: allora un altro diluvio d’ira di Dio cadrà sul mondo. Tu che ora mi leggi, proponiti risolutamente, nel cuore, nella parola, nel comportamento, di conservare larghe mura, rammentandoti che l’amicizia con il mondo è inimicizia con Dio.

Le lunghe mura della città fornivano un piacevole punto di osservazione per gli abitanti di Gerusalemme, dalle quali potevano estendere il loro sguardo sulla campagna circostante. Questo ci rammenta i comandamenti del Signore che con ampie prospettive ci permettono di camminare in libertà in comunione con Gesù, osservando le scende della terra e guardando in su verso le glorie del cielo. Separati dal mondo e negando a noi stessi ogni empietà di carnale concupiscenza, noi siamo, ciononostante, non in prigione, né ristretti da angusti limiti, anzi, camminiamo in libertà, perché osserviamo i Suoi precetti. Allora vieni, caro lettore, passeggiando la sera con Dio nei Suoi statuti. Allo stesso modo in cui l’amico incontra l’amico sui muri della città, così incontra il tuo Dio sulla via della santa preghiera e della meditazione. Tu hai diritto di attraversare i bastioni della salvezza, perché sei il libero cittadino di un borgo reale, cittadino della metropoli dell’universo” (C. H. Spurgeon, Morning and Evening, 20 agosto).

postato da: pcastellina alle ore 21/08/2004 17:33 | link | commenti
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giovedì, 12 agosto 2004

La potenza dell'amore

Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici, [benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano,] e pregate per quelli [che vi maltrattano e] che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt. 5:43-48).

Fyodor Dostoevsky racconta la storia dei fratelli Ivan e Alyosha Karamazov. Alyosha è un devoto seguace di Cristo, Ivan è uno scettico. Ad un certo punto del racconto, Ivan incontra suo fratello in un caffé. Nel tentativo di minare la fede di Alyosha, egli recita una lunga poesia che ha scritto e che ha per protagonista il Grande Inquisitore. In essa il Grande Inquisitore pronuncia un atto di accusa contro Gesù per la Sua decisione di concedere il libero arbitrio agli esseri umani, causando così tanto dolore e sofferenza al mondo. Quando il Grande Inquisitore termina il suo atto di accusa, Ivan descrive Gesù che, muto, non ha nulla da dire a sua difesa. Gesù, però, si alza, va verso l'Inquisitore e lo bacia. Ivan spera che Alyosha veda in questo un atto irrazionale. Quando, però, finisce di parlare, Alyosha, imitando Gesù, si protende in avanti e bacia Ivan. Il profondo gesto di Alyosha cambia completamente il tenore della scena, perché esso rappresenta il trionfo dell'amore sul dubbio e lo scetticismo. L'amore prevale su ogni obiezione. Nessuna argomentazione logica può scalzarlo.

Ecco perché Gesù ci chiama ad amare i nostri nemici ed a fare del bene a coloro che, con disprezzo, ci usano e ci perseguitano (Matteo 5:44). E' l'amore, non le argomentazioni razionali, che sconfiggono l'odio. La bontà di Dio rivelata nel nostro amore è in grado di produrre ravvedimento in coloro ai quali lo manifestiamo.

postato da: pcastellina alle ore 12/08/2004 09:44 | link | commenti
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