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giovedì, 29 settembre 2005

Tutti mi cercano...

“Tutti mi cercano… Tutti mi vogliono…” così cantava Figaro, nel melodramma buffo di Gioacchino Rossini: “Il barbiere di Siviglia”. Era “il factotum della città”. Doveva andare “presto a bottega che l’alba è già”, perché era “un barbiere di qualità”. Dice: “Pronto a far tutto, la notte e il giorno sempre d'intorno in giro sto”, e ancora: “Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono, donne, ragazzi, vecchi, fanciulle…”. L’aria poi conclude: “Ahimè, che furia! Ahimè, che folla! Uno alla volta, per carità! Pronto prontissimo son come il fulmine…”. Per questo si ritiene “fortunatissimo”¨[1].

Qualcuno può anche oggi identificarsi in questo barbiere, altri ne sarebbero persino gelosi…. E’ un onore essere così “ricercati”, ma sicuramente anche un grande “stress”.

Non c’era, però, nessuno che come Gesù di Nazareth, avesse riscosso tanta meritata popolarità. Nel vangelo di Marco, proprio nel suo primo capitolo, troviamo, infatti, i Suoi discepoli che un giorno, dopo una giornata in cui Gli erano stati portati tutti i malati e gli indemoniati, e proprio quando “tutta la città” si era radunata davanti alla porta della casa dove si trovava, Gesù improvvisamente non si trova più. Dov’era finito? I Suoi discepoli sono preoccupatissimi. Finalmente Lo trovano e gli dicono “Tutti ti cercano!”.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr051002.pdf



postato da: pcastellina alle ore 29/09/2005 22:57 | link | commenti (1)
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venerdì, 23 settembre 2005

Una “incredibile” generosità
[mia predicazione del 25.9.05]

Il giornalista Indro Montanelli racconta un fatto che era avvenuto un giorno mentre lavorava a Milano nella redazione del Corriere della Sera. Un carabiniere era stato ucciso da un criminale, ed il giornale aveva aperto una sottoscrizione per aiutarne la vedova. Una mattina vedono arrivare in redazione una donna dimessamente vestita. Portava il suo contributo alla sottoscrizione che era stata indetta. Che cosa voleva donare? Era tutto il mensile della sua già scarsa pensione che riscuoteva lei stessa come vedova di un altro carabiniere. I giornalisti, così, cercano di dissuaderla, ma invano. Lei dice: “Questo mese vado ospite da mia figlia in Svizzera: non ho bisogno di nulla”, e non aveva voluto che il suo nome fosse neanche citato. 

Una donna, dunque, di “incredibile” generosità, diremmo noi. Eppure casi come questo talvolta accadono: persone che sono spinte da un tale disinteressato amore che sono pronte a rinunciare persino a ciò che è loro necessario pur di fare del bene a qualcuno. 

L’egoismo senza scrupoli oggi è così comune che non solo tutto questo ci sembra impossibile, ma ci porta a considerare persino “stupide” quelle persone che privano sé stesse di qualcosa loro necessario per darlo ad altri. La tendenza comune, infatti, è quella di “tenersi tutto per sé” per paura di rimanerne un giorno senza e di trovarci in difficoltà. Diciamo: “Se io finisco nel problemi per essere stato generoso, quando avrò bisogno io non ci sarà nessuno che mi aiuterà”. Allora riteniamo che “pensare a noi stessi” sia la sola cosa veramente “saggia” da fare. E’ veramente così? 

La generosità, però, che è caratteristica di Dio stesso, è ciò che Egli ha sempre insegnato con l’esempio e la parola, ciò che Egli valorizza e ciò che Egli premia. La generosità totale, il dare Sé stesso completamente è ciò che Egli ha manifestato quando ha dato completamente Sé stesso in Gesù di Nazareth, fino alla morte, ed alla morte di croce, per la salvezza temporale ed eterna di uomini e donne che a Lui si affidano.

E’ dunque la generosità che alla fin fine sempre “paga”, non l’egoismo! Noi facciamo così tanta fatica a capirlo! Dobbiamo persuadercene. Ecco perché dobbiamo ascoltare sempre di nuovo la Parola di Cristo che ce ne parla, proprio come il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione.

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050925.pdf

postato da: pcastellina alle ore 23/09/2005 11:40 | link | commenti (1)
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venerdì, 16 settembre 2005

C'è da fidarsi?
[Mia predicazione del 18 settembre 2005]

C'è da fidarsi? A volte ce lo chiediamo di qualcosa o di qualcuno del quale non siamo del tutto sicuri, qualcosa o qualcuno su cui nutriamo dei dubbi che non sia quello che dice di essere o che non faccia quello che afferma di saper fare... Qualche tempo fa girava in Italia qualcuno che, vestito da vescovo, andava in giro dicendo di raccogliere offerte per non so quale missione. Si era poi scoperto che non era affatto un vescovo e che le offerte andavano solo nelle sue tasche... E' vero allora il proverbio che dice „L'abito non fa il monaco“!

Avere fiducia in una persona, soprattutto quando da essa dipende la nostra vita, è molto importante. Pensate alla fiducia che dobbiamo avere nel nostro medico, oppure nel pilota dell'aereo sul quale viaggiamo, che sappia fare bene il suo mestiere... Evidentemente la questione è se la persona in oggetto meriti la nostra fiducia, se ha „i titoli“, le qualifiche necessarie che ci possano garantire che farà quello che ha promesso di fare.

Una volta Gesù disse: “...perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti” (Marco 13:22). Una cosa, però, era chiara ed indiscussa: di Gesù si poteva aver fiducia. Ecco perché tanti andavano da Lui per essere guariti o consigliati, ed ancora oggi si rivolgono a Lui per le stesse cose, senza esserne mai delusi. Non così, però, accadeva, anche ai Suoi tempi, per i Suoi discepoli, che non sempre erano all'altezza delle aspettative...

Vi leggo, così, un testo del vangelo secondo Marco, capitolo 9, dal versetto 14, il cui tema è la fiducia che non solo si può avere in Gesù, ma anche la fiducia che nel Suo nome, avvalendoci, cioè, delle Sue risorse, davvero si potrebbe realizzare molto più di quanto noi si possa immagnare!

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr050918.pdf

postato da: pcastellina alle ore 16/09/2005 09:52 | link | commenti (3)
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martedì, 13 settembre 2005

Testimonianza di benedizioni

 “Quando attraversano la valle di Baca essi la trasformano in luogo di fonti e la pioggia d'autunno la ricopre di benedizioni” (Sl. 84:6).

La “valle di Baca” era un difficile percorso desertico privo di acqua e di generi di conforto. “Passare per la valle di Baca”, o “la valle di lacrime”, significava attraversare un periodo di afflizioni. Il Salmo fa riferimento a dei credenti che, in queste circostanze, hanno invocato Iddio in preghiera e ricevuto fedelmente, da Lui, il sostegno necessario per superare i difficili momenti che attraversavano. Iddio ha fatto trovare loro il luogo dove “scavare dei pozzi” ed abbeverarsi, fonti che sono state a loro volta colmate d’acqua da una benvenuta “pioggia d’autunno”. E’ una testimonianza della fedeltà di Dio, un incoraggiamento a fare altrettanto. Questo testo, così,  ci insegna che il conforto ottenuto da uno, può altresì rivelarsi utile ad un altro, tanto quanto un pozzo scavato da uno, che potrà essere pure usato da coloro che lo seguiranno. I viaggiatori si rallegrano nel vedere le impronte lasciate in un territorio desertico da chi vi è passato prima. Allo stesso modo ci rallegriamo nel vedere i segni lasciati dai pellegrini che ci hanno preceduto passando per la stessa valle di lacrime. Le esperienze dei credenti nel passato o la testimonianza di altri cristiani è preziosa. Può essere stata raccolta in un libro per nostro incoraggiamento, oppure l’abbiamo udita personalmente. L’esperienza di altri è preziosa, può esserci molto utile. Non disprezziamola o sottovalutiamola, anzi, chiediamo a Dio in preghiera che possa essere pure la nostra! 

Qui, però, c’è anche un’altra cosa. Quei pellegrini hanno “scavato un pozzo”. Stranamente, però, esso è stato riempito dall’alto, non dal basso! “Scaviamo un pozzo”, ma è il cielo a riempirlo poi d’acqua con la pioggia. Per raggiungere un fine vi sono delle misure che noi dobbiamo prendere, ma non sono queste misure a farcelo raggiungere, ma il Signore che si compiace di benedirlo. Facciamo sì la nostra parte, ma non confidiamo nella nostra inventiva, nella nostra opera. Se Dio non la benedice, essa sarà vana. Il merito è sempre Suo, non nostro! E’ la pioggia che qui riempie la vasca, tanto che i pozzi così diventano utili riserve d’acqua. Il lavoro umano non è perduto o inutile, eppure esso non sostituisce l’aiuto divino.

La grazia potrebbe essere paragonata alla pioggia per la sua purezza, per la sua freschezza ed influenza vivificante, perché viene solo dall’alto, come pure per la sua sovranità per la quale giunge o è trattenuta. Possa chi legge avere una pioggia di benedizioni. Che sarebbero le risorse umane o persino i sacramenti, senza “il sorriso del cielo”! Sarebbero nuvole senza pioggia, pozzi senza acqua. Iddio d’amore, aprici le finestre del cielo e fa’ scendere su di noi le Tue benedizioni!

[rielaborazione dalla meditazione di C. H. Spurgeon del 13 settembre, mattino, in “Morning and Evening”].

postato da: pcastellina alle ore 13/09/2005 09:39 | link | commenti (1)
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