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giovedì, 29 dicembre 2005

Il tempo non è da sprecare inutilmente!

Ho trovato recentemente un sito internet dal titolo: «Perdite di tempo» che porta espressamente ed onestamente, come sottotitolo: «Il sito fatto apposta per sprecare il tempo libero». Con una simile presentazione, questo sito ...non l'ho visitato! Perché? Perché io ...non ho tempo da perdere! Il tempo che abbiamo a disposizione è una risorsa importante ed è pure breve! Per questo l'atteggiamento giusto che deve avere un cristiano è: «Il tempo è un dono di Dio. Non deve essere sprecato, ma deve essere reso produttivo per la Sua gloria, per l'avanzamento del Suo regno, per servire i Suoi propositi!». Certo, sono consapevole che qualcuno potrebbe dire che l'Internet stesso sia una perdita di tempo! Potrebbe certo esserlo, soprattutto quando non lo si usa in modo costruttivo. Esso può essere uno strumento di lavoro e senz'altro anch'esso può essere posto al servizio di Dio! Dipende dunque da come lo si usa.

Scriveva l'apostolo Pietro: "[Come cristiani, vivete ora] per consacrare il tempo che ... resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma alla volontà di Dio. Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche. Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi. Ne renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti" (1 Pietro 4:2-5).

Certamente non perdeva tempo, anzi, era un «uomo di azione», capace, costruttivo, produttivo, di successo, il personaggio biblico di cui ci parla il testo sottoposto oggi alla nostra attenzione. Egli metteva le sue risorse al servizio di Dio e dell'avanzamento del Suo regno. Leggiamo quanto troviamo nei primi 9 versetti del libro di Giosuè.

Continua qui

postato da: pcastellina alle ore 29/12/2005 16:52 | link | commenti
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venerdì, 23 dicembre 2005

Per salvarci dal peccato e dalle sue conseguenze

Per salvarci dal peccato e dalle sue conseguenze
[Mia predicazione del 25.12.2005].

Il destino di una persona è forse già segnato fin dalla sua nascita? Le opinioni al riguardo sono controverse. La cosa sembra provata dal punto di vista biologico. La struttura genetica ereditaria della nostra persona, salvo imprevisti, determina in gran parte di salute e malattia, vita e morte.

Noi, però, sappiamo pure con certezza, sulla base della rivelazione biblica, che Dio è sovrano, che Egli è in controllo di ogni cosa. Egli è come un vasaio[1] e noi siamo i vasi che Egli plasma. È Lui che determina l’uso che vuol fare di questi vasi, la loro destinazione e durata. Certamente abbiamo spazi di libertà, ma fondamentalmente noi ci muoviamo nell’ambito dei Suoi propositi. Questo ci può piacere oppure no, possiamo crederci o non crederci. I cristiani, però, credono a quanto la Bibbia afferma, perché è Parola di Dio e, soprattutto, si affidano volentieri a Dio perché sanno che Egli ha sempre un motivo buono e giusto per ogni cosa, anche quando non lo comprendono.

Se è vero com’è vero che tante cose non ci è dato di conoscerle, noi possiamo conoscere, in particolare, il destino e la vocazione di alcuni personaggi che sono stati e sono determinanti per l’umanità.

Il profeta Isaia aveva questa consapevolezza a proposito della sua vocazione. Nelle sue parole si riflette la vocazione di Israele e, in particolare quella del Cristo. Egli scrive: “Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno, ha pronunziato il mio nome fin dal grembo di mia madre. Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente, mi ha nascosto nell'ombra della sua mano; ha fatto di me una freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra, e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele, per mezzo di te io manifesterò la mia gloria” (Is. 49:1-3).

Ai genitori stessi di Gesù Iddio rivela il destino e la missione di quel bambino. Giuseppe dovrà dargli il nome “Gesù” perché il significato di questo nome già doveva indicare la sua missione: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati» (Mt. 1:20:21). A Maria stessa viene rivelato, a proposito di suo figlio Gesù: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione (e a te stessa una spada trafiggerà l'anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati» (Lu. 2:34,35). A Maria viene rivelato il destino e la missione di Gesù come pure le sue sofferenze quando dovrà assistere all’ostilità verso Gesù e alla Sua crocifissione.

Sì, c’è un preciso motivo per cui Gesù di Nazareth è comparso sulla scena di questo mondo, assumendo l’importanza che Egli ha avuto ed ha per l’intero genere umano, per ciascuno di noi. Il motivo di questa comparsa, apparizione, venuta, è ribadito nel testo biblico che è sottoposto oggi alla nostra attenzione. Si trova nella prima lettera dell’apostolo Giovanni, al capitolo 3. Leggiamone i primi versetti:

Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2005/pr051225.pdf


[1] Ad es. „Il vasaio non è forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile?“ (Ro. 9:21).

postato da: pcastellina alle ore 23/12/2005 15:37 | link | commenti
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venerdì, 16 dicembre 2005

Sei uno che mantiene le promesse?
{Mia predicazione dell'18.12.05}

Siete voi persone che quando si chiede loro qualcosa, rispondono chiaramente di sì, senza alcuna ambiguità, e poi fanno esattamente quanto viene loro richiesto nel tempo necessario “salvo imprevisti”, o anche persone che dicono di no ed è chiaro che non lo faranno? Quando si dice di sì bisogna rispettare l’impegno preso, e bisogna anche avere il coraggio di dire di no quando lo riteniamo necessario.

Ci sono, però, persone ambigue, che non è mai chiaro se dicono di sì oppure di no, forse perché non si vogliono impegnare veramente in nulla, vogliono fare solo quello che gli è comodo e poi giustificare la loro scelta facendo leva proprio sulla risposta imprecisa che avevano dato fin dall’inizio.
Le chiameremo “gente del sì e no”. In italiano si dice qualche volta: “La distanza che devi percorrere è sì e no venti chilometri”, cioè “circa”, “approssimativamente”, non siamo in grado di specificare con esattezza. L’espressione “sì e no”, quindi, esprime incertezza, approssimazione, imprecisione, probabilità non garantita, non dimostrata. “Forse è così, chissà, magari…”. Non ne siamo del tutto sicuri, speriamo… Ci si può fidare delle promesse della “gente del sì e no”? Con loro tutto è più difficile. I cristiani dell’antica città di Corinto avevano, una volta, atteso con ansia l’arrivo presso di loro dell’Apostolo Paolo. Aveva infatti promesso che avrebbe fatto loro visita. Desideravano udire il suo insegnamento per poter approfondire la dottrina della fede, come pure il suo aiuto per risolvere alcuni problemi della loro comunità. Sembrava però non arrivare mai. Forse che l’Apostolo aveva fatto loro vuote promesse che egli non aveva intenzione di mantenere? Forse che era negligente ed inaffidabile? No, l’apostolo aveva avuto motivi validi per ritardare, perché, per principio, egli era un uomo che intendeva mantenere fede responsabilmente a tutte le sue promesse. Si proponeva serietà ed impegno massimo in tutto ciò che intraprendeva. Egli considerava questo un punto d’onore proprio per essere testimone della fedeltà di Dio a tutte le Sue promesse. Quando diceva sì era sì, e quando diceva di no, era no, senza alcuna ambiguità. In fondo, era quello che Gesù stesso, infatti, aveva insegnato: «Il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno» (Mt. 5:37) come pure quello che aveva scritto l’apostolo Giacomo: «Il vostro sì, sia sì, e il vostro no, sia no, affinché non cadiate sotto il giudizio» (Gm. 5:12).

In questa circostanza Paolo scrive ai cristiani di Corinto e, sull’argomento della fedeltà alle promesse fatte, ad un certo punto egli dice...

Testo completo qui

postato da: pcastellina alle ore 16/12/2005 11:07 | link | commenti
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venerdì, 09 dicembre 2005

Il migliore biglietto augurale!
{Riassunto della mia predicazione dell'11.12.05}

Sapete come formulare degli «auguri» significativi? Non delle frasi fatte e di circostanza, non dei vaghi desideri, ma benedizioni fondate su effettive realtà, la realtà e l'opera di Dio, disponibili a chiunque voglia farle proprie seriamente.

Potreste quindi, quando formulate degli auguri per delle persone, non solo quelle alle quali volete bene, ma anche alle altre, utilizzare proprio la benedizione che l'apostolo Paolo formula al termine del capitolo 15 della lettera ai Romani, cioè: «Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo» (Romani 15:13). E' il migliore augurio che mai voi potreste fare perché è qualcosa di vero e concreto, significativo e dal valore eterno.

Naturalmente dovreste pure accompagnarlo da una spiegazione. Potreste dirgli: «Vedi, questa frase della Parola di Dio è una benedizione, il migliore augurio che io potrei mai farti. In essa io mi auguro: (1) che tu possa conoscere a fondo Gesù Cristo, il Signore ed il Salvatore della vita umana; (2) che attraverso di Lui tu possa vederti ricolmato della speranza viva e ben fondata che solo Dio può ispirare; (3) che tu possa fare abbondante esperienza di quella gioia e di quella pace che solo Lui ci può dare, (4) che tu abbia la fede necessaria per fare proprio tutto questo e Dio stesso è disposto a concederti questa fede se Gliela chiederai; infine, che (5) la potenza dello Spirito Santo di Dio si metta in movimento in te per realizzare tutto questo.

Se faremo un tale biblico augurio, accompagnato dalla nostra spiegazione, dalle nostre preghiere e dal nostro concreto interessamento personale, potremo dire di avere finalmente fatto qualcosa di significativo «nelle feste».

Testo completo qui

postato da: pcastellina alle ore 09/12/2005 15:56 | link | commenti
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