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giovedì, 27 aprile 2006

…a quale animale assomigliate?

…a quale animale assomigliate?
introduzione alla mia predicazione del 30 aprile

Vi sono tanti modi di dire in italiano che associano una persona ad un particolare animale per definire il suo carattere. Ci sono combinazioni positive per le quali uno si sentirebbe onorato di essere associato al carattere proverbiale di un animale. Ci farebbe piacere essere “furbi come una volpe”, oppure magari essere «una gatta morta», cioè apparentemente miti e ingenui. Potrebbe capitare d’essere «secchi come un’acciuga», cioè persone molto magre. A qualcuno piace, poi, «fare la lucertola», vale a dire stare a lungo distesi al sole. Altri possono essere definiti delle «mosche bianche», cioè persone non comuni, oppure anche potrebbero essere come un mulo, cioè persone testarde. Qualcuno di voi potrebbe magari essere «un orso», una persona poco socievole. A chi di voi piacerebbe, però, essere equiparati ad un coniglio, in altre parole, persone particolarmente paurose …oppure «essere un merlo», in pratica, dei creduloni? Quale donna vorrebbe essere, infine, una «oca giuliva», cioè sciocca e superficiale?

Vorreste voi, però, essere come …una pecora? Della pecora si parla della sua mitezza, ma c’è anche il rischio d’essere solo “dei pecoroni”, persone pavide, passive, conformiste… Essere “pecoroni” non è un concetto positivo: molti dicono di non volere far parte di un gregge e di non aver bisogno di alcun “pastore”. Dicono di voler pensare con la propria testa e di andare solo dove decidono loro... Molto spesso, però, non è così: questi rimangono solo dei buoni propositi. In realtà seguono, di fatto, un qualche conformismo, vogliono far parte “della maggioranza” e vanno dietro, loro malgrado, a qualcuno che s’impone loro come “pastore” …e spesso non è per niente un “buon pastore”.
Non vogliono magari ammetterlo, ma il più delle volte vanno dietro a “pastori” che si auto-proclamano tali, ma che non meriterebbero per nulla la loro fiducia, o perché li sfruttano, oppure perché non sanno neanche loro dove stanno andando! È un po’ come l’autoadesivo messo dietro un’auto su cui c’è scritto: “Non seguitemi, mi sono perso anch’io”. Vanno così vagando sulle strade della vita e si sentono confusi, disorientati, soli, in preda ad ogni furbo predatore…

Una volta Gesù di Nazareth stava percorrendo le città ed i villaggi della Palestina e, com’era solito fare, insegnava e predicava un messaggio di gioia e di speranza guarendo ogni malattia ed infermità. “Vedendo le folle,” dice il vangelo secondo Matteo, “ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (Mt. 9:36). Potrebbe questo corrispondere alla vostra situazione? L’apostolo Pietro, riferendosi alla gioia di aver trovato il Salvatore Gesù Cristo e di seguirlo, scrive: “…poiché eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime” (1 Pi. 2:25).

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postato da: pcastellina alle ore 27/04/2006 17:44 | link | commenti
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venerdì, 21 aprile 2006

Libertà che Cristo ci ha guadagnato

Libertà che Cristo ci ha guadagnato
Sintesi della predicazione del 23 aprile

La risurrezione del Signore e Salvatore Gesù Cristo rimane anche per i cristiani d’oggi una celebrazione che ispira grande gioia ed entusiasmo perché è la buona notizia che qualcosa di straordinario che è stato compiuto nella storia. Esso ha rilevanza personale e trasforma il presente ed il futuro di quanti a Lui si affidano. Anche un testo apparentemente difficile come quello di oggi ci parla delle libertà che, per grazia, ricevono coloro che fanno di Cristo il loro Signore e Salvatore personale. I cristiani lo leggono con ricono-scenza rammentandosi così di quanto grande sia ciò che per loro Cristo ha realizzato nella Sua morte e risurrezione. Essa è personalmente rilevante e nel Battesimo rappresentano graficamente quel che è avvenuto nella loro vita: la rinascita spirituale ad un nuovo modo di vivere. Eravamo spiritualmente morti, ma in Cristo siamo stati vivificati. Avevamo un enorme debito da pagare verso Dio, ma Dio ha provveduto in Cristo affinché fosse completamente saldato. Eravamo soggetti inesorabilmente a forze del male che volevano solo distruggerci, ma Cristo ci ha resi, su di esse, più che vincitori.

Questa è l’esperienza concreta di uomini e donne che ieri ed oggi si sono affidati a Cristo e può essere pure l’esperienza concreta di quanti altri desiderano comprendere e poter fare propri i benefici dell’opera del Signore e Salvatore Gesù Cristo.

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postato da: pcastellina alle ore 21/04/2006 15:24 | link | commenti (2)
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giovedì, 13 aprile 2006

Dalla "tomba" della depressione alla gioia

Dalla "tomba" della depressione alla gioia
Sintesi della predicazione del 16 aprile (Pasqua)

La predicazione di oggi s'incentra su un testo dell'Antico Testamento che, come altri testi simili, prefigura la gioia che infonde l'opera del Cristo nella vita del credente, un'opera che può essere spesso paragonata all'uscita dalla tomba in una risurrezione a nuova vita. Si tratta di una preghiera di riconoscenza e di lode che Anna, madre del futuro profeta Samuele, eleva a Dio. Priva di figli, abbattuta, depressa, emarginata e tormentata, essa trova in Dio la sua gioia e la sua forza. Dio diventa per lei non solo Colui che risponde alla sua preghiera, ma Colui che le infonde dignità ed una vita sensata e con una prospettiva eterna. Questa preghiera è pure una confessione di fede in Dio che nasce proprio dalla sua esperienza. In essa Anna: riconosce l'unicità di Dio, la Sua santità ed onniscenza. Riconosce che Dio è Colui che veramente sazia, dà riposo, rende fecondi. Riconosce la sovranità di Dio sulla sua vita e che Dio solo è la fonte dell'autentica prosperità. Riconosce Dio come fonte della sua dignità e stabilità, come pure il fatto che in Lui si trovino le risorse di cui ogni essere umano ha bisogno. Si consiglia di leggere pure il capitolo 1 di 1 Samuele.

Cantico di Anna. (1)Allora Anna pregò e disse: «Il mio cuore esulta nel SIGNORE, il SIGNORE ha innalzato la mia potenza, la mia bocca si apre contro i miei nemici perché gioisco nella tua salvezza. (2) Nessuno è santo come il SIGNORE, poiché non c'è altro Dio all'infuori di te; e non c'è rocca pari al nostro Dio. (…) (6) Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. (7) Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. (8) Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo” (1Samuele 2:1-2,6-8).

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postato da: pcastellina alle ore 13/04/2006 08:56 | link | commenti
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venerdì, 07 aprile 2006

Al servizio degli altri

Al servizio degli altri
(Introduzione della mia predicazione del 9.4.2006).

Essere al servizio degli altri: questo è qualcosa che è ben lungi dall’essere popolare nella società d’oggi! “Non sono mica il tuo servo!” si dice talvolta a qualche nostro familiare che sembra “prendersela un po’ troppo comoda” nei lavori domestici, facendosi da noi servire. È vero che, nel passato, si è spesso abusato di questo concetto, quando semplicemente si sfruttava senza scrupoli il servizio altrui, soprattutto da parte di chi aveva la forza per imporlo. Dobbiamo opporci a tutto questo. Oggi, però, l’egoismo prende altre forme, e spesso i legittimi bisogni degli altri vengono del tutto ignorati.
Essere disposti a servire è tipicamente un concetto cristiano. Nella Sua Parola Iddio ci dice: “Ciascuno metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio” (1 Pi. 4:10 ND).

Parlando della Sua missione, del motivo per il quale Gesù è venuto in questo mondo, egli disse: “Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Mt. 20:28). Gesù aveva, infatti, inteso che tutta la Sua vita, e persino la Sua morte, doveva essere un servizio reso all’umanità, a voi ed a me. Lo vediamo chiaramente quando, nei vangeli, vediamo Gesù che va incontro ai bisogni di ogni tipo di persone con incredibile generosità e disponibilità.
Egli insegnava ai Suoi discepoli a fare altrettanto. Avvicinandosi il tempo del Suo supremo sacrificio sulla croce, Gesù aveva voluto condividere un’ultima cena con i Suoi amici. Come si usava a quei tempi, prima di entrare in una sala da pranzo, un servo andava incontro agli ospiti, il quale lavava i loro piedi, sporchi per la polvere della strada. I discepoli, così, giungendo al luogo designato per la cena, non avevano creduto ai loro occhi: non un servo, ma Gesù stesso, il loro Maestro e Signore, era venuto loro incontro, si era inginocchiato di fronte a loro per lavare loro i piedi. Vincendo la loro comprensibile resistenza, Gesù dice loro: “Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io” (Gv. 13:13-15).
Esortando i cristiani ad un atteggiamento di umiltà e di prontezza al servizio, ed indicando loro l’esempio stesso di Gesù, l’apostolo Paolo scrive: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome” (Fl. 2:5-9).

È sorprendente vedere come, persino nell’Antico Testamento, il concetto di servire si applica alla figura del Messia stesso. La speranza d’Israele si concentra sul futuro avvento sulla terra di Dio stesso come Re, Giudice e Salvatore. I profeti, in particolare Isaia, ne parlano, però, come della venuta del Servo, il Servo sofferente. Fra i testi che ne parlano in questo modo c’è quello che oggi è sottoposto alla nostra riflessione.

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postato da: pcastellina alle ore 07/04/2006 14:08 | link | commenti (1)
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