Un tocco terapeutico
[mia predicazione del 28.8.05]
Una donna, un giorno, mi ha detto: „Non mi ricordo che mia mamma, quand'io ero piccola, mi abbia mai abbracciata e mi abbia mai detto che mi vuole bene. Anzi, quando io volevo farlo, il più delle volte mi respingeva!“. Che ne pensate di una mamma così? Certamente quella mamma aveva qualche problema psicologico, e di problemi ne stava creando pure per la figlia. Normalmente, però, un cordiale abbraccio, segno di amore e di riconoscenza, è cosa spontanea e desiderabile anche quando non si è più bambini. Può succedere, però, che non si desideri essere abbracciati quando il figlio è tutto sporco, per aver giocato con i colori a tempera, e gli si dica: „Fermati lì! Va prima a lavarti e poi potrai abbracciarmi!“. Certo, non vogliamo essere sporcati. Immaginate, però, il caso in cui un bambino piccolo, mentre giocava, sia inciampato e caduto nel fango. In lacrime corre dalla mamma, tutto sporco e con un ginocchio sanguinante. Che cosa fa una mamma in questi casi? Non gli dice: „Sta lontano da me! Guarda come ti sei ridotto! Prima va a lavarti e pulirti e poi potrai venire da me!“. No, il bambino è piccolo, non può pulirsi da solo. Lo prende fra le braccia, incurante che la sporchi e lo conforta. Poi, gentilmente lo ripulisce dal fango e dal sangue. Gli vuole bene, lo pulisce e lo consola. Il bambino, in lacrime, è come se dicesse: „Mi sono tutto sporcato, mi sono fatto male. Non posso ripulirmi da solo. Se tu vuoi, tu puoi ripulirmi“, e sua mamma è sempre disponibile a farlo.
Oggi vogliamo vedere come Gesù reagisca allo stesso modo nei confronti di un uomo che, affetto dalla lebbra, corre verso di Lui chiedendogli umilmente di guarirlo, anzi, di ripulirlo dalla contaminazione di questa terribile malattia. Leggiamo quanto al riguardo ci dice il vangelo secondo Marco, al capitolo 1, dal versetto 40.
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050828.pdf
Qualcosa d'ancor più importante della famiglia!
[mia predicazione del 21.8.05]
La famiglia è un valore centrale per la fede ebraica e cristiana. L’istituzione della famiglia procede dalla volontà di Dio, che ha creato l’essere umano a Sua immagine, ‘li creò maschio e femmina’, dice la Bibbia. Il matrimonio nella prospettiva biblica ha grande valore perché Dio ha benedetto questa unione e l’ha santificata. La famiglia e l’unità domestica offre un ambiente d’affetto e protezione che nutre i figli, e garantisce la loro appropriata educazione, fedele al proprio retaggio di fede. L’unità familiare è il fondamento dell’intera società. Più che mai, come cristiani, abbiamo il dovere di educare, nelle case e nelle scuole, ai valori familiari, sulla base dei ricchi principi biblici della nostra fede. I genitori dovrebbero dedicare, infatti, molto più tempo a mostrare il loro amore ai figli e ad orientarli verso atteggiamenti positivi. Tra gli altri importanti valori familiari dovremmo sottolineare l’amore, l’altruismo, il rispetto per la vita e la responsabilità dei figli e dei genitori, gli uni verso gli altri (cfr. Es. 20:12 e De. 5:16). L'attuale crisi della famiglia tradizionale non dovrebbe intimidirci o farci cadere nella tentazione di accettare cosiddetti „modelli alternativi“ alla famiglia. Essa è insostituibile.
Per quanto la famiglia sia importante, però, nella fede cristiana c'è qualcosa di ancora più importante della famiglia. Questo può sembrare strano a dirsi, soprattutto oggi quando il suo valore è così fortemente proclamato dal Cattolicesimo romano, dagli evangelici e da altri gruppi religiosi. Eppure è lo stesso Gesù che dà maggior valore ad un diverso raggruppamento sociale!
E' quello di cui ci parla il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. Si trova nel vangelo secondo Marco, al capitolo 3, dal versetto 31.
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050821.pdf
Le sorprese della grazia di Dio
[mia predicazione del 14.8.2005]
All'improvviso, quando meno lo aspettavamo... Tante cose possono avvenire all'improvviso, inattese. Quando pensiamo a cose che accadono all'improvviso, il nostro pensiero va subito, probabilmente, alle cose negative, alle disgrazie. La nostra vita scorre normale, con un ritmo regolare e prendiamo per scontato che debba continuare così. Ecco però che qualcosa, improvvisamente, sconvolge la nostra vita ed i nostri piani: un incidente stradale, un attacco cardiaco, un ichtus, una grave malattia...
Spesso certe „sgradite sorprese“, in realtà, sono state „preparate“ e sono prevedibili perché conseguenza di comportamenti sbagliati o stili di vita dannosi. Più che darne la colpa al „destino“, dovremmo piuttosto darne la colpa a noi stessi, al nostro essere disavveduti. Un proverbio, infatti, dice: „Chi è causa del suo male pianga sé stesso“.
Altre volte quanto ci accade, è veramente al di là della nostra possibilità di prevederlo e di controllarlo, e ce ne chiediamo il perché. Il biblico Giobbe non meritava affatto le disgrazie che gli erano successe. Noi che leggiamo la Bibbia, ne conosciamo ora il motivo, ma questo a lui era rimasto nascosto. Giobbe doveva imparare a sottomettersi alla volontà di Dio, per quanto dolorosa fosse, consapevole che per ogni cosa, nell'universo di Dio, c'è sempre un motivo. Non esiste, infatti, il „caso“, perché Iddio, creatore e sostenitore di ogni cosa, è in totale controllo della realtà e tutto si svolge secondo i Suoi eterni propositi e decreti. Il senso delle cose spesso ci sfugge, ma è così.
Le cose che avvengono all'improvviso, però, non sono sempre negative. Possono avvenire pure dei fatti positivi inattesi, delle „belle sorprese“. Il mondo le attribuisce, magari, alla „fortuna“. In realtà, però, sono atti della grazia immeritata di Dio. Sorpresi, allora, dalla straordinaria misericordia di Dio, con gioia e riconoscenza ci accostiamo a Lui con ancora maggiore fiducia.
Quante volte siamo troppo pessimisti! Quando le cose sembrano solo andare „di male in peggio“, la situazione si può capovolgere improvvisamente. Quante cose ci sembrano impossibili! Diciamo „Non accadrà mai una cosa così!“. Eppure...
Qualcosa del genere accade nel testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. Si trova nel libro del profeta Isaia al capitolo 19 dal versetto 17. Ci parla di quelle che potremmo chiamare: „Le sorprese della grazia di Dio“. Quando meno ce lo aspetteremmo, Iddio, come aveva manifestato la Sua ira, manifesta la Sua grazia, la Sua misericordia. Tutto questo ci insegna a vivere non in un universo impersonale, casuale e spietato, ma nell'ambito dell'universo di un Dio personale che regola ogni cosa secondo i Suoi eterni propositi, sempre buoni e giusti. Esso ci insegna a vivere consapevolmente, anche quando non comprendiamo ciò che avviene, con fiducia ed ubbidienza, in comunione con Dio, il Signore di tutta la realtà.