Introduzione della mia predicazione del 29 ottobre 2006
Credete voi a ciò che afferma la Bibbia sulla vita dopo la morte? Lunedì scorso Ticinonline, portale su Internet della Svizzera italiana, riportando un recentissimo sondaggio sulle credenze degli svizzeri d’oggi, afferma: Per uno svizzero su quattro dopo la morte è tutto finito.
L’articolo dice: “Per quasi un quarto degli interpellati tutto si ferma invece con il decesso, mentre un buon 9% degli svizzeri pensa piuttosto ad una rinascita nel senso di una reincarnazione. Solo il 14% degli svizzeri crede ancora all'aldilà cristiano; il 24% ritiene invece che dopo la morte si finito tutto, mentre un altro quarto degli svizzeri non si preoccupa di cosa ci sia dopo il trapasso o non sa rispondere. È quanto risulta da un sondaggio presentato oggi da alcune pubblicazioni di chiese evangeliche. In merito alla loro sorte dopo la morte terrena, il 13,7% degli interrogati ha risposto: "Andrò in paradiso, in cielo, nella vita eterna o nel regno di Dio". Una quota analoga, il 14,4%, ritiene che dopo il trapasso "ci sia una continuazione in un modo o nell'altro" oppure che "l'anima sopravviva". Il mensile Sämann nota che queste persone non si preoccupano della forma precisa che prenderebbe la vita dopo la morte del corpo. Per quasi un quarto degli interpellati tutto si ferma invece con il decesso, mentre un buon 9% degli svizzeri pensa piuttosto ad una rinascita nel senso di una reincarnazione. Un altro quarto degli interrogati campione afferma di non porsi domande sull'esistenza o meno della vita dopo la morte, o di non avere un'opinione precisa o di non sapere rispondere. Il sondaggio è stato condotto su un campione rappresentativo di persone dall'Istituto Link di Lucerna e commissionato dal mensile Sämann. come pure dai bollettini Kirchenbote di Zurigo, Basilea, Argovia e Grigioni”.
In una nazione che si dice cristiana, pare che, così, solo il 14% della popolazione creda oggi a ciò che afferma il Signore e Salvatore Gesù Cristo sulla nostra esistenza presente e futura. Questo è il prevedibile risultato dell’opera di sistematico smantellamento della credibilità della Bibbia che, da un po’ di tempo a questa parte, avviene ad ogni livello della nostra società e che è condivisa persino da molti eruditi predicatori che si vantano di essere “critici”.
Questa critica sistematica alle affermazioni della Bibbia, però, domandiamoci, ha portato maggiore felicità alla gente permettendole di vivere e di morire con forza e serenità? No, ha portato solo disperazione, una disperazione che a malapena riescono oggi a soffocare con droghe di vario tipo che offuscano la mente. Dice la Scrittura: “Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini” (1 Co. 15:29), tradotta anche: “Se abbiamo sperato in Cristo solamente per questa vita, noi siamo i più infelici di tutti gli uomini” (TILC), o ancora: “...siamo da compiangere più di tutti” (CEI).
Tanti nostri contemporanei, mettendosi contro non solo alle affermazioni della Parola di Dio, ma anche contro la fede e la testimonianza di milioni di persone di ogni tempo e paese che sono vissute e sono morte dando completa fiducia al Signore e Salvatore Gesù Cristo, “Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti” (Ro. 1:22), così dice la Scrittura.
Immaginate il seguente dialogo fra due gemelli, un bambino ed una bambina, ancora nel ventre della loro mamma. La sorella dice al fratello: “Io credo che quando usciremo da qui dentro vi sia ancora vita”. Suo fratello, però, protesta con veemenza: “No, no, questo è tutto ciò che abbiamo. Questo è un luogo oscuro, ma caldo e confortevole. Teniamoci stretti al cordone che ci nutre. Non illudiamoci. Quando usciremo da qui sarà tutto finito!”. La ragazzina, però, insiste e dice: “Ci deve per forza essere di più che questo luogo oscuro. Ci deve essere un luogo con tanta luce dove avremo libertà di movimento!”. Questo, però, non convince ancora il fratellino. Dopo un po’ di silenzio, la sorella dice con esitazione: “Ho qualcos’altro da dire, e temo che neanche a questo crederai, ma penso che esista una madre, quella che ci ha dato la vita ed ora ci nutre”. Suo fratello, però, s’arrabbia e grida: “Una madre? Ma che cosa stai dicendo? Non ho mai visto una madre e neanche tu l’hai vista. Chi ti ha messo in testa queste cose? Come ti ho già detto, questo luogo è tutto ciò che abbiamo. Perché vuoi sempre qualcosa di più? Qui c’è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Anche se sarà per breve tempo, dobbiamo accontentarci!”. La sorella ora è scioccata dalla risposta del fratello e per un po’ non dice più nulla. Riflette un po’ e, dato che non c’era alcun altro con cui parlare che il fratello, dice: “Non senti ogni tanto delle pressioni? Sono fastidiose e qualche volta persino dolorose”. “Sì,” risponde, “ma che c’è di speciale in questo?”. “Beh,” dice la sorella, “Penso che queste pressioni sopraggiungano per prepararci per un altro luogo, molto più bello di questo, dove vedremo nostra madre faccia a faccia. Non è forse questa una grande consolazione che ci dà forza e speranza?” Il fratello, però, replicando, ormai rassegnato per la ‘stupidità’ della sorella, dice: “No, è solo una grande illusione…”. Lui ne aveva abbastanza, ora, dei discorsi folli di sua sorella. Pensa così che la cosa migliore sia semplicemente ignorarla nella speranza che lo lasci in pace. Ben presto, però, sarebbero usciti dal grembo materno…
La fede cristiana fedele alla Bibbia, che il popolo di Dio ha da sempre creduto essere autorevole Parola di Dio, parla della vita della creatura umana come di una vita “multidimensionale”. Si potrebbe davvero dire che per un cristiano la vita comporti tre passaggi: il primo quando, uscendo dal grembo materno, entriamo in questo mondo; il secondo quando, rigenerati spiritualmente, passiamo dalle tenebre morali e spirituali alla luce di Cristo, verso un nuovo modo di vedere le cose e di vivere; infine, il passaggio verso la dimensione che chiamiamo dell’aldilà quando lasciamo questo corpo terreno per continuare a vivere in una condizione diversa da quell’attuale. Sì, per grazia di Dio, è Gesù Cristo, quello stesso che abbiamo fiduciosamente accolto come nostro Signore e Salvatore, che, “prendendoci per mano”, ci fa passare oltre questa vita e ci accompagna verso la piena e felice comunione con Lui.
È stato questo che ha sostenuto e sostiene innumerevoli uomini e donne di ogni tempo e paese a vivere responsabilmente ed a morire con serenità. Che mai ci potrebbe offrire, meglio di questo, il mondo moderno, se non una vita priva di senso e la disperazione, un dolore, semmai, che sa solo mitigare con delle sostanze chimiche?
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Introduzione della mia predicazione del 22 ottobre 2006
Sapete che cos’è un cartamodello? È uno strumento del quale si avvalgono le sartorie per la confezione di un abito, un modello di carta velina in dimensioni reali che si sovrappone alla stoffa per poi ritagliarla. Mi ricordo come l’usava mia madre, che aveva avuto un’istruzione da sarta. Su di esso disegnava esattamente come doveva essere fatto un abito, forma e misure, e poi si atteneva ad esso per confezionarlo.
Potremmo altresì dire che, per i cristiani, la Bibbia sia il “cartamodello” rispetto al quale essi devono conformare loro fede e la loro condotta. Sia a livello personale che comunitario, infatti, la Bibbia descrive e prescrive ciò che dobbiamo essere. Essa è il “cartamodello” che disegna con precisione l’immagine del Salvatore Gesu Cristo, che la Bibbia chiama “il nuovo Adamo”. Questo “cartamodello” è stato prodotto da uomini hanno parlato da parte di Dio, i quali, per noi, hanno “disegnato la forma” della vita cristiana, in tutte le sue dimensioni, secondo le istruzioni ricevute, e ne hanno fatto esperienza nella loro stessa vita. Che risultati disastrosi e ridicoli verrebbero fuori se ci mettessimo noi a confezionare un abito senza modelli e senza esperienza nel campo! Così avviene quando noi “confezioniamo” la nostra vita “così come capita”, come ci sembra meglio, senza seguire un modello autorevole e ben provato, quello stabilito da Dio, il Creatore stesso della vita.
Essere cristiani significa rendersi conto di come “l’abito” della nostra vita sia venuto proprio male, e rammaricarci della presunzione che abbiamo avuto di volerlo confezionare da noi stessi, da soli o secondo i suggerimenti di gente “non qualificata”. Essere cristiani vuol dire “togliersi di dosso questo abito e rivestirci di quello “confezionato ad arte” dal Signore e Salvatore Gesù Cristo. Non per nulla, infatti, la Bibbia ci esorta dicendoci: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Ro. 13:14), come pure: “Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi” (Cl. 3:12,13).
Il cuore del problema
Spunti della mia predicazione del 14 ottobre 2006
Un famoso rapinatore di banche, “esperto” anche in rocambolesche fughe dal carcere, insisteva in questa sua discutibile “professione” nonostante le sue ripetute condanne. Quando gli chiedono come mai lui continuasse a rapinare banche, lui risponde: “Perché è proprio lì che c’è il denaro!”. Evidentemente riteneva che un lavoro onesto non fosse l’unico modo legittimo per guadagnarsi da vivere!
Se ora facciamo a noi stessi la domanda: “Perché vengo in chiesa ed apro il mio cuore a Dio?” potremmo legittimamente rispondere: “Perché è lì che sono messe a nostra disposizione le risorse spirituali di cui io ho bisogno”. Se facciamo poi una domanda a Dio e Gli chiediamo: “Perché hai mandato il Tuo figlio Gesù Cristo in terra a morire sulla croce per esseri umani peccatori?”, Lui risponderebbe: “Perché è là che c’è maggiormente bisogno”. Sì, io e voi abbiamo un bisogno, una necessità spirituale di fondo da cui dipende tutto il nostro benessere fisico e spirituale. Questo bisogno, questa necessità, la può soddisfare soltanto il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Potreste insistere a negarlo e a cercare il soddisfacimento di questo bisogno profondo in mille posti e in mille modi diversi: non lo troverete mai. Quando abbiamo “un vuoto allo stomaco” è perché il nostro corpo ha bisogno di cibo ed allora ci rechiamo in cucina o al ristorante. Qualcuno ha detto che in noi abbiamo un vuoto nel nostro cuore, nella nostra anima, che può soltanto riempire Gesù Cristo. Ecco perché si predica l’Evangelo.
Il bisogno più grande di ogni creatura umana è di carattere spirituale. Certo, ha bisogno di tante cose, ma fondamentalmente è il cuore umano, è l’anima che ha bisogno di essere guarita e nutrita. Perché il cuore umano è così nel bisogno? È la Parola di Dio che ci rivela le sue tragiche condizioni. Ascoltate che cosa ci dice Iddio attraverso il profeta Geremia:
Continua qui -Che cosa significa essere perduti?
Spunti della mia predicazione del 10 ottobre 2006
Avete voi mai perduto qualcosa che vi era caro? Avete voi mai perduto una persona che vi era cara? Una persona la si può perdere in diversi modi: ad esempio quando muore. Sappiamo che cosa vuol dire la tragedia della separazione causata dalla morte, ma pensate che cosa potrebbe significare quando una persona la si perde perché improvvisamente sparisce e non si sa più dove sia finita, che cosa le sia accaduto, se sia viva oppure morta. Il concetto di perdere qualcuno, da cui l'aggettivo perduto e il termine perdizione, ricorre nella visione cristiana della realtà per significare una perdita, una separazione di carattere spirituale. Un uomo o una donna può essere perduta per Dio quando vive separata, lontana, da Lui, come se Dio non esistesse. Spesso non ci si rende subito conto di questo, ma essere perduti per Dio, separati da Lui, comporta conseguenze tragiche a tutti i livelli. Il testo biblico di oggi mette in evidenza che cosa significa essere perduti per Dio e come si possa essere da Lui ritrovati e riabilitati.
"Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l'immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù" (Ef. 2:1-7).
Sì, è possibile essere salvati e vedersi passare dalla morte spirituale, dalla schiavitù spirituale e dalla prospettiva dell'ira di Dio a diventare una nuova persona in Cristo Gesù. Si può passare dalla condizione di perduti per Dio, disutili e condannati, a quella di ritrovati, utili e salvati, riabilitati. L'appello è dunque solo e sempre uno, ma quanto mai urgente: affidatevi a Cristo di tutto cuore e passate dala morte alla vita!
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