Senza tanti "sì ma..." e "però...." !

Un tentativo di prendere sul serio la Parola di Dio oggi!

Chi sono

Blogger: pcastellina
Nome: Paolo Castellina

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 15 giugno 2006

Una confessione dai risultati stupefacenti

Per diversi motivi non vi proporrò nuove predicazioni fino alla prima domenica di luglio (questa), e poi mancheranno anche alcune domeniche di luglio ed agosto. Questo sito contiene, però, tutte le mie predicazioni dal 1990 e quindi avrete ampia possibilità di leggerne alcune "vecchie"!

Una confessione dai risultati stupefacenti

Ci sono imprese, realizzazioni, lavori, così grandi ed impegnativi che sembrano al di là delle capacità umane di realizzarle. La fantasia umana, allora, spesso immagina dei super eroi, che da soli riescono finalmente a fare ciò che nessuno sembra essere in grado di fare. Il cinema e i fumetti hanno inventato personaggi come Asterix il Gallico che, in virtù di una magica pozione riesce a tenere a freno l’arroganza dell’imperialismo di Roma. Pensate però anche a Super Man, Batman o all’Uomo ragno che, dotati di poteri eccezionali, riescono finalmente a ripulire intere città o persino l’intero pianeta dalla criminalità latente che nessuno pare in grado di sradicare. Il fascismo in Italia aveva inventato la figura di Maciste, simbolo della presunta invincibilità di quel regime. L’idea dei super-eroi che compiono imprese eccezionali, però, risale all’antichità.

Pensate alla mitologia greca che inventa personaggi come Ercole. Famose sono le sue imprese, chiamate “le fatiche di Ercole”. Una di queste lo aveva portato, in Grecia, nella regione dell’Elide. Chiunque si avvicinasse a questa regione su cui regnava il re Augia, rimaneva nauseato da un fetore pestilenziale che ammorbava l'aria e che proveniva dalle sue stalle. Re Augia possedeva moltissimi armenti che teneva rinchiusi in centinaia e centinaia di immense stalle. Avendo paura che glieli rubassero aveva proibito in modo assoluto ai contadini di ripulire le stalle dal letame: così nessuno avrebbe osato avvicinarsi. Erano più di trenta anni che queste stalle non venivano pulite. Euristeo ordina proprio a Ercole di farlo, ma è profondamente convinto che non avrebbe mai portato a termine l'impresa; e ne era sicuro lo stesso Augia che addirittura promette a Ercole, se ci fosse riuscito, un decimo del proprio bestiame. Ed Ercole supera la prova! Scorreva nei paraggi delle stalle il fiume Alfeo, pieno di acque impetuose. Il potente eroe devia, così, il corso di questo fiume, in modo che la corrente passasse proprio in mezzo alle stalle. Le acque giungono allora violentissime e fanno ciò che nessun uomo avrebbe potuto fare: travolgono nel loro impeto montagne di letame e le stalle tornano pulite.

Fra le imprese che sembrano “disperate” e umanamente impossibili da realizzare è ripulire il cuore umano da tutto il sudiciume morale e spirituale che lo riempie, ciò che la Bibbia chiama la contaminazione e la corruzione prodotta dal peccato. La Bibbia dice, infatti: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?” (Gr. 17:9). È il peccato, infatti, che pregiudica il successo di ogni più grande e nobile ambizione umana. Non sembra esserci terapia alcuna che possa realizzare a fondo questa pulizia. La stessa psicanalisi preferisce negare il problema piuttosto che affrontarlo onestamente nei modi che Dio prescrive. Essa, infatti, si illude di poter liberare i suoi pazienti dal senso di colpa relativizzando il concetto stesso di moralità. È quanto fa la moderna e prevalente ideologia umanista. Ci vuole infatti persuadere che “non esiste il problema” e che, anzi, per vivere “finalmente liberi e felici”, dobbiamo emanciparci dai concetti “oppressivi e superati” del Cristianesimo. Sembra che ci stia riuscendo molto bene: quanti, infatti, oggi “non ne vogliono sentire nemmeno parlare” del peccato. Mentre l’Evangelo ci vuole “convincere di peccato” per poterlo confessare ed abbandonare (con successo), l’ideologia oggi prevalente ci vuole convincere che il peccato è una categoria da dimenticare senza, però, darci alcuna speranza di risolvere il problema della condizione umana, anzi, facendoci sommergere sempre di più nel “letame”! C’è allora davvero bisogno di un “Ercole” che ci aiuti non a negare il problema ma a risolverlo! Ciechi sulle loro nefaste conseguenze, infatti, tutti noi siamo come il re Augia: temiamo che “ci rubino” i nostri peccati favoriti… tanto che ci vuole qualcuno che ci persuada che proprio non ci conviene tenerceli e che staremmo sicuramente meglio senza!

Il testo biblico di quest’oggi è molto interessante perché affronta di petto l’eterno problema della negazione del peccato per riportarci alla realtà, per indicarci l’unico che possa realmente ripulire il cuore umano dal “letame” accumulato del peccato e, attraverso la confessione, ritrovare la gioia di una “stalla” finalmente pulita e igienica, priva degli “agenti patogeni” che, coltivati proprio nello sporco, causano solo malattia e morte. Leggiamo allora quanto troviamo nella prima lettera dell’apostolo Giovanni, al capitolo primo, dal versetto 16.

Continua qui -
postato da: pcastellina alle ore 15/06/2006 18:11 | link | commenti
categorie:
venerdì, 09 giugno 2006

Tutti uguali, senza volto, privi di identità?

Tutti uguali, senza volto, privi di identità?
introduzione della mia predicazione del 11 giugno

Si racconta che il famoso filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher (1768–1834) ormai anziano, un giorno stava sedendo da solo, con vesti dimesse e la barba lunga su una panchina del parco della città dove abitava. Gli si avvicina un poliziotto pensando che fosse un vagabondo, lo scuote e gli chiede: “Lei chi è?”, al che Schleiermacher tristemente risponde: “Vorrei saperlo anch’io”. Il filosofo che molto aveva contribuito alla formazione del pensiero moderno e della teologia protestante liberale opponendosi all’ortodossia biblica, affermava di non sapere più chi fosse…

“Non sapere più chi siamo”, la perdita della nostra identità, è un male che affligge l’Europa moderna e di cui sono in gran parte corresponsabili proprio quei filosofi e teologi tedeschi così tanto oggi onorati nelle università e nelle facoltà teologiche. Contestando l’autorità biblica ed allontanandosi da essa, essi non solo hanno contribuito alla svuotamento ed alla decadenza inarrestabile delle grandi chiese protestanti storiche, ma hanno fatto perdere le radici e l’identità della stessa civiltà occidentale. Così facendo, essi l’hanno resa incapace di opporsi efficacemente alle sfide ed all’attacco di “pensieri forti” come l’Islam.

Quell’Europa che rifiuta di mettere nella sua Costituzione un richiamo alle sue radici ebraiche e cristiane, quasi vergognandosene, in nome del relativismo e di una malintesa “neutralità”, non ha più “un’anima” e questo si riflette nel vuoto morale e spirituale di tanti suoi cittadini che si lasciano trascinare dalle correnti senza chiedersi dove vengono portati e senza reagire con senso critico. Di fatto il relativismo che vorrebbe essere neutrale rispetto alle religioni, dopo aver seminato il vuoto nel cuore delle giovani generazioni, finisce per consegnare al puro caos il nostro futuro. La maggior parte dei giovani oggi, infatti, trova la sua identità nel seguire senza senso critico le ultime mode e tendenze (intellettuali o consumistiche), quello che i loro pari si aspettano da loro. Allo stesso modo tanti cristiani si lasciano intimidire dal pubblico disprezzo che sembra prevalere verso la fede cristiana tradizionale, quella dei loro padri, senza trovare valide alternative e diventando solo “massa di manovra” di chi domina la società.
Il cristiano degno di questo nome, però, non trova la sua identità condividendo i vaghi principi dell’ideologia moderna, ma la trova “in Cristo”. Come si esprime la Bibbia, “essere in Cristo” comporta avere un preciso profilo morale e spirituale che ci contraddistingue dai nostri contemporanei. Voler conoscere chi siamo non è certo un’offesa a chi è diverso da noi, né causa, come alcuni affermano, “inutili antagonismi” perché “ci farebbe essere arroganti” con le identità altrui, ma è il primo passo, il requisito stesso, per riconoscere le identità degli altri e intrattenere un dialogo con esse.

Continua qui -

postato da: pcastellina alle ore 09/06/2006 15:23 | link | commenti (3)
categorie:
venerdì, 02 giugno 2006

Vederci chiaramente è un dono di Dio!

Vederci chiaramente è un dono di Dio!
introduzione della mia predicazione del 4 giugno

Nel parlare, tante volte mettiamo in contrasto, in contrapposizione, due cose opposte, due caratteristiche estreme per mettere meglio in rilievo qualcosa che vogliamo dire. Alcuni fra i contrasti che ci sono più familiari sono, per esempio, quelli fra buoni e cattivi, piccoli e grandi, alti e bassi, grassi e magri, intelligenti e stupidi, sani e malati, bianchi e neri, e così via.

Viviamo, però, oggi, in una società a cui non piacciono i contrasti netti, precisi. Si dice, per esempio, per condannare chi fa distinzioni troppo nette fra la qualità delle persone: “La vita non è solo o bianco o nero ma ci sono tante sfumature”, “aree grigie”. Può essere senz’altro vero in molti casi, ma spesso questo argomento viene usato per affermare che non esistono valori assoluti come le categorie del bene e del male, ma che tutto sia discutibile, relativo, soggettivo, giustificabile… Nessuno, così, avrebbe diritto di emettere un qualsiasi giudizio perché non esisterebbe alcun criterio oggettivo per dire se un determinato comportamento sia giusto oppure sbagliato…

Quando le cose appaiono ai nostri occhi tutte confuse ed indistinte, però, non è che esse stiano realmente a quel modo. Sono i nostri occhi ad essere difettosi e che non riescono a mettere bene a fuoco la realtà. Se un mondo confuso ed indistinto è quello che ci propone come l’unico possibile l’ideologia che va oggi per la maggiore, noi cristiani non lo accettiamo perché sosteniamo che vederci chiaramente sia possibile con “le lenti” della Parola di Dio e la cura che ai nostri “occhi” applica il Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Ecco perché per noi che vogliamo rimanere fedeli alla Bibbia come Parola di Dio, il bene ed il male sono categorie ben chiare e distinte. Alcuni comportamenti sono giusti ed altri sono sbagliati e, per quanto questo sia di scandalo per “i benpensanti” moderni, noi abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di giudicare fra le persone sulla base di precisi criteri, beninteso, non i nostri, quelli che stabiliamo noi, ma quelli che oggettivamente Dio ha stabilito nella Sua Parola.

In precise aree della vita, quindi. …o è questo o è quello, non ci sono vie di mezzo o ambiguità. Lo affermiamo senza vergogna e con grande fermezza perché il dono di Dio in Gesù Cristo è “vederci chiaro”.

Nel testo biblico che oggi è sottoposto alla nostra attenzione, il secondo capitolo della prima lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani della città di Corinto, troviamo chiare e precise contrapposizioni. Leggiamolo, e poi identificheremo le cinque contrapposizioni che presenta e le esamineremo, anche se in modo sommario.

Continua qui

postato da: pcastellina alle ore 02/06/2006 14:46 | link | commenti
categorie: