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giovedì, 16 febbraio 2006

La grazia di Dio: il nostro bene più prezioso

[19.2.06]

[Riassunto della predicazione] Con il titolo: La grazia di Dio: il nostro bene più grande, la predicazione di oggi, sul testo biblico: 2 Corinzi 11:18-30,12:1-10 inizia osservando come l’Apostolo Paolo qui parli delle sue esperienze personali. Non lo fa volentieri, perché si era sempre proposto di mettere al centro dell’attenzione, nel suo ministero, esclusivamente il Cristo. È però costretto a farlo, egli dice, per difendersi dalle pretese di altri predicatori che vantano di sé grandi cose e disprezzano Paolo che aveva sempre mantenuto “un basso profilo”. gli dice qualcosa di questo genere: “…sentite: se io volessi vantarmi, vi assicuro non sarei da meno di voi, anzi, potrei dimostrarvi che i miei titoli, ciò che mi è capitato, le esperienze che ho fatto, ciò che ho conseguito, è persino maggiore di quanto affermate di voi stessi! Ma a che serve?”. Paolo poteva vantare di essere “un eroe della fede” per le persecuzioni che aveva dovuto sopportare a causa dell’Evangelo, ma non lo fa. Paolo poteva vantare pure le straordinarie ed uniche rivelazioni che aveva ricevuto da Dio. Chi altri avrebbe potuto dire di averle altrettanto ricevute, ma non lo fa. Anzi, Dio non lo aveva guarito di un suo problema fisico assillante proprio affinché non si inorgoglisse. L’unica cosa, però, di cui Paolo può legittimamente andare fiero è di essere stato oggetto da parte di Dio della Sua grazia. Prima era stato solo un presuntuoso bestemmiatore, un ribelle a Dio ed al Suo Cristo, un violento. Prima pensava di essere “gran cosa” e di essere “a posto”, ma si illudeva. Dio, però, ha avuto misericordia di lui, gettando a terra lui e la sua presunzione ed aprendogli gli occhi sul fatto di essere lontano da Dio e del tutto perduto, come pure di avere bisogno della grazia di Dio, disponibile nella Persona e nell’opera di Gesù Cristo. Per grazia di Dio ora è in pace con Dio e Lo serve con gioia e riconoscenza. La grazia di Dio è l’unica cosa che per lui conti, grazia da vivere e da annunciare.

La grazia di Dio oggi è un concetto spesso ignorato, incompreso, abusato e vilipeso. Oggi molti vivono con l’illusione di essere “a posto” con Dio perché ritengono di essere “brava gente”, con l’illusione che le loro opere “sicuramente li salveranno”. Altri vivono nell’illusione che saranno salvati perché Dio è “buono” ed alla fine salverà tutti in ogni caso. Non devono quindi fare nulla di particolare e certamente non darsi tanta pena di conoscere Cristo. È “la grazia a buon mercato” di cui parlava Dietrich Bonhoeffer, grazia senza ravvedimento, senza fede attiva, senza impegno, senza ubbidienza: una tragica illusione [spesso persino predicata!]. Una comprensione della grazia che l’apostolo Paolo vive ed annuncia nelle Scritture è dunque essenziale. Paolo scrive “…prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità; e la grazia del Signore nostro è sovrabbondata con la fede e con l'amore che è in Cristo Gesù. Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna” (1 Ti. 1:13-17).

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postato da: pcastellina alle ore 16/02/2006 11:36 | link | commenti (2)
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venerdì, 10 febbraio 2006

Chi dimostra maggiore „realismo“?

[12.2.06]

[Riassunto della predicazione] Vi sono giornalisti famosi, particolarmente brillanti ed acuti, che pubblicano regolarmente sui giornali o trasmettono alla radio i loro commenti sui fatti del giorno, sugli avvenimenti politici o su fenomeni di costume. A me piace leggerli o ascoltarli soprattutto quando le loro riflessioni sono pungenti ed ironiche e non hanno timore di colpire il malcostume dovunque si manifesti nella società. La loro esperienza e saggezza, ma anche spesso la loro personalità libera ed aliena dal conformismo, li spinge a provocare senza preoccuparsi di offendere, di “pestare i piedi” dei potenti o ricevere querele... Anticamente era il profeta ad assumere un ruolo simile a questo. Il termine “profeta” comprende anche e soprattutto il significato di chi parla per conto di Dio al Suo popolo per stimolare, denunciare, consolare. Iddio ancora oggi usa le parole degli antichi profeti di Israele per parlarci in modo rilevante ed attuale, anche se il contesto originale delle loro parole era molto diverso dal nostro e distante nel tempo e nello spazio. Ci lasciamo noi interpellare da essi anche se talvolta “ci mettono in crisi”? Spesso dobbiamo confessare, con l’antico Daniele, che: “Non abbiamo ascoltato la voce del SIGNORE, del nostro Dio, per camminare secondo le sue leggi che egli ci aveva date mediante i profeti suoi servi” (Da. 9:10).

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione consiste di due soli versetti tratti dal libro del profeta Geremia, al capitolo 9. I versetti 23 e 24 affermano:

"Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose io mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Geremia 9:22,23).

Nell’epoca di Geremia, il popolo di Israele, pur chiamato a testimoniare al mondo la sua fedeltà a Dio, compromette la sua vocazione lasciandosi affascinare dagli usi, costumi e religioni dei popoli circostanti. A livello politico i governanti di Israele vogliono non essere da meno di quelli delle nazioni circostanti, con cui cercano alleanze e compromessi. La fede di Israele, però, non è solo “religione”, ma implica anche uno “stile” suo proprio di “far politica” impostato alla fiducia ed all’ubbidienza verso Dio. Il popolo di Dio, infatti, può e deve fare politica, ma secondo le indicazioni ed i principi che Dio gli insegna nella Sua parola, non nello “stile” di questo mondo.

Geremia denuncia con forza la situazione e propone “politiche alternative. Si ritengono saggi, ma è la saggezza di Dio? Si ritengono forti, ma è la forza di Dio? Si ritengono ricchi, ma è la ricchezza di Dio? Quindi: Il saggio non si glori (non meni vanto) della sua sapienza, perché essa non basterà a salvarlo come non bastò a salvare Salomone. Colui che confida nelle proprie energie e nel proprio coraggio, non si glori, non calcoli troppo sulla sua forza, perché neppure Sansone fu salvato dalla sua forza, mancando di conoscenza e di timor di Dio. “Il ricco” colui che si è affannato ad ammassare beni materiali con mezzi leciti e illeciti (5:27) e crede con quelli di potersi godersi la vita senza fastidi, non si glori, non si fidi della sua ricchezza, perché essa non lo metterà al riparo dai mali, come non salvarono Acab dalla rovina per i beni male acquistati. La prova tangibile dell’autenticità del nostro essere cristiani è il carattere conforme ai criteri di bene e di giusto stabiliti da Dio. È basata sulla consapevolezza che, non solo Dio ci ha creati, ma anche ci ha rigenerati in Cristo. Gli altri devono vedere in noi qualcosa che rammenti loro il fatto che siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio. Lo scopo dell’Evangelo è l’essere “somiglianti” a Cristo. In che modo si manifesta la nostra confessione di fede? Che noi si possa svegliarci ogni nuovo giorno ed affermare, “Signore Gesù, qualsiasi cosa io debba fare oggi, qualunque sia il mio programma per questo giorno, possa il Tuo programma prevalere, affinché in me oggi, il Tuo carattere sia manifesto!”. Perché “…è in questo” dice Dio, “che io mi compiaccio”.

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postato da: pcastellina alle ore 10/02/2006 13:59 | link | commenti (1)
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venerdì, 03 febbraio 2006

I benefici effetti del sole

[5 febbraio 2006]

In posti di montagna come i nostri, dove, d’inverno, alte montagne e strette valli impediscono l’accesso dei raggi del sole anche per lunghi mesi, l’arrivo dei primi raggi fa aprire le finestre con piacere e ci si rallegra della luce e del calore dopo tanto freddo ed oscurità. La luce del sole fa bene.
Il sole è il centro del nostro universo ed in tutte le culture dire sole è come dire calore, fuoco, vita, cioè la più grande espressione dell'energia. Fin dai tempi antichi l'essere umano ha compreso l'azione benefica del sole tanto che sono numerose favole, leggende e miti in cui questo astro è presente con il suo potere risanante sia per il corpo che per la mente. Gli esperti ci descrivono le azioni biologiche date dai due principali raggi luminosi del sole, cioè gli infrarossi e gli ultravioletti. I primi sono calorici, ossia sono i responsabili dell'azione riscaldante del corpo; gli ultravioletti invece, penetrando nella profondità dei tessuti fin dentro le cellule, sono i responsabili dell'azione stimolante dei processi metabolici. L’esposizione moderata ai raggi del sole è una vera e propria medicina. Malattie della pelle come l'acne giovanile e la psoriasi, malattie delle ossa come le artrosi, reumatismo cronico (anche quello muscolare), l'osteoporosi, il rachitismo, malattie del sangue come alcune anemie e i linfatismi, malattie respiratorie ricorrenti come l'asma bronchiale sono curate dalla luce del sole. Inoltre è dimostrato da recenti ricerche che la luce del sole riduce l'ansia e stimola il tono dell'umore combattendo così la depressione. Tuttavia anche chi è in buona salute può usufruire dei benefici effetti del sole perché la sua luce rivitalizza il sistema atto a produrre ormoni, migliora l'efficienza fisica e mentale, aumenta capacità muscolari, favorisce la produzione dei globuli rossi, induce un'efficace ossigenazione dei tessuti e facilita, attraverso la traspirazione cutanea, l'eliminazione delle tossine” .

Anticamente il sole era considerato una divinità e gli si rendeva culto. Quando, però, si giunge a comprendere che il sole è solo una creatura, esso rimane simbolo di Dio, mentre l’oscurità ed il freddo è simbolo del male. Infatti, come il sole verso la primavera s’innalza al di sopra delle montagne e rischiara e riscalda valli tenebrose e fredde, così quando Dio “s’innalza” nella vita di una persona, di una famiglia o di una società, è sempre un’esperienza “terapeutica”! Il profeta Isaia scrive: “Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il SIGNORE e la sua gloria appare su di te” (Is. 60:2). Iddio “s’innalza” nella Persona e nell’opera di Gesù di Nazareth tanto che incontrare Gesù, ieri ed oggi, diventa per tanti un’esperienza di guarigione nel corpo, nell’anima, nello spirito, come può farlo il sole per il corpo e la mente. Gesù disse, infatti: “Io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me” (Gv. 12:32).

Il testo biblico proposto alla nostra attenzione quest’oggi è tratto dal primo capitolo dell’Apocalisse e riprende l’esperienza dell’apostolo Giovanni che, proprio in una situazione di depressione [era stato infatti esiliato a causa della sua fede ed attività di diffusione dell’Evangelo] ha una visione del Cristo risorto. Dapprima essa lo spaventa [avrebbe spaventato tutti!]. Poi, però, come sempre, essa si rileva per lui benefica. La visione gloriosa del Cristo gli rivelerà un messaggio da portare alle chiese. Leggiamo allora il testo, come lo troviamo in Apocalisse, dal versetto 9 al 18.

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postato da: pcastellina alle ore 03/02/2006 15:17 | link | commenti
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