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mercoledì, 29 dicembre 2004

La fiducia che voi riponete in *** è fondata?

Anche oggi, come si chiedeva in forma poetica l’autore del Salmo 121, la vita ci porta a cercare aiuto, per un motivo o un altro. Egli, infatti, si chiedeva: “Alzo gli occhi verso i monti... Da dove mi verrà l'aiuto?” (Sl. 121:1). Possono essere situazioni difficili che dobbiamo affrontare, ma può anche essere la perplessità che abbiamo nel trovare risposte sul senso della nostra vita. Abbiamo bisogno di forza, sapienza, direzione: a chi rivolgerci?

Spesso ci rivolgiamo alle persone od alle cose sbagliate! Promettono grandi cose, ma alla fine ne rimaniamo delusi. E’ vero allora quello che, al riguardo, dice la Bibbia, quando afferma: “C'è una via che all'uomo sembra diritta, ma essa conduce alla morte” (Pr. 14:12).

Un esempio classico ed oggi diffuso di speranze deluse, per risolvere i problemi della vita, è il rivolgersi a pratiche superstiziose e magiche. Può sembrare assurdo, ma i tempi in cui noi stiamo vivendo manifestano una grande contraddizione: gli uomini e le donne d’oggi, fieri di far parte dell’era della tecnologia, cresciuti e nutriti con i principi del materialismo, sono sempre più attratti da ogni forma di pratica, rimedio, pensiero o rituale che contenga ingredienti mistici, esoterici, magici ed occulti. Per citare delle cifre, una recente statistica ha determinato che circa 15 milioni d’italiani consultano oroscopi, chiromanti, ecc., mentre negli Stati Uniti circa 10 milioni di persone hanno dichiarato di praticare le forme più svariate di stregoneria a livello di vero e proprio culto. Amplificate dai mass-media, sempre più a portata di mano e sempre più diffuse sono l’astrologia, la cartomanzia, l’occultismo, lo spiritismo, la parapsicologia e le pratiche di medicina cosiddetta alternativa che suscitano speranze del tutto infondate. Queste pratiche, oltre ad essere detestate da Dio, spingono l’uomo nel vortice dell’immoralità, provocando in chi le pratica profondi stati di angoscia, paura, oppressione, incubi, allucinazioni, disperazione, fino a giungere a malattie mentali che talvolta portano al suicidio. Affidarsi a qualsiasi di queste pratiche, dal comunissimo oroscopo in poi, significa aprire la porta della propria vita all’influenza distruttiva di forze negative che poi ci condizioneranno e ci distruggeranno.

Altri ancora ripongono le loro speranze nella scienza o nei consigli degli “esperti”. E’ una fiducia ben fondata? Ahimè, il più delle volte No.

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, tratto dall’Antico Testamento, ci presenta il popolo di Dio ed il suo stesso re che, per risolvere un grave problema nazionale si rivolgono a “aiuti” che essi ritengono molto appropriati. Ahimè, non gioveranno, però, loro nulla! Avrebbero dovuto sapere di meglio!

Leggiamo, dunque dal libro del profeta Isaia, capitolo 30, dal versetto 15.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr041231.pdf

postato da: pcastellina alle ore 29/12/2004 11:20 | link | commenti
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martedì, 28 dicembre 2004

Un conflitto inevitabile

Conciliazione, compromesso, e pace, sono valori molto importanti per l’ideologia oggi dominante. Nonostante le contraddizioni e le ipocrisie che la caratterizzano, guai a non apparire in favore della pace! Non è “politicamente corretto” evidenziare differenze e possibili “motivi di tensione”. Gesù, però, sebbene fosse chiaramente contro ogni tipo di violenza, non si sottraeva alla polemica ed al confronto conflittuale, anzi, lo riteneva necessario! Egli giunge a dire: Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada” (Matteo 10:34).

C. H. Spurgeon, al riguardo, fa la seguente riflessione:

E’ inevitabile che un cristiano si faccia dei nemici. Certo, non se li andrà a cercare. Se, però, fa ciò che è giusto davanti a Dio e se crede ciò che è vero, se questo gli facesse perdere anche tutti gli amici che ha al mondo, la cosa non gli importerà più di quel tanto. Egli sa, infatti, d’avere in cielo Chi vale più di tutte le amicizie di questo mondo e la Sua grazia gli sarà importante persino più della sua stessa vita.

O voi che vi siete fatti carico della Sua croce, non sapete ciò che ha detto il vostro Maestro? “Sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua” (Matteo 10:35,36). Cristo è il grande Pacificatore; prima, però, di portare la pace, egli porta la guerra. Là, infatti, dove giunge la luce, le tenebre devono ritirarsi. Dove c’è la verità, le menzogne devono fuggire. Se non se ne vogliono andare, è inevitabile che sorga un duro conflitto, perché la verità non può e non vuole abbassare la guardia: la menzogna deve essere posta sotto i piedi.

Se segui Cristo, avrai tutti i cani del mondo che ti abbaiano contro. Se vivrai abbastanza a lungo per comparire di fronte all’ultimo tribunale, puoi stare sicuro che il mondo non parlerà bene di te. “L'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio“ (Giacomo 4:4), ma se rimani fedele e verace all’Altissimo, vi saranno molti che se ne risentiranno, dato che questo stesso fatto sarà una testimonianza silenziosa contro la loro iniquità. Quali che siano le conseguenze di questo, dovrai continuare a fare ciò che è giusto. Dovrai avere il coraggio di un leone per seguire senza esitazione il corso che trasformerà il tuo migliore amico in un acerrimo nemico, ma per l’amore di Gesù, è così che devi essere coraggioso.

In nome della verità, mettere a repentaglio reputazione ed affetti è opera tanto grande che, se vorrai perseverarvi avrai bisogno di una forza morale tale che solo lo Spirito Santo potrà operarla in te. Non tornare indietro come un codardo, però, sii uomo. Segui con incrollabile determinazione le orme del Maestro, perché Lui ha percorso questa via prima di te. Meglio una breve guerra ed un riposo eterno, che una falsa pace ed un tormento eterno.

[C. H. Spurgeon, Morning and Evening, sera del 28 dicembre].

postato da: pcastellina alle ore 28/12/2004 09:32 | link | commenti
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giovedì, 16 dicembre 2004

Dono o fastidiosa incombenza?
mia predicazione del 19.12.2004

Una delle tante contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca, riguarda la maternità, l’avere figli. Da una parte esistono e sono ampiamente utilizzati metodi contraccettivi per impedire la gravidanza. D’altra parte, l’ingegneria genetica studia nuovi modi per permettere d’avere figli a chi non è in grado di concepirli e di portare a termine la gravidanza. E’ un fatto, ora, che, nei nostri paesi, noi abbiamo una bassissima natalità che comincia a creare problemi a livello previdenziale.

La maternità responsabile è senz’altro un valore importante ed una conquista della nostra civiltà: si hanno figli solo quando si possa garantire loro condizioni di vita e di sviluppo accettabili. Dal punto di vista cristiano è sbagliata e colpevole solo la soppressione intenzionale della vita già in fase di sviluppo, quando già siamo di fronte ad un individuo in formazione il cui diritto alla vita va garantito.

È forse, però, solo per il senso di responsabilità delle coppie, che vi sono oggi fra noi così poche nascite, oppure s’impedisce una nascita spesso per l’irresponsabile egoismo di chi vede, nell’avere figli, solo “una scocciatura”? Questa colorita espressione popolare indica una realtà che si tende a giustificare in vario modo. Per molti, i figli sono un fastidio, un peso, una limitazione della propria libertà, una responsabilità che sempre meno si è pronti ad accettare. È peggio, quando, in certi casi, una gravidanza è solo “un incidente” sgradito che interrompe una vita che si voleva “tranquilla”, o quando si avevano progetti diversi. Avere dei figli, infatti, sicuramente “cambia la vita” ed essa non potrà più essere la stessa di prima. Questo atteggiamento rivela l’egoismo di chi, dalla vita, vorrebbe avere tutti i vantaggi e nessuna responsabilità, il piacere, ma non il dovere. Dire così non è facile moralismo ma oggettiva evidenza di un concetto della vita distorto che sempre comporta conseguenze negative.

Può essere una gravidanza non programmata, ma spesso è Dio che interviene nella vita di una persona interrompendone inaspettatamente il corso e facendole cambiare direzione, imprimendole una rotta diversa da quella che si sarebbe voluta. Quando questo accade, ci si ritrova impreparati. Il nuovo fatto ci scombussola, sconvolge i nostri piani.

E’ il caso di Maria di Nazareth e del suo fidanzato Giuseppe. Essi si trovano improvvisamente di fronte ad una misteriosa e inattesa gravidanza e la loro vita non sarà più la stessa, non più, almeno, quella che avevano pensato. Certo, nel loro caso, quella gravidanza non era il frutto di una colpa, ma quell’inattesa gravidanza cambia tutta la loro vita e progetti. Essi improvvisamente si rendono conto che Dio, per loro, aveva obiettivi diversi. Come reagiscono a tutto questo? Con un aborto?

Come vi sentireste voi se Dio interrompesse improvvisamente i vostri progetti e vi dicesse di avere per voi qualcosa di diverso da quello che avevate immaginato o persino già preparato? Il farlo è Sua sovrana prerogativa: non siamo noi i padroni della nostra vita. Sareste offesi ed arrabbiati contro Dio, vi ribellereste, oppure, accettereste di buon grado accettandone pure gli svantaggi, sicuri che, in ogni caso, quelli di Dio sono sempre i progetti migliori, anche se sulle prime non ci piacciono?

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr041219.pdf


postato da: pcastellina alle ore 16/12/2004 16:20 | link | commenti (1)
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sabato, 11 dicembre 2004

La crisi della “predica”

Oggi il termine “predica” è molto discreditato. C’è, infatti, l’espressione negativa: “Non farmi la predica”: è qualcosa che non si vuole più ascoltare perché fondamentalmente fastidiosa… Molti la tollerano come “un male necessario”: troppe volte, infatti, hanno udito monologhi noiosi, banali, irrilevanti, complicati, senza capo né coda! Anche per chi partecipa regolarmente al culto, essa deve essere breve, incisiva, interessante, e deve pure “intrattenere”. Sembrano così propendere, nel culto, a dare molto più importanza alla preghiera, al canto, alla testimonianza, e, magari, nelle chiese più “liberali” anche alla danza! Molti, oggi, desiderano un culto che assomigli sempre di più ad uno spettacolo d’intrattenimento. E la predica? E’ diventata un po’ come “la Cenerentola” dei nostri culti. Non deve “apparire” troppo. Le sue “sorelle” vogliono avere la preminenza.

Gli abusi nel campo delle predicazioni, però, non devono portarci a rigettarle come se fossero inutili o sostituibili da altro. La predicazione rimane centrale nel culto cristiano, perché Dio stesso ha stabilito che sia così. Ascoltate: “Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione” (1 Co. 1:21). Il problema, dunque, non sta tanto nella predica stessa, ma nella necessaria qualità che essa deve avere, nella sua fedeltà agli scopi per la quale è stata istituita.

Uno fra gli esempi biblici luminosi di una predicazione efficace e rispondente ai propositi di Dio, si trova nel testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, il quale ci parla della predicazione di Giovanni Battista, l’immediato precursore del Cristo, colui che, in quel tempo, ne aveva preparato l’avvento.

Leggiamo dal vangelo secondo Luca, al capitolo 3, dal versetto 1 al versetto 17

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2004/pr041212.pdf

postato da: pcastellina alle ore 11/12/2004 09:26 | link | commenti
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