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venerdì, 25 marzo 2005

Quattro ragioni per non aver paura della morte
Mia predicazione per Pasqua 2005

Sto studiando in questo periodo la vita e la morte di una giovane cristiana nell’Inghilterra del sedicesimo secolo, condannata a morte a causa della sua fede evangelica. Avvicinandosi il giorno della sua esecuzione capitale, così scrive a sua sorella, angosciata per il suo destino [il linguaggio è quello del ‘600]:

“Non ti accada che tu pianga la mia morte, anzi, tu devi rallegrartene con me, perché in quella metter giù debbo la corruzione e prendere l’incorruttibilità. Io sono certissima che invece della perdita di questa caduca e mortale vita, io riceverò quella vita che in nessun modo si può perdere. La qual vita io prego l’Iddio ottimo massimo, che ti conceda; e donati tanto della Sua grazia, che in ogni tempo il Suo timore ti stia dinnanzi agli occhi, e finalmente che nella fede di Cristo la tua vita finisca. Da questa fede, sorella mia, che neé alcuna speranza di vita, né alcuna paura di morte non ti stanchi. Che se la difesa della verità, per vivere lungo tempo in questo mondo, tu abbandoni, Cristo stesso ti rinnegherà dinnanzi al Padre (…). Ma se, al contrario, ti appoggi a Cristo, né da quello distrarre ti lasci, prolungati ti siano i termini della vita, si che tutte le cose avranno buona riuscita, perché a te gran consolazione e a Lui gloria verranno. Alla qual gloria me al presente, Iddio ottimo massimo, e te anche, sorella mia, per l’avvenire, quando a Lui piacerà, conduca. Sta sana, carissima sorella, e fa che tu ponga in Cristo tutta la tua fiducia, perché da Cristo aspettar si deve ogni salvezza”.

Questa giovane non aveva paura della morte, perché aveva riposto tutte le sue speranze nella Persona e nelle promesse di Cristo.

Il periodo dell’anno che precede e segue la Pasqua ci “costringe”, per così dire, ad affrontare il tema della morte e soprattutto, quello dell’annuncio cristiano della risurrezione del Cristo e di tutti coloro che sono uniti a Lui per fede.

La nostra società, di questi temi, non ne parla volentieri. E’ un tabù, perché genera in noi ansie e paure. Uno dei doni, però, che Cristo fa ai Suoi discepoli, anche oggi, è quello di vincere, molto efficacemente, la paura della morte. Innumerevoli sono le testimonianze di uomini e donne attraverso i secoli che, avendo affidato la loro vita a Cristo sono stati liberati dalla paura della morte, ed io ve ne ho letta solo una.

Due sono i testi biblici che propongo oggi alla vostra attenzione. Il primo è il racconto della risurrezione del Cristo secondo l’evangelista Matteo, al capitolo 28.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050327.pdf

postato da: pcastellina alle ore 25/03/2005 20:01 | link | commenti
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giovedì, 24 marzo 2005

Uno spettacolo coinvolgente?
Predicazione del venerdì santo, 25.3.05

Può essere considerata “uno spettacolo” la sofferenza e la morte di un uomo, in particolare una condanna a morte? Un tempo le condanne a morte, anche quelle realizzate con i metodi più atroci, avvenivano in pubblico. Spesso erano le autorità a costringere la gente ad assistervi: l’idea era quella di “dare un esempio” affinché, guardando che cosa sarebbe successo a chi commetteva un certo crimine, nessuno l’avrebbe voluto poi imitare.

Però, per quanto sgradevole questo possa sembrarci, anche solo ad ammetterlo, a molti piace guardare altri che sono torturati, soffrono e muoiono! Il sadismo, il piacere morboso di assistere alla sofferenza altrui, è più diffuso di quello che si pensi. Basta solo vedere oggi a quanti piacciono i film dell’orrore dove il sangue “cola a fiumi”, oppure che cosa spesso accade dopo un incidente stradale, presso il quale molti si fermano non tanto per aiutare, ma “per vedere” ingombrando il traffico ed ostacolando i veri soccorritori! Gli esempi al riguardo, potrebbero essere innumerevoli. Recentemente ho voluto mostrare a scuola la tragica vicenda storica di una giovane cristiana che, a causa della sua fede, era stata condannata a morte per decapitazione. Alcuni adolescenti, prima del film, mi chiedono: “Ma si vede veramente la testa mozzata che cade ed il sangue che spruzza tutt’intorno?”. Io dico loro: “No, ma lo si può immaginare”. E loro, di rimando, tutti delusi: “Peccato!”. La maggior parte di questi adolescenti, infatti, considererebbe “noioso” un film che non mostrasse violenza, sofferenza e morte …non solo loro, però?!

Non voglio dire che tutti siano così, ma la cosa non mi scandalizza, perché conosco la natura umana! Non voglio ora indagare sulle motivazioni di un simile atteggiamento, ma sofferenza e morte possono essere per molti uno spettacolo desiderabile: è la depravazione della natura umana di cui la Bibbia parla così esplicitamente.

I vangeli descrivono la tragedia della sofferenza e morte del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo: come altri fatti simili, anche quella era diventata “uno spettacolo” per molti, quel giorno a Gerusalemme: sono le esplicite parole che usa il testo biblico di oggi. Ecco, infatti, come ne parla l’evangelista Luca in un frammento del racconto sulla passione e morte di Cristo, al capitolo 23, dal versetto 33 in poi.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050325.pdf

 

postato da: pcastellina alle ore 24/03/2005 14:53 | link | commenti
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venerdì, 18 marzo 2005

Quando si fanno “pazzie” per qualcuno...

Predicazione di domenica 20 marzo 2005

Un consiglio trovato su un oroscopo di non so quale segno zodiacale, diceva: “Sii capace di fare una follia ogni tanto offrendo una cena costosa o addirittura un gioiello!”. Ci sono persone per le quali questi “slanci di generosità” sono molto difficili, soprattutto perché l’autentica generosità è gratuita, cioè non deve essere motivata da secondi fini. 

In genere si è meglio disposti a “fare pazzie” quando si è innamorati. Allora si fanno quelle cose che altrimenti non faremmo mai: non ci importa di apparire ridicoli, perdiamo il sonno, ci spostiamo di migliaia di chilometri, trascuriamo il lavoro, spendiamo denaro anche al di là delle nostre disponibilità. E’ l’amore che ci porta a fare pazzie!  

Un caso di questo genere lo troviamo nel racconto biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. Una donna “fa una pazzia” per Gesù. Non so se ne fosse stata innamorata. Il fatto sta, però, che nessun altro si era mai interessato così tanto a lei prima: le aveva fatto del bene al di là di qualunque aspettativa. Gesù l’aveva così affascinata, così colpita, che ora lei “doveva” fare proprio qualcosa per dimostrargli la sua riconoscenza ed affetto! Che cosa fa? Con quelli che probabilmente erano i risparmi di una vita, compra un vaso d’olio profumato estremamente costoso per quei tempi, e lo dona a Gesù. Anzi, fa di più, lo rompe e, come si usava allora, lo versa sul capo di Gesù. “Che esagerazione”, avrebbero esclamato scandalizzati i presenti, “Che spreco! Non si buttano via così i soldi!”.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050320.pdf 

 

postato da: pcastellina alle ore 18/03/2005 18:36 | link | commenti
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venerdì, 11 marzo 2005

Fare esperienza di Colui che provvede
Predicazione di domenica 13 marzo 2005

Quando il cristiano prende in mano una copia della Bibbia, la apre e la legge, anche in un punto qualsiasi, con quale spirito lo fa? Lo fa nello spirito di chi dice: “Questo è il nostro libro, questa è la nostra storia, questa, di cui esso parla, è la nostra gente”. Sì, perché il cristiano è consapevole di essere stato chiamato a far parte di un popolo speciale, il popolo di Dio, popolo che affonda le sue radici nelle più remote antichità e che si è diffuso attraverso il tempo e lo spazio.

Nella Bibbia, il cristiano trova le fondamenta della sua storia e della sua fede. Attraverso la Bibbia, egli è persuaso che Dio gli parli, e quindi egli la legge con estremo rispetto e fiducia, come qualcosa di estremamente prezioso che egli non oserebbe mai mettere in questione o criticare.

Nella Bibbia il cristiano trova i padri e le madri della sua fede. Egli si identifica in loro e nelle loro esperienze. Sia in positivo che in negativo, egli apprende da loro che cosa voglia dire vivere in comunione con Dio e servirlo.

Nella Bibbia, il cristiano trova il volto del suo Signore e Salvatore Gesù Cristo, prima prefigurato e preannunciato, poi rivelato pienamente ed infine spiegato.

Guardiamo alla figura storica di Abraamo. Quando la Bibbia ci parla di Abraamo, ci troviamo al cuore stesso della fede, prima ebraica e poi cristiana. Il patriarca Abraamo, infatti, è, come si esprime la Bibbia, “il nostro antenato”, “il padre della fede”, “nostro padre”. Egli è “l’amico di Dio” per eccellenza, il modello, il paradigma, l’esempio della fede e dell’ubbidienza a Dio. Certo, Cristo è più grande di Abraamo. Gesù disse, infatti: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono» (Gv. 8:58). Iddio ha voluto, però, che Abraamo diventasse per noi uno dei testimoni principali della fede, della nostra fede.

Al capitolo 11 della lettera agli Ebrei, troviamo scritto: “Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio. Per fede anche Sara, benché fuori di età, ricevette forza di concepire, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa” (Eb. 11:8-11).

Più avanti troviamo ancora scritto: “Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza». Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione” (Eb. 11:17-19).

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050313.pdf

postato da: pcastellina alle ore 11/03/2005 13:56 | link | commenti
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