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venerdì, 28 ottobre 2005

Persecuzioni contro i cristiani: inevitabili?
[mia predicazione del 30.10.05]

Vi sono persone per le quali è particolarmente importante essere accettati dalla società in cui vivono e fare “come fanno tutti”, conformarsi agli usi, costumi, mentalità, linguaggio, interessi, modo di fare, prevalenti del luogo in cui vivono. Di essi si può dire che siano conformisti ed abbiano uno “spirito gregario”. Altri, invece, per natura sono anticonformisti, dei “bastian contrari”. Per essi è importante “distinguersi”, non “essere dei pecoroni”, fare l’opposto di quello che fanno tutti…

Se un tempo, per esempio, “andare in chiesa” era, per i conformisti “la cosa da fare” per essere come gli altri, e “non andare in chiesa” era il punto d’onore degli anticonformisti, oggi le cose sembrano essersi del tutto capovolte. Oggi, anche in gran parte del mondo occidentale, “stare dalla parte di Gesù”, credere in Lui, seguire fedelmente il Suo insegnamento è una scelta davvero anticonformista, che “costa” e che, in certe situazioni, può costare davvero molto, persino la persecuzione in varie forme. La questione, naturalmente, non è tanto l’“andare” o “non andare” in chiesa, ma quella di prendere seriamente Gesù di Nazareth, la Sua persona, messaggio ed opera, secondo l’insegnamento della Bibbia.

Al di là, però, di conformismo o anticonformismo, cosa relativa e discutibile, seguire coerentemente e con piena convinzione il Signore e Salvatore Gesù Cristo, ha sempre significato andare contro corrente e per questo essere criticati, avversati, perseguitati, persino in una società che si definisce cristiana[1].

Diffamazione, intolleranza, boicottaggio, emarginazione, umiliazione, negazione dei diritti, repressione, incarceramento, tortura, condanna a morte… dai martiri cristiani dell’antica Roma fino alla sistematica e “scientifica” soppressione della fede cristiana ad opera di vari regimi comunisti, nazisti ed islamici, passando per le sofferenze inflitte ai dissidenti religiosi dell’epoca della Riforma, le persecuzioni sono state una costante di ogni epoca. L’accusa che l’antica Roma faceva ai cristiani di essere “nemici dell’umanità”, si ripete sempre in varie forme.

Oggi nel mondo 250 milioni di cristiani rischiano la vita ogni giorno. Il bilancio è tragico: 160.000 vittime all'anno in America Latina, Nord Africa, Paesi Arabi e Asia, 604 missionari trucidati dal 1990 a oggi in Messico, Colombia, Algeria, Arabia Saudita, Pakistan, India, Cina e Birmania. All'inizio del terzo millennio, i cristiani subiscono ancora persecuzioni cruente, costanti e diffuse. Si tratta di massacri perpetrati per ragioni politiche oppure non si tollera semplicemente che qualcuno possa vivere come insegna Cristo?

Si può veramente dire che la persecuzione in ogni sua forma, faccia parte dello stesso essere cristiani in modo convinto, impegnato, militante… No, non sono malato di vittimismo, o peggio di “Paranoia di natura settaria e complesso di persecuzione”, come direbbe qualche psicologo, a meno che di questa condizione la si voglia applicare anche a Gesù…

Se ce ne chiediamo il perché, troveremo la risposta proprio in quanto Gesù stesso aveva detto ai Suoi discepoli. È quanto Egli ci dice nel testo biblico che esamineremo oggi e che si trova nel capitolo 15 del vangelo secondo Giovanni. Vedremo come la persecuzione del movimento cristiano sia praticamente inevitabile proprio a causa del tipo di mondo in cui viviamo, di quello che i cristiani sono in sé stessi, e per l’identità stessa di Gesù. Cerchiamo allora di capire partendo da ciò che troviamo proprio in quel capitolo.

[continua qui]



[1]     Quando si viveva in una società che vantava di essere, in modo omogeneo, “cristiana”, perché spesso questo era solo “forma” esteriore e non “sostanza”.

 

 

postato da: pcastellina alle ore 28/10/2005 11:35 | link | commenti (1)
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venerdì, 21 ottobre 2005

Un progetto di vita e le sue regole
[Predicazione del 23 ottobre 2005]

La comunità cristiana può essere paragonata ad una scuola o ad un laboratorio dove operano degli apprendisti. Anzi, in essa siamo tutti “apprendisti”. La comunità cristiana, infatti, la chiesa, per sua stessa natura, deve essere un gruppo di persone che sta impa-rando a vivere secondo la volontà di Dio. Gesù ci mette in comunione con Dio e ci fa vivere nell’ambito di una comunità, quella cristiana. Come ci si deve, però, comportare con Dio? Come ci si deve comportare con gli altri? Secondo i criteri che Gesù stesso ci insegna e che spesso sono molto diversi da quelli comuni in questo mondo ed ai quali siamo abituati.

In questo mondo, per esempio, prevale il pensare solo e sempre a sé stessi, ai propri interessi, vantaggi e comodi: l’egoismo. “Non così dovrà essere tra voi”, dice Gesù. In questo mondo ciascuno pensa per sé, e non si ha scrupoli nel danneggiare gli altri, umi-liarli, ferirli, calpestarli, sfruttarli per fare i nostri interessi a loro danno. “Non così dovrà essere tra voi”, dice Gesù. In questo mondo prevalgono i conflitti, la concorrenza spieta-ta, i rapporti di potere e di forza. “Non così dovrà essere tra voi” , dice Gesù. In questo mondo si ritiene umiliante ammettere di avere sbagliato e chiedere perdono. Quando ci fanno dei torti, si coltiva il risentimento, si rompono i rapporti e si pensa “a fargliela pa-gare”. “Non così dovrà essere tra voi”, dice Gesù. Sì, la comunità cristiana è chiamata a distinguersi consapevolmente dal modo di pensare, parlare ed agire, comune in questo mondo. (...)

Nel capitolo 18 di Matteo, nella parte centrale di questo capitolo - il testo, in particolare, che oggi è sottoposto alla nostra attenzione - troviamo Gesù che ci istruisce al riguardo ciò che dobbiamo fare quando qualche nostro fratello in fede ci fa un torto, ci offende, o, in qualche modo ci danneggia. Che dobbiamo fare? “Tenergli il broncio”, non parlargli più, coltivare in noi il risentimento e pensare a “fargliela pagare”, o, peggio, a vendicarci? Continua qui.

postato da: pcastellina alle ore 21/10/2005 22:15 | link | commenti
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giovedì, 13 ottobre 2005

Quando Dio disdegna le cerimonie religiose
[Predicazione del 16 ottobre 2005]

Inizio con una domanda: «La religione è solo una “attività della domenica” per coloro ai quali ancora importa?». Rispondo: «No, la vera religione, quella biblica, riguarda anche “i giorni feriali”». Solo, infatti, di una religione alienata ed alienante lo si può pensare. O la fede è “totalizzante”, o tocca il tutto della vita, oppure non serve a nulla, anzi, Dio stesso la disdegna! A che servono, infatti, delle cerimonie religiose se esse non riflettono la signoria di Dio su tutta la nostra vita?

Questo è il messaggio chiaro e pungente del testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, il capitolo 58 del libro del profeta Isaia. Leggiamolo. La Parola di Dio si rivolge al profeta (ed oggi anche a noi) e dice:

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr051016.pdf

postato da: pcastellina alle ore 13/10/2005 19:56 | link | commenti (1)
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sabato, 08 ottobre 2005

Un racconto per bambini?

Oggi, generalmente, la gente conosce poco della Bibbia. C’è però un racconto, in essa contenuto, che quasi tutti conoscono: è quello del diluvio universale e dell’arca di Noè. Su di esso si scrivono storie umoristiche, cartoni animati, film, giocattoli, libretti da colorare. In effetti questo racconto è spesso considerato qualcosa di interessante per i bambini. Vediamo così bei libretti illustrati dove si vede Noè come un simpatico vecchietto che, con la sua famiglia si prende cura di tante specie di animali che egli ospita, dopo averli salvati, su una grande imbarcazione. E poi c’è il mare, i colori dell’arcobaleno, il simbolo della colomba…. Ai bambini piace, infatti, la natura e gli animali. Essi se ne interessano, se ne prendono cura, vogliono conoscerne il nome, come sono fatti, le loro abitudini, ecc. Inoltre, l’idea di salvare gli animali dalla distruzione è molto attuale e gradita allo spirito ecologista e naturalista oggi diffuso.

Certo, quello dell’arca di Noè è un racconto educativo. In realtà, però, il racconto che ci parla del diluvio universale, non è proprio un romantico “racconto per bambini”, ma il racconto realistico, piuttosto serio, e certamente anche spaventoso, che ci parla dell’inappellabile giudizio di Dio, che condanna un’umanità immorale e violenta. Esso, infatti, non è una favola, dato che esso compare in ogni continente nei racconti di quasi tutti i popoli. Gli antropologi hanno trovato, infatti, ben 275 antichi racconti originali che ci parlano di un diluvio catastrofico avvenuto tanto tempo fa. Questo racconto non è una favola, anzi, ci insegna a chiare lettere che “con Dio non si scherza”. Infatti, nessuno può permettersi di prendere alla leggera le cose che Lo riguardano, immaginandosi che Egli passi sopra, come se niente fosse, alle nostre trasgressioni e sia sempre disposto ad una grazia a buon mercato.

Quello che promette, Iddio sempre mantiene. Grazie a Lui, però, come vediamo in questo racconto, Egli salva, per grazia, un certo numero di individui, insieme, naturalmente, agli animali, innocenti.

Oggi si vorrebbero proteggere i bambini dalle “cose brutte della vita”, ma questo racconto (se narrato correttamente) li pone giustamente di fronte alla realtà, non a romantici ideali. Ecco, perché la famiglia cristiana prende sul serio la propria responsabilità di essere coinvolta tutta quanta nella fede in Cristo imparando insieme (grandi e piccini) ciò che Cristo ha insegnato.

 La realtà, infatti, non è oggi tanto diversa da quella descritta nel capitolo 5 della Genesi e tutti ne soffriamo. Inoltre, allo stesso modo in cui esso è realistico al riguardo delle cose come stanno, ci presenta con altrettanta chiarezza come la salvezza non dipenda dalla buona volontà umana, ma solo da quanto ci provvede la misericordia di Dio. Lo conosciamo o ci illudiamo che le cose “andranno comunque bene”? Ci lasciamo tutti coinvolgere nel “progetto salvezza” dell’Evangelo di Gesù Cristo, ancora oggi non solo rilevante, ma anche sempre efficace? Siamo impegnati anche come famiglie cristiane ad avvalerci di tutto ciò che Dio ci provvede per una vita significativa ed eterna, libera dal peccato e dalle sue conseguenze?

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr051009.pdf

postato da: pcastellina alle ore 08/10/2005 10:12 | link | commenti
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