MALTRATTAMENTI
Spunti della mia predicazione del 24/9 e 1/10 2006
Siete voi mai stati maltrattati, offesi, insultati, messi da parte? Vi hanno qualche volta impedito di parlare, quando dovevate dire qualcosa d’importante, oppure siete stati voi mai castigati ingiustamente? Spesso sul luogo di lavoro oppure a scuola, le persone più deboli ed indifese vengono prese di mira e subiscono maltrattamenti. È quello che oggi viene definito “mobbing”.
Il testo della Bibbia attraverso il quale oggi Iddio ci vuole parlare, si trova nel libro degli Atti degli Apostoli, al capitolo 12. Esso è uno dei tanti episodi biblici in cui vediamo i primi cristiani maltrattati e duramente perseguitati. Protagonista di questo racconto è l’apostolo Pietro. (...) Sofferenze più o meno grandi, a causa della loro fede, hanno caratterizzato tutta la storia del popolo di Dio, di coloro che volevano e vogliono essere fedeli a Dio (...) Com’è possibile tutto questo e perché? Qualcuno oggi potrebbe ben pensare che se il mondo odia così tanto il popolo di Dio, sia gli ebrei che i cristiani fedeli alla loro vocazione, “Ci deve essere pure un motivo”, motivo che spinge molti oggi a tenersi lontani da Cristo “per non avere guai”! Sono, però, così, veramente "al sicuro"?
Benedetto (o maledetto) il giorno in cui ti ho incontrato?
Introduzione della mia predicazione del 17 settembre 2006
Avete mai detto ad una persona qualcosa del genere: “Ringrazio Dio per averti incontrata. La tua presenza accanto a me, soprattutto nei momenti difficili, è stata veramente provvidenziale. Le tue parole, i tuoi consigli, il tuo amore, la tua comprensione, la tua solidarietà… è stata ed è veramente importante. Sei stata l’unica ad interessarti fattivamente di me e a continuare a farlo nel corso del tempo. Sei veramente per me come un angelo mandatomi dal Signore. Voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza. Ti rammento nelle mie preghiere. Che il Signore ti benedica abbondantemente”. Sì, possiamo e dobbiamo essere grati per chi il Signore ci ha messo accanto e che fedelmente ci si è dimostrato amico. Spesso, con l’andare del tempo, infatti, c’è il rischio di prendere tutto questo per scontato. Che il Signore ci guardi dall’irriconoscenza!
È possibile, altresì, dire di una particolare comunità cristiana: “Ringrazio il Signore perché vi ho conosciuti e che mi avete accolto fra voi. Ringrazio il Signore perché mi avete dimostrato fattivamente un amore che non ho mai incontrato altrove. Mi sento veramente bene con voi. Vi sento davvero come autentici fratelli e sorelle. Che il Signore vi benedica con abbondanza!”. Così dovrebbe essere per ogni comunità cristiana, chiamata a manifestare fattivamente l’amore di Cristo tanto da suscitare la riconoscenza di tutti quelli che vi si accostano. Una comunità cristiana che vive l’amore di Cristo diventa fonte di benedizione e, a sua volta, viene benedetta.
Capita, però, che certe persone si sentano dire: “Maledetto il giorno in cui vi ho incontrato!”. Se si tratta di persone che si dicono cristiane, non c’è maggiore disonore che si possa dare al nome di Cristo di questo. Nella lettera ai Romani, l’apostolo Paolo, evidenziando l’imperdonabile incoerenza dimostrata da diversi che pure facevano parte del popolo di Dio, afferma: “La Bibbia ha davvero ragione, quando afferma: per colpa vostra i non credenti parlano male di Dio” (Ro. 2:24 TILC).
Non era certamente questo il caso della comunità cristiana della città di Tessalonica, in Grecia, il cui esempio luminoso di fedeltà al Signore suscita la preghiera, piena di riconoscenza e di lode verso Dio, dell’apostolo Paolo e dei suoi collaboratori Silvano e Timoteo. È il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione che ora leggiamo ed attraverso il quale Iddio ci vuole oggi parlare.
Continua qui -Caino ed Abele, fratelli, ma con due destini diversi!
Introduzione della mia predicazione del 10 settembre 2006
Non ci vogliono molte parole per introdurre il tema del testo biblico di questa domenica. Esso è la storia ben conosciuta di Caino ed Abele. Anche chi non ha mai letto la Bibbia, sa che questo testo parla di un omicidio, del primo omicidio della storia umana. Caino uccide il fratello Abele. Da allora la storia umana è stata un susseguirsi d’omicidi, d’assassini, sia crimini individuali sia crimini di massa, più o meno giustificati e legalizzati. La terra su cui noi tutti abitiamo è davvero “intrisa di sangue”, del sangue d’innocenti che “grida” a Dio dalla terra. Ogni giorno abbiamo purtroppo questo “spettacolo” davanti agli occhi e sembra che continuerà ad essere così ancora per un pezzo… Potremmo, allora, affermare che Caino sia “il padre di tutti gli assassini”? Comprendere questo racconto ci può far capire il perché “certe cose” avvengano ancora oggi e, soprattutto, come potrebbero essere evitate! Questo testo, però, che cercheremo oggi di esaminare, comporta molti altri spunti di riflessione, attuali e rilevanti, che ci indicano come Caino sia anche “il padre” di molti altri che pure assassini non sono…
Continua qui -Essere attenti osservatori
Introduzione della mia predicazione del 3 settembre 2006
Siete degli osservatori attenti di ciò che accade attorno a voi? Alcuni lo sono più di altri. Essi possono, infatti, persino notare i più piccoli dettagli nella natura, nelle cose e negli altri. Hanno una sensibilità particolare che permette loro di essere ottimi artisti, ottimi scrittori, ottimi testimoni, e persino ottimi amici, perché possono leggerti nell’anima, comprenderti ed aiutarti. Questo è certamente un dono, sebbene pure questa capacità si possa apprendere con l’esercizio e l’esperienza. Quanto spesso è vero, però, che assomigliamo piuttosto alle proverbiali tre scimmiette? La prima si chiude le orecchie con le dita per non sentire, la seconda si mette le mani sugli occhi per non vedere, la terza si mette le mani sulla bocca per non parlare. Il significato originale sarebbe “Non voglio udire ciò che è male, non voglio vedere ciò che è male, non voglio dire ciò che è male”. Spesso, però, vuol dire: “Voglio essere volontariamente e convenientemente cieco e sordo rispetto al mondo che mi circonda e non voglio prendere posizione alcuna”!
L’effetto salutare dell’Evangelo di Gesù Cristo, però, è aprirci a Dio ed al mondo per permettergli di operare in noi ed attorno a noi quel processo di guarigione di cui noi (ed il nostro mondo) tanto abbiamo bisogno. Questo “processo di apertura” è qualcosa di cui noi tutti abbiamo bisogno e che è lungi dall’essere completo persino in coloro ai quali l’Evangelo ha già “aperto gli occhi” ed ha convertito “dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio” (Atti 26:18).
Iddio ci vuole parlare oggi attraverso un testo biblico che presenta gli apostoli Pietro e Giovanni, i quali Dio usa per guarire un uomo gravemente handicappato e per permettere che così ancora più persone sappiano del Salvatore Gesù Cristo. Troviamo questo testo nel libro degli Atti degli Apostoli, al capitolo tre, dal versetto 1 a 11. Leggiamolo.
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