Gianni e lo spinterogeno...
La predicazione di questa domenica è dedicata ai bambini /ragazzi e non pubblicherò il testo completo
Un sabato pomeriggio, un ragazzino di nome Gianni stava guardando suo padre nel garage che stava armeggiando con il motore della sua automobile. Suo padre, infatti, si dilettava d’automobili e spesso faceva lui stesso le riparazioni necessarie all’auto di famiglia. Gianni vedeva suo padre chinato sul vano motore dell’auto, che dava dei colpi con un martello e svitava qualcosa con una chiave inglese. Ad un certo punto il padre si alza, si volta verso il figlio e gli dice: “Gianni, senti, potresti per favore andare nell’officina meccanica in paese e chiedere loro se ti possono dare uno spinterogeno? Ne ho proprio bisogno”. Gianni era contento di aiutare suo padre, ma mentre si recava in officina si era dimenticato la parola “spinterogeno”. “Beh, pazienza,” dice a sé stesso, “mi ricordo più o meno com’è fatto. Gianni, così, arriva in officina e chiede al meccanico quel che gli serviva. Era qualcosa “grande così”, che va messo sul motore o sul lato destro o su quello sinistro. Non ricordava più esattamente dove. “Penso di sapere di che cosa ha bisogno tuo padre”, dice il meccanico, e gli dà un carburatore. “No,” gli risponde Gianni, “non è quello!”. E così Gianni riprende a spiegarglielo.
Gianni così torna a casa, si fa fare il pezzo vecchio, ritorna nell’officina e lo mostra al meccanico. L’uomo, vedendolo, esclama: “Ma è uno spinterogeno, quello che permette di inviare corrente alle candele e che fa scoccare la scintilla che provoca l’esplosione della miscela nei cilindri! Eccoti uno spinterogeno, portalo a tuo padre!”.
Sapete? Dio ha mandato Gesù sulla terra affinché tutti potessero sapere com’è Dio. Per centinaia d’anni Iddio aveva cercato di dire alla gente com’era. Attraverso Mosè Egli aveva dato i Dieci Comandamenti, ed attraverso di essi aveva cercato di spiegare che tipo di Dio fosse. Poi, attraverso i profeti, ad esempio Geremia, aveva detto al Suo popolo che Egli era un Dio di giustizia che odia il male ed il peccato. Poi, attraverso Osea, aveva detto al mondo d’essere un Dio d’amore. La gente, però, sembrava non capire. Non erano sicuri di come fosse Dio. Alla fine, così, Dio dice: “Adesso basta cercare di spiegare me stesso agli uomini. Glielo mostrerò direttamente. Così Iddio manda Gesù sulla terra. Gesù era il Figlio stesso di Dio. Incontrando Gesù la gente avrebbe visto finalmente com’è Dio. Gesù, infatti, disse: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Con questo voleva dire che Dio e Gesù sono proprio simili.
Noi sappiamo che Dio è amorevole perché Gesù era amorevole. Sappiamo che Dio è buono, perché Gesù era buono. Sappiamo che Dio può sconfiggere il male che c’è nel mondo perché, anche quando uomini malvagi Lo avevano ucciso, essi non avevano potuto eliminarlo. Da quando Gesù è venuto sulla terra, noi sappiamo com’è Dio, perché Gesù ce lo ha mostrato!
Se andate in un’agenzia turistica trovate attraenti opuscoli che vi descrivono posti magnifici ed incontaminati, magari in qualche lontana isola tropicale, che vi attendono per farvi passare “una vacanza da sogno”. Una bella casetta isolata fra le palme, una spiaggia privata pulita, un mare incantevole… Non dovrete preoccuparvi di nulla, perché sarà provveduta ad ogni vostra necessità... C’è tutto il tempo che si vuole per riposarsi, per divertirsi, per godersi la vita. Lasciate alle spalle tutte le vostre preoccupazioni e responsabilità (lavoro, casa, conflitti, il freddo, la pioggia, traffico, inquinamento, orari da rispettare, mal di testa…). Se avete malattie ed acciacchi, pure ve le cureranno. Portate pure con voi le persone che volete, e se non sapete chi portare o non volete portare nessuno, laggiù, in quel paradiso, se volete, troverete anche la compagnia appropriata. Troverete belle donne o begli uomini, secondo i gusti, che si prenderanno cura di voi senza nulla chiedere in cambio. Tutto questo, naturalmente, in funzione di quanto voi potete pagare. Più pagate e più avrete…
Questi sono i moderni paradisi a pagamento, paradisi artificiali, a tempo, che vi possono offrire per realizzare i vostri sogni e le vostre aspirazioni. Se non potete pagarveli sognateli, immaginateveli o trovate qualche modo per assaporarli almeno in parte. Non siamo nati per soffrire e il nostro cuore e desideri testimoniano che abbiamo diritto alla felicità.
E’ questo che sta sotto all’idea di “paradiso” che molte religioni propongono come premio finale dei fedeli? Alcune fra queste, come l’Islam, sembra presentare ai suoi fedeli un paradiso che assomiglia molto ad un “Club Mediterranée” di gran godimento materiale e che li spinge a fare qualsiasi cosa pur di vederselo assicurato. E’ forse solo la proiezione dei nostri desideri? Oppure è solo un abile sfruttamento della credulità, aspirazioni o illusioni umane per loschi fini?
Certamente. Il fatto che l’idea di “paradiso” sia nel cuore d’ogni essere umano non è casuale né è solo “un brutto scherzo” della natura, o di Dio, per illuderci. Quel paradiso che sta nel cuore d’ogni essere umano, testimonia di qualcosa che esisteva un tempo (che in noi è come un “ricordo genetico”) e che sarà ristabilito un giorno. Che cos’è il Paradiso? Se vogliamo averne l’immagine autentica, incontaminata dalle immagini ingannevoli (nostre od altrui), dobbiamo rivolgerci alla rivelazione biblica. Essa è assolutamente equilibrata, realistica, aliena da inganni. Non solo lo descrive a grandi linee, ma c’indica la via giusta per poterlo raggiungere.
Fra i testi biblici che parlano della promessa del Paradiso, quello autentico, o, in termini biblici del “Cielo”, è una visione dell’evangelista Giovanni contenuta nel libro dell’Apocalisse, al capitolo 21, dal versetto 1 al versetto 8. Essa lo descrive come “I nuovi cieli e la nuova terra”. Leggiamolo e poi n’esamineremo i termini.
Continua su: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr041121.pdf
Nonostante le sofferenze del tempo presente...
(dalla mia predicazione del 14.11.04)
Le sofferenze del tempo presente: ecco l’espressione che risuona nella prima frase del testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. La sofferenza, il dolore: ecco qualcosa che, chi più chi meno, conosciamo tutti molto bene perché fa parte della comune esperienza del vivere.
Uno dei campi più attivi della ricerca scientifica è oggi quel settore dell’industria farmaceutica che si occupa di combattere e far tacere il dolore sia a livello del corpo che a quello della psiche. Certo non si è rinunciato a combattere le cause del dolore, ma il problema è così forte ed urgente che recentemente in Italia si è giunti a considerare i farmaci antidolorifici come un diritto a cui tutti devono poter accedere ricevendoli nelle farmacie gratuitamente, o meglio, a carico dello Stato.
L’umanità da sempre ha lottato non solo con la sofferenza per tentare di vincerla in vario modo, ma da sempre ha cercato di trovarne il senso, il significato. Spesso non c’è riuscita e il risultato è stato quello di far piombare molti nella disperazione e nel pessimismo, portandoli non solo a negare l’esistenza di Dio, ma a ritenere del tutto futile e vana la vita stessa. Shakespeare, nel dramma Re Lear, re che alla fine muore di dolore, scrive: “Gemendo siamo venuti al mondo. Quando si nasce si piange perchè ci si ritrova in questo palcoscenico di matti”. E’ così?
La fede cristiana non solo fa luce sulle cause della sofferenza e del dolore, ma coinvolge il credente, ad ogni livello, a lottare contro di esse con forza e certa speranza di successo. Questo lo porta non tanto a cercare di “calmare il dolore”, ma a trasformare la sofferenza in forza positiva, in vista della realizzazione dei progetti di Dio, il superamento di questa realtà caratterizzata dal peccato e dalle sue conseguenze.
In vista del “nuovo cielo e della nuova terra” egli è pronto persino a farsi carico d’altre sofferenze (e non ad evitarle) sospinto dalla ferma fiducia nella certa realizzazione dei progetti di Dio. Il libro dell’Apocalisse, in uno degli ultimi capitoli, dice, infatti: “Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate»” (Ap. 21:3,4).
E’ questa la prospettiva fondamentale del testo biblico d’oggi, tratto dalla lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Roma, al capitolo 8 dal versetto 18. I cristiani a cui scrive non sono solo aggravati dalla comune sorte umana ma, avendo abbracciato il Cristo soffrono perché duramente perseguitati.
“Chi glielo fa fare?” direbbe qualcuno, eppure essi sanno che la loro sofferenza come cristiani non è vana. E questo che l’Apostolo mette fortemente in evidenza nel testo.
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr041114.pdf
Qual è la vostra posizione difronte alla giustizia di Dio
(predicazione del 7.11.04)
E' notte. Sulla strada cantonale in Bregaglia una pattuglia delle guardie di confine ferma un'auto di passaggio. L'auto si arresta e una guardia fa al conducente la richiesta classica: "Patente e libretto, per favore!". L'uomo al volante, però, risponde: "...gliela mostrerei pure, la patente, ma non ho mai superato l'esame di guida e non me l'hanno mai data!". Al che la donna seduta al fianco commenta: "Ah, non ci faccia caso: il mio compagno parla sempre così quand'è ubriaco!". Ed ecco che il passeggero seduto sul sedile posteriore si sveglia, vede il poliziotto, e dice: "Oh no, lo sapevo che non avremmo dovuto rubare questa macchina!". Infine, si sente bussare da dentro il cofano dell'auto ed una voce grida: "Ehi, abbiamo già attraversato la frontiera?".
Quali altre trasgressioni alla legge avrebbero potuto aggiungere? Eccessiva velocità, gomme lisce, rapimento? Trasgressioni, dunque, peccati… Oggi non è più di moda parlare di peccato e di trasgressioni, in particolare, della legge di Dio: tutto sembra essere ammissibile, tutto scusabile, tutto giustificabile!
Per quanto, però, possiamo vantare di essere “liberali”, alla fine ci sarà una resa dei conti, che ci piaccia oppure meno. La Scrittura dice: “Sappiate che il vostro peccato vi ritroverà” (Numeri 32:23). E ancora: "Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio" (Romani 2:5). "Perciò, così parla DIO, il Signore: "Poiché avete fatto ricordare la vostra iniquità mediante le vostre manifeste trasgressioni, al punto che i vostri peccati si manifestano in tutte le vostre azioni, poiché ne rievocate il ricordo, sarete presi dalla sua mano" (Ezechiele 21:29).
Oggi noi celebriamo la Riforma protestante e rammentiamo il giorno in cui Martin Lutero affisse a Wittemberg le sue tesi di denuncia contro la pratica delle indulgenze e sulla vera conversione. Dopo quasi cinque secoli, alcuni potrebbero chiedersi: “Ma per quale ragione Lutero volle far sentire la sua voce e non tenne per sé le sue convinzioni?”. Lutero aveva però affrontato un problema della massima urgenza. La sua convinzione era che il peccato è una realtà da considerare molto seriamente e che la questione della personale salvezza davanti a Dio è di primaria ed eterna rilevanza. Il modo in cui Lutero avvertiva il peso di queste cose era stato conosciuto da pochi, o forse nessuno, nella storia dell’umanità. Queste cose, per lui, però, erano talmente importanti che lo avevano indotto ad assumere delle posizioni che lo contrapponevano all’autorità della Chiesa e dello stato, fino a farlo rimanere solo e, spesso, a conoscere l’amarezza di sentirsi: “Lutero contro il mondo intero”.
Anche oggi, parlare chiaramente del peccato e delle sue eterne conseguenze è impopolare e considerato “fuori posto”, indelicato, di cattivo gusto, antiquato, o peggio. Non possiamo, però chiudere gli occhi sulla realtà che la Parola di Dio ci rivela e, soprattutto, è folle ed autolesionista ignorare la salvezza che Iddio, nella Sua misericordia, ci offre nella Persona e nell’opera di Gesù Cristo.
Il messaggio che il testo biblico sottoposto alla nostra attenzione quest’oggi ci rivolge, rimane, perciò, rilevante anche per noi.
Leggiamo, così, quanto troviamo nella lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Roma, capitolo 3, dal versetto 21 al 31.
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr041107.pdf