Le prove ci sono, ma talvolta ...è più comodo ignorarle!
Predicazione del 20.2.05
E’ molto comune oggi per un cristiano, e soprattutto per quello che predica, insegna o evangelizza, che la gente in genere manifesti molto scetticismo nei confronti delle sue argomentazioni e che gli dica: “Puoi provare quello che mi dici? Me lo puoi dimostrare?”. Molti vogliono “un segno” che dimostri che Dio esiste veramente, oppure che Gesù sia veramente quello che diceva di essere, oppure che il cosiddetto “aldilà” ci sia veramente, oppure ancora che i miracoli riportati nella Bibbia siano veramente avvenuti.
Un bambino era andato per la prima volta alla Scuola Domenicale. Torna a casa e la mamma gli chiede che cosa abbia imparato quel giorno. Così il bambino comincia a riferire alla mamma la storia degli Israeliti che attraversano il Mar Rosso dopo essere sfuggiti alla schiavitù in Egitto. Le dice: “…è andata più o meno così. Gli Egiziani inseguivano quei poveri israeliti, e così Mosè chiama in aiuto una squadriglia di aerei militari che passa sull’esercito egiziano e con bombe e sventagliate di mitragliatrice ne fa strage. Nel frattempo squadre di costruttori iniziano a fare un ponte per poter attraversare il Mar Rosso. Lavorano molto in fretta e…”. La madre, a questo punto lo ferma: “Figliolo, ma che cosa dici? Le cose non possono essere andate così”. Il bambino, però, le risponde: “Se ti dicessi veramente quel che mi hanno raccontato, neanche tu ci crederesti!”.
Un’altra volta un cristiano non molto istruito va ad ascoltare una conferenza di un ateo ben conosciuto. L’ateo parla di come gli Israeliti avessero attraversato il Mar Rosso. Il cristiano dice: “Sia lode a Dio per i miracoli che Egli compie!”. L’ateo gli risponde: “Mi scusi, ma lei non mi ha ascoltato. Guardi che quel giorno le acque del Mar Rosso non erano più alte di trenta centimetri!”. Il cristiano replica: “Sia lode a Dio per i miracoli che Egli compie! E’ stupefacente, allora, come Iddio abbia potuto far annegare tutto l’esercito egiziano in soli trenta centimetri d’acqua!”.
Lo scetticismo non è solo un fenomeno moderno. “Facci stupire con qualche bel miracolo, e ti crederemo!” dicevano a Gesù i Suoi avversari che gli contestavano le sue affermazioni. Egli, però, risponde loro: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona”. Gesù dice così perché sapeva che se anche quel “segno” glielo avesse dato, essi avrebbero trovato modo di “spiegarlo” in qualche modo e non Gli avrebbero creduto comunque! Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire!
Potete stare sicuri che se anche noi cristiani potessimo fornire qualche “prova” che stiamo dicendo la verità, non ci crederebbero comunque! Ad uno che riteneva che se i suoi fratelli increduli avessero visto uno che risuscita dai morti, avrebbero creduto, risponde: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita” (Lu. 16:30).
Che cosa dice Gesù a chi andava allora, e va oggi, alla ricerca di “prove” e di “segni” per poter credere? Leggiamo quanto Egli dice in un caso come quello riportato nel vangelo secondo Matteo al capitolo 12 dal versetto 38.
38 “Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: «Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno». 39 Ma egli rispose loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. 40 Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell'uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti. 41 I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c'è più che Giona! 42 La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c'è più che Salomone!” (Matteo 12:38-42).
Esaminiamo questo testo con attenzione.
COntinua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050220.pdf
Un mondo “finalmente” senza Dio?
La mia predicazione del 13 febbraio 2005
Oggi noi ci riteniamo molto intelligenti ed evoluti. Pensiamo di poter fare benissimo a meno di Dio perché, ormai, “ce la sappiamo cavare” da soli. Non abbiamo bisogno delle Sue regole e dei Suoi comandamenti. Decidiamo noi quale sia “la cosa migliore” per la nostra vita, che cosa sia il bene e che cosa il male, a seconda delle circostanze, dei nostri bisogni e dei nostri interessi. Se il nostro potere e capacità oggi ancora sono limitati, è solo questione di tempo. Possiamo fare già molto di più di quanto ci era possibile in passato. Con l’evoluzione della scienza, le nostre possibilità un giorno saranno illimitate. Tutto ci sarà possibile, e di questo testimonia la nostra migliore fantascienza che profetizza un essere umano che, liberato dalle catene della religione, sospinto solo dalla ragione, sarà dio a sé stesso e legge a sé stesso. “Immagina come sarà bello un mondo senza religione”, cantava qualche anno fa John Lennon, nella sua famosa “Imagine”, prima che un fanatico l’ammazzasse ponendo fine ai suoi sogni e rendendolo martire della modernità!
Ecco, quanto vi ho descritto fin ora è la testimonianza di un successo (così almeno sembra): ha ripetutamente tentato e ci è riuscito. Si, ha tentato, tentato, tentato in mille modi ed ancora oggi tenta, “ci prova” con le nuove generazioni e sembra che ci stia riuscendo molto bene! “Qualcuno” ha voluto, nel corso della storia umana, che ci allontanassimo da Dio prospettandoci “i piaceri della libertà”. Prima ha corrotto la religione rendendocela odiosa, e poi, quando gli è stato possibile, ecco un mondo “finalmente” senza Dio, finalmente felice e realizzato… O no?
Sî, indubbiamente siamo di fronte ad un complotto “su scala planetaria”, …solo che quelle promesse non solo sono fallaci ed ingannevoli ma preludono a nuove schiavitù. Quel “qualcuno” che voleva che ci liberassimo di Dio, in realtà, vuole solo sostituirsi a Lui. Voleva che vedessimo Dio, Re buono e giusto, sotto una cattiva luce, non per darci la libertà, ma per sottoporci ad una tirannia spietata, la sua, con il solo scopo di infangare, far soffrire ed alla fine distruggere l’umanità, culmine dell’opera creatrice di Dio. Come scrive l’apostolo Pietro: “Con discorsi pomposi e vuoti adesca, mediante i desideri della carne e le dissolutezze, (…) promette libertà (…) ma li vince e li rende schiavi” (1 Pi. 2:18,19).
Questo “complotto galattico” (che, grazie a Dio, sarà, a suo tempo, completamente sventato, vanificato, non sortendo l’effetto proposto) era già stato rivelato fin dall’antichità ed è sempre stato chiaro per chi ha occhi per vedere. Dove si trova? Nella Bibbia, in particolare nella Genesi, nel capitolo che parla della tentazione di Adamo ed Eva. Non dobbiamo fare l’errore di considerare questo racconto una favola o una leggenda perché, benché si esprima con un linguaggio diverso dal nostro, ci comunica dei dati di fatto che ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti per chi li vuole vedere.
Liberiamoci, quindi, da ogni pregiudizio, leggiamolo con la mente aperta e lasciamo che Dio ci parli attraverso di esso. Parla di noi e ci riconosceremo molto bene nelle esperienze descritte. Diamo fiducia al testo biblico: esso è parola di rivelazione perché, prendendo noi coscienza del complotto di cui siamo vittima, potremo unirci alla Resistenza e lottare per il suo certo fallimento!
Leggiamo, allora, dal libro della Genesi, al capitolo 3, versetti da 1 a 6: La tentazione di Adamo ed Eva.
1 “Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?». 2 La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; 3 ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete"». 4 Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; 5 ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». 6 La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 3:1-6).
Ci sono persone che per natura sono distratte e sbadate. Sono presenti col corpo, ma “con la testa” …chissà dove sono! Tu parli con loro ma, in realtà non ti ascoltano. I loro pensieri li portano altrove. La loro distrazione può essere ingiustificata, quando vagano con pensieri leggeri, molesti e non necessari, ma anche giustificata, quando la loro mente è assillata da preoccupazioni o problemi che devono risolvere. In ogni caso, sono distratti, non ti ascoltano, per quanto importante sia quel che hai da dire.
Si potrebbe anche dire che è la società moderna che induce l’essere distratti. Un’intera industria ha l’obiettivo di distrarti e di divertirti. La vita è spesso dura e noiosa e diciamo che “distrarsi è necessario”. Il problema è che l’industria del divertimento è così avanzata ed efficace oggi che si corre il rischio che il divertimento non sia più una pausa benvenuta da impegni e responsabilità ma che diventi la cosa principale della vita. Allora si vive in funzione del divertimento e della vacanza: non è più il lavoro la cosa più importante, ma si vorrebbe che esso finisse il più in fretta possibile per poter tornare, finalmente, a divertirsi! Fra l’altro, la parola “divertimento” significa letteralmente “deviare” la propria attenzione su qualcos’altro, e “vacanza” significa “assenza”. Siamo, così “assenti” perché siamo stati “deviati” su altri binari e non ci dirigiamo più dove dovremmo andare, non pensiamo a ciò a cui dovremmo pensare o non facciamo ciò che dovremmo fare. “Qualcuno” spesso ci distrae apposta perché non vuole o non gli conviene che noi pensiamo “a certe cose” o ci occupiamo di certe altre, di solito importanti.
Altre volte siamo distratti perché siamo occupati a fare cose buone ed utili, o che riteniamo tali, e non ci accorgiamo che vi sono cose migliori o più utili ancora a cui dovremmo interessarci. In questi casi non sappiamo mettere i valori nel giusto ordine, nella giusta gerarchia. Avere le casa pulita ed in ordine e cucinare bene è importante. I rapporti sociali ed avere ospiti a casa propria è un valore pure importante. Vi sono però persone che vorrebbero avere la casa impeccabilmente pulita e cucinare una cena perfetta prima di invitare qualcuno: il risultato è che non invitano mai nessuno! Vi sono persone che non fanno entrare mai nessuno nel loro salotto per paura che si sporchi! Ma allora, a che serve? Altre persone ancora non parlano una lingua straniera se non sono sicuri di parlarla perfettamente, ed allora non spiccicano mai una sola parola! Che importa fare qualche errore? L’importante è comunicare!
Il testo biblico di oggi ci parla di una donna molto affaccendata a fare cose buone, che però non si rende conto che vi sono cose migliori rispetto alle quali …le sarebbe concesso di trascurare un poco le prime. Luca, capitolo 10 dal versetto 38:
Marta e Maria. 38 “Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. 39 Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. 40 Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. 42 Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»” (Lu. 10:38-42).
Esaminiamo questo racconto versetto per versetto. Prestargli la massima attenzione, senza distrarsi, è il modo in cui Iddio oggi ci parlerà!
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050206.pdf
Chi dura a lungo?
Citazioni da un articolo di Francesco Alberoni questa settimana
" (...) Chi dura a lungo? Chi riesce ad adattarsi a ogni epoca e a ogni moda come un camaleonte? No, paradossalmente dura a lungo chi continua a creare, a rinnovarsi, ma restando sostanzialmente se stesso, fedele alla propria vocazione. Chi ha una forte identità personale che gli consente di resistere alle suggestioni della moda o dell’invidia. E per restare autonomi alcuni sono diventati imprenditori, in modo da non dover dipendere dai produttori, dalle emittenti, dai ricatti, dai capricci del mercato, piegandosi a fare cose che li avrebbero snaturati. Lo hanno fatto molti grandi protagonisti del cinema americano (...). Chiusi nella loro fortezza, hanno potuto resistere creando, senza tradire la propria vocazione. Ma fra quelli che non hanno potuto o voluto creare una propria impresa, una protezione di questo genere, chi ha resistito? Solo chi era dotato non solo di una straordinaria creatività, ma anche della forza morale per affrontare le difficoltà, le critiche, le sconfitte, i momenti di scoramento. Chi non si è mai fatto prendere dalla più terribile malattia degli artisti e degli autori: il terrore di sparire dalla scena, di essere dimenticato, perché allora può precipitare nella depressione, nell’alcool, nella droga. Sopravvive solo chi continua a studiare, a sperimentare, a inventare cose nuove e poi torna arricchito, sempre se stesso e sempre diverso. (...). Sopravvive solo chi sa rinascere".