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Un tentativo di prendere sul serio la Parola di Dio oggi!

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giovedì, 30 settembre 2004

Un cane vivo vale più di un leone morto
(Ecclesiaste 9:4).

La vita è cosa preziosa, e persino nella sua forma più umile, essa è superiore alla morte. Questa verità si applica molto bene nelle cose spirituali: E' meglio essere il minimo nel regno dei cieli che i più grandi fuori da esso. Il più infimo livello di grazia è superiore al più nobile sviluppo di una natura non rigenerata. Laddove lo Spirito Santo innesta vita divina nell'anima di una persona, siamo in presenza di un prezioso deposito che nessuna delle raffinatezze della cultura può eguagliare. Il ladrone in croce era più grande di Cesare sul suo trono. Il povero Lazzaro fra i cani è meglio di Cicerone fra i senatori, ed il cristiano più illetterato, agli occhi di Dio, è superiore a Platone. Nell'ambito delle cose spirituali, la vita è il sigillo della nobiltà e gli uomini che ne sono privi sono solo campione grezzo o fine che sia dello stesso materiale senza vita che deve essere vivificato, perché è morto nel peccato (Colossesi 2:13).

Una predicazione vivente e amorevole dell'Evangelo, per quanto povera culturalmente e stilisticamente rozza, è migliore del discorso più raffinato privo di potenza e dell'unzione dello Spirito Santo. Un cane vivo fa migliore guardia che un leone morto ed è più utile al suo padrone. Allo stesso modo il più povero predicatore spirituale è da preferirsi infinitamente di più che un eccellente oratore che non ha altra sapienza che quella delle parole, nessuna energia diversa da quella del suono. La preghiera più balbettante e più umile è migliore di quella che risuona in retorica, se è suscitata dallo Spirito Santo ed accettevole a Dio in Gesù Cristo, anche se umanamente la considerassimo cosa di poco valore. Le grandi performance, prive di reale potenza spirituale, sono come leoni morti, semplici cadaveri agli occhi del Dio vivente. Meglio un lamento vivente, sospiri viventi, povertà vivente che i canti di un'artificiosa e fallace gioia. Tutto è meglio della morte. Un cane randagio che guaisce almeno ci tiene svegli, ma una fede morta ed una professione di fede formale, non è forse la peggiore maledizione che un uomo possa avere? Vivificaci, vivificaci, Signore! (C. H. Spurgeon, Morning and Evening, sera del 30 settembre).


postato da: pcastellina alle ore 30/09/2004 08:58 | link | commenti
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martedì, 14 settembre 2004

Avere "il senso delle cose di Dio"

"Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»" (Matteo 16:21-23).

Gesù qui rimprovera il discepolo Pietro perché non comprende il senso delle cose di Dio e addirittura lo chiama "Satana". E' stupefacente, anche perché noi parliamo di Pietro come del "primo degli apostoli". Già da tempo aveva accompagnato ed udito Gesù, eppure ancora gli sfuggiva il senso di molte cose che Gesù faceva, diceva e si proponeva di fare! Fra le cose che non comprendeva era il senso dell'allora prossima sofferenza e morte di Gesù. "Non sia mai che questo ti accada!", diceva. Eppure era necessario che Gesù "facesse quella fine". Molti hanno visto il film di Mel Gibson sulla "passione di Cristo", le sue tremende sofferenze che pure avrebbe potuto evitare! Che senso avevano? Eppure erano necessarie per quelli che spesso noi diciamo essere "i misteriosi piani di Dio". Quante altre cose che avvengono noi non comprendiamo! Eppure c'è sempre un motivo, una ragione, nulla avviene per caso. La creatura umana, che pure era stata fatta per essere in comunione con Dio, ora si trova così lontana da Lui, a causa del peccato, che "non ha più il senso delle cose di Dio". Anche questa è una tragedia, perché non comprendendo più il senso delle cose di Dio, spesso non comprendiamo più e travisiamo il senso stesso delle cose umane. Grazie al Signore, però, attraverso la Sua rivelazione contenuta nella Bibbia, possiamo dare un senso alla nostra vita e comprendere (finalmente) il senso di molte cose di Dio! Tante cose ci sembrano perciò "insensate" soprattutto perché noi siamo diventati "insensati".

Signore, fammi "riprendere i sensi"!

postato da: pcastellina alle ore 14/09/2004 09:16 | link | commenti (2)
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lunedì, 06 settembre 2004

Fare ogni cosa al meglio "come per il Signore"

"Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l'eredità. Servite Cristo, il Signore!" (Colossesi 3:23,24).

Il testo biblico proposto oggi alla nostra attenzione, ci presenta un importante principio che caratterizza il modo di pensare e di vivere del cristiano autentico, la concezione del mondo e della vita che lo deve caratterizzare. Qualunque cosa egli faccia, anche il servizio più umile ed "ingrato", deve considerarlo espressione di un servizio rivolto al Suo Signore, e quindi sempre di buona voglia ed impegno, mirando all'eccellenza, proponendosi di compiacere il Signore in quello che fa. Il "ministro di Dio", infatti, non è solo il predicatore o il "pastore d'anime", ma ogni cristiano che svolge i propri compiti "come per il Signore". Nella concezione biblica della vita non esistono "cose secolari" e "cose spirituali", "la religione" e "la vita". Tutta la vita è religione e non solo le cose che si fanno "in chiesa". La semplice applicazione di questo principio può rendere molto migliore la vita sociale, e promuovere lavori fatti bene e con impegno, bellezza ed ordine, non cose "fatte tanto per fare", con malavoglia e negligenza. Pensate come sarebbe più bello il posto dove siamo e lavoriamo se ciascuno svolgesse il suo compito al meglio, "come per il Signore"!

postato da: pcastellina alle ore 06/09/2004 09:11 | link | commenti
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sabato, 04 settembre 2004

Le vostre bilance sono truccate?

"Avrete bilance giuste, pesi giusti, efa giusto, hin giusto" (Levitico 19:36).

Nella Sua Parola il Signore ci chiama a "non avere bilance truccate". Questo non vale solo per il commerciante che deve vendere a giusto prezzo, ma ad agire sempre, in ogni cosa, secondo criteri di giustizia. Per un cristiano, questo dev'essere un principio scontato, indiscutibile. Se anche, infatti, la giustizia fosse bandita dal mondo intero, essa dovrebbe sempre trovare rifugio in un cuore credente. Vi sono, però, altri modi ancora in cui si deve "pesare in modo giusto", valutare correttamente, dare il giusto valore, e riguardano le cose morali e spirituali. Ad esempio, il modo in cui giudichiamo il carattere nostro ed altrui, è accurato? Talvolta soppesiamo la nostra bontà ed usiamo i chili, mentre dovremmo usare i grammi. Altre volte consideriamo l'eccellenza altrui in grammi, mentre dovremmo usarne i chili. I pesi, poi, che usiamo per misurare le prove e le afflizioni che abbiamo, sono secondo criteri di giustizia? L'apostolo Paolo, che aveva sofferto molto più di noi, considerava "leggere" le sue afflizioni, eppure spesso le nostre le consideriamo "pesanti": ci dev'essere sicuramente qualcosa di sbagliato nelle nostre bilance! Dovremmo, così, considerare seriamente il come noi misuriamo, altrimenti potremmo essere denunciati per avere bilance truccate! Ancora, il modo in cui consideriamo le nostre credenze religiose: sono esse secondo verità, cioè secondo l'autorevole criterio della Parola di Dio? CHe cos'è che consideriamo di maggior peso nella nostra vita, ciò che merita che lo sia o cose oggettivamente secondarie. Il cristiano deve porre Dio al primo posto della sua vita: lo è veramente nella tua vita? Come consideriamo, inoltre i nostri obblighi e responsabilità: gravosi oppure leggeri. Se li consideriamo "leggeri", cioè li trascuriamo come se non avessero importanza, ci rendiamo conto che dovremo, un giorno, rendere conto a Dio di noi stessi? I campi in cui questo concetto si può applicare sono numerosissimi. Com'è possibile concederci ogni lusso e dare solo pochi centesimi all'opera del Signore quando si tratta di contribuire alla vita ed all'opera della comunità cristiana? Quando si disprezzano i poveri e si ammirano i ricchi, usiamo una bilancia giusta? La lista potrebbe così allungarsi, ma lascio al lettore di rifletterci un po' sopra, considerando la sua stessa vita. Se abbiamo "bilance truccate", liberiamocene, perché prima o poi, in  un modo o in un altro, "saremo scoperti".

(Dalla meditazione del 4 settembre, sera, di Morning and Evening, di C. H. Spurgeon)

postato da: pcastellina alle ore 04/09/2004 15:15 | link | commenti (1)
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