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giovedì, 30 giugno 2005

Non solo individui, ma parte di un popolo!

[mia predicazione del 3 luglio 2005]

Avete mai osservato con attenzione e riflettuto sulla vita di una formica nel suo formicaio, o di un'ape nel suo alveare? La stessa Bibbia talvolta assume il mondo naturale come esempio di quello che pure dev'essere il nostro comportamento. In Proverbi 6:6, per esempio, essa dice: „Va', pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio“. Ogni formica è consapevole di far parte del suo formicaio e del compito che deve svolgere in esso. Lo stesso vale per ogni ape. Sa di appartenere ad un determinato alveare e quali sono le sue responsabilità, i suoi compiti. Non possono scegliere di fare altrimenti perché non godono di libero arbitrio.

Gli esseri umani hanno consapevolezza di sé stessi e possono scegliere. La libertà personale è molto importante: essa, però, non deve farci dimenticare che anche noi siamo parte integrante, membri, di una società, ad esempio quella nazionale, la quale ci dà dei privilegi, ma anche delle responsabilità. Dobbiamo chiederci spesso: Qual è la funzione che io debbo svolgere come parte integrante della società e qual è il compito che vi debbo svolgere? Una frase famosa nel campo della politica è: „Non chiederti quel che la tua nazione può fare per te, ma quel che tu puoi fare per la tua nazione“.

Il cristiano è consapevole di appartenere ad un popolo particolare, il popolo di Dio, un'identità suggellata dal battesimo. Essere membri, per lui, del popolo di Dio, è un'identità ancora più importante di quella familiare e nazionale. Essere membro del popolo di Dio lo distingue chiaramente da tutti gli altri. Egli è fiero di questa sua „diversità“ perché comporta dei privilegi unici nel loro genere. Egli sa, però, che essere membro del popolo di Dio comporta pure precise responsabilità.

Continua qui

postato da: pcastellina alle ore 30/06/2005 20:28 | link | commenti
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mercoledì, 22 giugno 2005

Che ci stiamo a fare qui?

"...perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore" (Romani 14:8).

La prospettiva che un cristiano ha sulla vita è molto differente da quella del "cittadino di questo mondo" e per chi non ne è avvezzo, questo linguaggio potrà parere follia, come risulta dalla seguente riflessione. Il cristiano sa di "non appartenere a questo mondo" e qualcuno, magari, sarebbe anche contento "che se ne andasse pure". Che ci stiamo a fare, però, quaggiù? La risposta del Signore Iddio, nella Sua Parola, è chiara. Riflettiamo...

Se Dio l'avesse voluto, ciascuno di noi avrebbe potuto andare in cielo nel momento della conversione. Non era assolutamente necessario per la nostra preparazione per l'immortalità, che noi ci attardassimo quaggiù. E' ben possibile che una persona sia portata subito in cielo e sia giudicata degna di condividere l'eredità dei santi nella luce, anche se ha appena riposto la sua fede in Gesù. E' vero che il processo di santificazione è lungo e continuo, e noi non saremo perfetti fintanto che non deporremo questo nostro corpo "passando oltre il velo", ciononostante, se il Signore avesse voluto, ci avrebbe portato subito in cielo. Perché allora siamo qui? Potrebbe mai Dio tenere i Suoi figlioli fuori dal paradiso anche un solo momento più del necessario? Perché l'esercito dell'Iddio vivente è ancora sul campo di battaglia quando una sola carica potrebbe dare loro la vittoria? Perché i Suoi figli ancora vagano qui e là come in un labirinto, quando una sola parola delle Sue labbra li potrebbe portare al centro delle loro speranze in cielo?

La risposta è: Affinché qui essi possano "vivere per il Signore" e possano portare altri a conoscere il Suo amore. Noi rimaniamo sulla terra come seminatori che spargono il buon seme, come aratori che arano un duro terreno, come araldi che annunciano pubblicamente la salvezza. Noi, qui, siamo come "il sale della terra" per essere di benedizione al mondo. Noi siamo qui per glorificare Cristo nella nostra vita quotidiana. Noi siamo qui come Suoi operai, Suoi collaboratori. Facciamo allora in modo che la nostra vita risponda al fine che le è proprio. Viviamo vite finalizzate, utili, sante, "alla lode della gloria della Sua grazia". [C. H. Spurgeon, Morning and Evening, 10 giugno].

postato da: pcastellina alle ore 22/06/2005 16:24 | link | commenti
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sabato, 18 giugno 2005

Predicatori comodi e predicatori scomodi...

Per due domeniche sarò assente. Vi propongo così la seguente predicazione pungente di Oliver B. Greene (1915-1976).

"Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno da loro, e vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli; perché i padri loro facevano lo stesso ai profeti" (Luca 6:22-23).

Grazie a Dio per i predicatori! Non oso toccare gli unti di Dio, ma non esito ad affermare che la più immonda banda di ladri che esista all'inferno sono quei predicatori modernisti e progressisti che negano il Vangelo e l'ispirazione verbale delle Scritture, e che predicano per piacere agli uomini anziché predicare la Parola così come è riportata nella Bibbia. Quanto più caldo sarà l'inferno per questi predicatori rispetto agli altri peccatori che saranno stati seduti in chiesa ad ascoltare i loro "vangeli sociali". Certo, ci saranno anche dei predicatori all'inferno (2 Corinzi 11:13-15). Proprio come Dio ha degli uomini da Lui chiamati a predicare, così Satana ha dei predicatori da lui incaricati. Non è necessario incolpare Hollywood o i produttori di alcool per il caos che troviamo nel mondo oggi. La colpa risiede in quei predicatori codardi, compiacenti, che accettano favori e onori, che divertono, che sono legati alle loro chiese ufficiali, che conoscono la verità eppure si rifiutano di predicarla per paura di dispiacere a qualcuno. Non si tratta di invitare ad essere impopolari. A nessuno piace essere schivati. Non è piacevole sapere di non essere apprezzati. Ma il nostro Signore ha attraversato tutte queste situazioni - e molto altro. Egli ha stabilito l'esempio. Egli ha detto: "Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, NON È DEGNO DI ME" (Matteo 10:38). E anche: "Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi" (Luca 6:26). Un giorno, leggendo la Parola di Dio, notai alcuni dei brani usati dai più grandi predicatori della Bibbia. Notai anche che quegli insegnamenti erano scomodi. Non penso che essi sarebbero accolti con gioia ai giorni nostri. (...) Questi "tizzoni di fuoco" vissero molto tempo fa, e molta acqua è passata sotto i ponti da quando essi predicarono nel mondo. Ma la natura umana non è cambiata di uno iota. (...) . Lo spirito di quest'epoca è quello di sempre: "Cosa ti eccita?". Se studiate la Parola, vedrete che da quando Dio ha unto degli uomini per diffondere il Suo messaggio, in ogni epoca sono esistiti degli uomini di Dio. Chi furono alcuni dei predicatori scomodi della Bibbia, e quale era il loro messaggio?

Continua in: http://camcris.altervista.org/predicatori.html

postato da: pcastellina alle ore 18/06/2005 21:00 | link | commenti
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martedì, 14 giugno 2005

“Trova la tua gioia nel SIGNORE” (Salmo 37:4)

"Trovare la mia gioia in Dio? L’insegnamento di queste parole può sembrare molto sorprendente per coloro che sono stranieri ad una spiritualità vitale, ma per il credente sincero, questa è solo la conferma di una verità di cui ha esperienza. La vita del credente è qui descritta come gioia in Dio e siamo certificati del grande fatto che la fede cristiana autentica trabocca di felicità e gioia. Le persone empie e chi solo formalmente è religioso, non guardano mai alla fede cristiana come a qualcosa di gioioso. Per loro religione equivale a fardello, servitù, dovere o necessità, mai a piacere o a gioia. Se anche partecipano a qualche espressione religiosa o lo fanno perché sperano di trarne un qualche vantaggio, o perché non osano fare altrimenti. Il pensiero che vi possa essere gioia nella vita cristiana è così strano per la maggior parte della gente, che per loro non vi sono parole che siano più distanti che “santità” e “gioia”. Coloro che, però, conoscono Cristo, comprendono che gioia e fede sono così strettamente unite che nulla al mondo potrebbe separarle. Coloro che amano Dio con tutto il loro cuore, trovano che essere in comunione con Lui, con fede ed ubbidienza, è qualcosa che soddisfa profondamente e che dà pace. Questa gioia, questa soddisfazione, questa traboccante beatitudine che i credenti trovano nel Signore, è lontana mille miglia dall’idea che la religione possa essere un fardello e niente e nessuno potrebbe mai smentirla. Sì, noi non ci sentiamo in alcun modo costretti o limitati dalla nostra fede. Essa non è assolutamente per noi una catena al piede, o peggio, una schiavitù. Nessuno ci trascina a forza sulla via della santità, né per noi è “un dovere” penoso. No, la nostra fede ci dà piacere, la nostra speranza ci dà felicità, adempiere ai nostri doveri è una gioia. Gioia e fede cristiana autentica sono alleati tanto quanto la radice ed un fiore; sono altrettanto indivisibili come la verità e la certezza. Di fatto essi sono preziosi gioielli che brillano uno accanto all’altro su un diadema d’oro” [C. H. Spurgeon, Morning and Evening, mattino del 14 giugno].

 

postato da: pcastellina alle ore 14/06/2005 23:04 | link | commenti
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