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sabato, 29 gennaio 2005

Lezioni che ci impartisce il contadino

La mia famiglia ha antiche tradizioni contadine. Mio nonno, che abitava nella pianura piemontese, e suo padre prima di lui, e indietro nel tempo ancora, sapeva che cosa volesse dire seminare e coltivare grano, granoturco, verdure, allevare bestiame… Era la terra che dava loro direttamente nutrimento ed ogni cosa. Era una vita dura, senza la protezione delle assicurazioni sociali, tanto che dopo un periodo di forte crisi economica, molti della famiglia avevano dovuto vendere tutto ed emigrare in America, mentre altri, come mio bisnonno, erano diventati mezzadri, braccianti. Erano poi le guerre che portavano via dalla campagna le forze migliori. Mio padre, che mi raccontava tutto questo, aveva anche lui abbandonato, giovanissimo, il mondo dell’agricoltura per arruolarsi carabiniere. La sua competenza nel coltivare l’avrebbe poi limitata solo più all’orto di casa: niente più che un hobby, qualcosa di non indispensabile.

Io, così, sono cresciuto senza avere né conoscenze pratiche e neppure interesse nell’arte del seminare, del coltivare e del raccogliere. E’ stato un errore, perché conoscere ed avere esperienza di come Iddio, attraverso le dinamiche della natura e della coltivazione della terra, ci provveda nutrimento, è molto importante. Perché? Perché si tratta di principi utili applicabili anche ad altri settori della vita.

Guardate che cosa è successo nel mio caso: benché io fossi lontano dal mondo dell’agricoltura, Iddio mi ha chiamato a far parte e ha voluto che mi impegnassi in qualcosa in cui i principi della coltivazione rimangono essenziali. Iddio mi ha chiamato a far parte del Suo popolo, mi ha coinvolto nel Suo regno affinché io ne fossi consapevolmente impegnato. Il regno di Dio, infatti, è qualcosa che si semina, si coltiva ed i cui buoni frutti si raccolgono per goderne e per allargarne ulteriormente la semina. Di fatto, Iddio mi ha affidato dei particolari semi da seminare, delle piante da coltivare e dei frutti da raccogliere. Sì, Iddio mi ha affidato la Sua Parola, il messaggio del Suo Evangelo, il Suo messaggio di salvezza che s’incentra nel Suo Figlio Gesù Cristo. Egli mi ha detto: “Ecco, come questo messaggio è stato seminato, cresce e porta frutto nella tua vita, ora devi seminarlo intorno a te e coltivarlo, affinché coloro ai quali io ti manderò, nascano, crescano e portino frutto nella vita spirituale”.

Si tratta, indubbiamente, di una grande responsabilità della quale non sono mai sicuro di esserne veramente all’altezza... La scarsa competenza, però, non deve essere una scusa: la competenza la si può e la si deve acquisire. I primi discepoli di Gesù, in fondo, erano pescatori: che ne sapevano di piante e di coltivazione? Avrebbero però imparato da Gesù la dinamica del seminare e del raccogliere, allo stesso modo in cui Gesù la continua a insegnare anche oggi, a me e a voi, chiamati a partecipare alla diffusione del Suo Regno.

Il testo biblico di oggi: vangelo secondo Marco 4, dal versetto 26 al 29, è un tipico esempio di come i principi dell’agricoltura valgano pure per il Regno di Dio. Ascoltiamo, ed impariamo.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050130.pdf 

postato da: pcastellina alle ore 29/01/2005 17:37 | link | commenti
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giovedì, 20 gennaio 2005

La lotta per il rispetto dei diritti ...di Dio!
[mia predicazione per il 23.1.05]

Una delle caratteristiche del nostro tempo è l’accento molto forte che si pone sulla dignità e sui diritti della persona umana. Dal tempo in cui è stata stilata la Carta dei Diritti Umani, si sono moltiplicate le dichiarazioni per l’affermazione e la difesa dei diritti delle categorie umane più diverse, ad esempio: i diritti dei lavoratori, i diritti della donna, i diritti del bambino, i diritti dei malati e degli invalidi, i diritti delle minoranze culturali, linguistiche, religiose, nazionali, razziali, sessuali e così via.

Tutto questo è senza dubbio importante, perché la storia umana è costellata di ingiustizie, soprusi, oppressione, prevaricazioni e sopraffazioni che hanno causato e causano un mare di sofferenze.

Bisogna anche dire, però, che il gran parlare che si fa sui diritti, convive oggi pure con molta ipocrisia, perché queste dichiarazioni spesso rimangono solo sulla carta. Inoltre c’è pure la tendenza, in questo campo, ad esagerare… Siamo, infatti, molto forti a parlare di diritti, ma indubbiamente molto più “deboli” per quanto riguarda l’affermazione e la pratica dei nostri doveri. Molto sensibili a difendere “i nostri diritti”, siamo meno pronti a riconoscere i nostri doveri.

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, parla di diritti e di doveri, di privilegi e di obblighi, …ma non esattamente nel modo in cui ci piacerebbe sentirne parlare! E’ una parabola di Gesù che, per la mentalità moderna, risulta, in effetti, parecchio “indigesta”, se non addirittura scandalosa: decisamente in “contro tendenza”!

Nelle nostre bibbie essa compare sotto il titolo: “Doveri del servo”, e già questo ci dà in qualche modo fastidio… Questa parabola, però, non solo è perfettamente in linea con il messaggio dell’Evangelo, ma è provocante e liberatoria, un’autentica sfida al nostro modo di pensare, se l’ascoltiamo senza pregiudizi.

Si trova nel vangelo secondo Luca, al capitolo 17 dal versetto 7. 
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050123.pdf

postato da: pcastellina alle ore 20/01/2005 21:56 | link | commenti (1)
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venerdì, 14 gennaio 2005

 Un fuoco inestinguibile

Il fuoco ci può fare più o meno paura, ma una cosa la si deve dire: il fuoco esercita un grande potere di attrazione. Oggi, con i moderni sistemi di riscaldamento e nelle cucine, si accendono sempre meno fuochi vivi. Siamo grati di poter avere l’energia elettrica, ma il poter avere in casa un caminetto in cui accendere legna e così riscaldarsi, rimane qualcosa di affascinante. Si accende il fuoco e ci si siede insieme lì davanti al caminetto, si guardano quelle fiamme ed esse esercitano su di noi uno strano potere ipnotico. Si potrebbe stare ore a guardarle e …non sentiamo neanche più il bisogno della televisione! Che dire, poi, quando, in certe ricorrenze si accendono grandi falò? E’ qualcosa che ci piace fare perché di grande suggestione.

In occasione del 450mo anniversario della Riforma in Bregaglia, era stato preparato da un grafico un simbolo che la rappresentasse. Era la variante di un simbolo comune fra le chiese riformate: il roveto ardente, un arbusto spinoso che brucia e non si consuma! Da dove viene questo simbolo? Si riferisce ad un episodio dell’Antico Testamento in cui si vede Mosè, condottiero del popolo di Israele che, un giorno, fa una curiosa scoperta nel deserto: un arbusto che bruciava e che pur non si consumava. Mosè è attratto ed incuriosito da quel fuoco. Va a vedere più da vicino. E’ da quel fuoco che Dio gli parla e che gli dà l’incarico di guidare il suo popolo dalla schiavitù in Egitto verso la libertà di una terra che davvero potessero considerare la loro.

Perché Iddio gli si manifesta attraverso quell’insolita visione di un fuoco che brucia? Ha un valore simbolico. Il fuoco verso il quale Mosè si sente attratto rappresenta Dio e la Sua opera. E’ una lezione che Iddio voleva impartire a Mosè, allora, e che vuole impartire anche a noi oggi perché ha numerose implicazioni pratiche.

Leggiamo così il testo biblico che ci parla di questa esperienza di Mosè. Si trova nel libro dell’Esodo al capitolo 3 dal versetto 1.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050116.pdf

postato da: pcastellina alle ore 14/01/2005 17:40 | link | commenti (1)
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mercoledì, 12 gennaio 2005

Evangelici & Tsunami

Evangelici e Tsunami

Noi partecipanti alla "Settimana Mondiale di preghiera 2005",
promossa dall'Alleanza Evangelica Mondiale, dinanzi agli eventi
catastrofici che hanno colpito i Paesi del Sud Est Asiatico ed hanno
reso evidenti la precarietà e la fragilità del nostro ecosistema e,
di conseguenza, della stessa vita umana,

• RIFIUTIAMO ogni tentativo fatalista di voler ricondurre quanto
accaduto allo scatenarsi di forze naturali, imprevedibili,
irrazionali ed impersonali. Pensare ciò significa privare di ogni
senso l'esistenza umana, nel male così come nel bene;

• RIBADIAMO la nostra fede nel Signore della Bibbia il quale esercita
la sua autorità, mantiene il pieno controllo e manifesta la sua
presenza nel creato: "Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono
tutte le cose" (Paolo ai Romani 11,36). Credere ciò è il solo modo
per dare significanza e finalità all'esistenza umana;

• RICONOSCIAMO la presenza di cause seconde, quali il maremoto, lo
tsunami, la deforestazione massiccia ed altre ancora, che hanno
ingenerato e ingigantito gli effetti catastrofici verificatisi. Ciò
comporta riconoscere una precisa responsabilità umana nel non aver
saputo amministrare in modo saggio e responsabile quanto da Dio
affidatoci;

• CI IMPEGNIAMO ad essere cittadini della terra responsabili e buoni
amministratori della grazia comune di Dio, mentre confessiamo che non
sempre lo siamo stati e di questo chiediamo perdono a Dio e agli
uomini;

• CI PRODIGHIAMO per fare giungere alle popolazioni colpite segni
tangibili, fattivi della nostra ed altrui solidarietà cristiana,
unitamente alla nostra preghiera a Dio per loro ed alla vigilanza
affinché le risorse non vengano distratte né depauperate.

" Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di
Dio! Quanto in scrutabili sono i suoi giudizi e in investigabili le
sue vie!"
(Romani 11,33)

(seguono le firme)

http://www.alleanzaevangelica.org

postato da: pcastellina alle ore 12/01/2005 17:37 | link | commenti
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