Senza tanti "sì ma..." e "però...." !

Un tentativo di prendere sul serio la Parola di Dio oggi!

Chi sono

Utente: pcastellina
Nome: Paolo Castellina

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 24 novembre 2006

Sognatori?

Introduzione della mia predicazione del 26 novembre 2006

Il regista italiano Bernardo Bertolucci ha prodotto un film dal titolo “The Dreamers” (i sognatori). Racconta la storia di un giovane studente americano, Matthew, che si reca a Parigi per un programma di scambio fra studenti. Attraverso il suo amore per il cinema, egli sviluppa un amicizia con una ragazza francese, Isabelle, e con il suo fratello gemello Théo. Tutt’e tre sono appassionati di cinema, specialmente per i film “classici”. Quando la loro amicizia cresce, Matteo apprende dell’intimità quasi morbosa che vi è fra fratello e sorella, viene coinvolto in quel rapporto e risucchiato, per così dire, nel loro mondo. Matthew gradualmente si innamora di loro ed i tre si isolano dal mondo nella loro casa, tagliandosi fuori completamente dalla realtà esterna, il “maggio francese” del 1968. Evadono così completamente dal mondo reale immergendosi non solo nelle fantasie irreali del cinema ma anche da ogni morale, abbandonandosi a desideri incontrollati. La storia termina in modo brusco quando il loro mondo viene infranto e sono costretti ad affrontare la realtà, ben diversa dai loro sogni.

Sono molti oggi che amano immergersi nel mondo di fantasia dei film e dei romanzi. Essi corrono il rischio di fuggire completamente dalla realtà e diventare incapaci di accettare ed evemtualmente cambiare quella che spesso è la triste realtà del mondo reale. Questo fenomeno è pure spesso il risultato dell’assunzione di droghe di vario tipo. Sono molti, altresì a dire che i cristiani impegnati sono essi stessi pure dei sognatori “senza i piedi per terra”. È vero? Questo ci rammenta l’accusa che ci faceva il comunismo, quando diceva che “la religione è l’oppio dei popoli”. Certo, può essere così in diversi casi. Non è così, però, se si prende seriamente la Bibbia, messaggio di Dio, in tutte le sue implicazioni e si adotta una teologia equilibrata.

Oggi considereremo una visione del futuro, un futuro luminoso, quella che ci trasmette il profeta Isaia al riguardo di “un nuovo cielo ed una nuova terra” che Dio, a suo tempo, sostituirà alla realtà che noi oggi conosciamo. È forse questo per noi un modo per sfuggire alla realtà e diventare oziosi sognatori? No, come vedremo.

Continua qui

postato da: pcastellina alle ore 24/11/2006 15:19 | link | commenti
categorie:
venerdì, 17 novembre 2006

Nel giorno della resa dei conti

Nel giorno della resa dei conti

Introduzione della mia predicazione del 14 novembre 2006

Oggi sono molti quelli che ritengono di essere "evoluti" e che considerano "superate" le affermazioni che la Bibbia fa a proposito di Dio e della vita umana. Dicono che un tempo la gente era "ingenua", "credulona" e che avesse molta più facilità ad accettare "quelle cose". Non sanno, però, che le obiezioni che vengono oggi fatte al messaggio biblico, erano sollevate allo stesso modo anche allora da molti che ricevevano l'Evangelo dagli Apostoli o dalla bocca stessa di Gesù, né più né meno che oggi.

In realtà è l'orgoglio e l'ostinazione umana quello che spesso stupidamente impedisce a tante persone, sia ieri che oggi, di accogliere il messaggio di giudizio e di salvezza di Gesù di Nazareth. Pur di non accoglierlo sarebbero pronti ad inventarsi scuse senza fine!

Un esempio illuminante di questo, è l'episodio nel quale vediamo l'apostolo Paolo che predica l'Evangelo di Gesù Cristo nella città di Atene, in Grecia. E' un episodio sempre particolarmente istruttivo perché vediamo come il messaggio cristiano raggiunga un mondo che, per molti versi, era molto simile al nostro per quanto noi ci vantiamo del contrario. Atene, allora, era centro mondiale della cultura e della filosofia, luogo in cui convergevano, venivano provate e praticate ogni sorta di religioni. Anche e proprio in quella città, l'Apostolo non ha timore alcuno di annunciare verità scomode che pure avrebbero suscitato derisione e disprezzo.

Ad un certo punto del suo discorso, egli dice: "Dio dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo ch'egli ha stabilito [Gesù di Nazareth], e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti" (At. 17:30,31).

Convocando Paolo all'Areopago di Atene, luogo consacrato al dio Marte, dove si trovava un tribunale famoso, essi volevano accertarsi di avere udito bene quanto egli andava dicendo giù in città, sulla piazza del mercato, già da diversi giorni. Gli avevano infatti chiesto: "Potremmo sapere quale sia questa nuova dottrina che tu proponi? Poiché tu ci fai sentire cose strane. Noi vorremmo dunque sapere che cosa vogliono dire queste cose" (At. 17:19,20).

Per loro erano davvero "cose strane" quelle di cui Paolo parlava, cose inverosimili, per loro difficili da credere e decisamente assurde. All'udirle già avevano reagito con derisione dicendo: "Che cosa dice questo ciarlatano?" (At. 17:18). Chi è un "ciarlatano"? "Ciarlatano" era chi nelle piazze vendeva medicamenti spacciandoli per portentosi, un imbonitore, un venditore di prodotti scadenti, chi inganna a proprio vantaggio, facendogli credere cose non vere; chi si spaccia per ciò che non è, chi è incompetente e di scarsa serietà.

Avevano udito bene. Paolo parlava del Dio vero e vivente, che, secondo le sue stesse parole, era per loro sconosciuto (At. 17:23). Paolo parlava di Gesù e della Sua risurrezione dai morti. Paolo annunciava che proprio quel Nazareno sarebbe stato il Giudice degli ultimi tempi, di fronte al quale ogni creatura umana sarebbe stata portata per rendere conto della sua vita. Inoltre, proprio nel nome di quel Gesù, Paolo annunciava, come fosse preciso comando di Dio che tutti si ravvedessero della propria presunzione e peccati per evitare l'inappellabile condanna che sarebbe stata pronunciata su di loro.

Queste cose, per loro, erano indubbiamente "tutte da ridere", difatti: "Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni se ne beffavano; e altri dicevano: «Su questo ti ascolteremo un'altra volta»" (At. 17:32). Grazie a Dio, però, in quella città, "Alcuni si unirono a lui e credettero; tra i quali anche Dionisio l'areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro" (At. 17:34).

Indubbiamente, anche oggi, parlare del giudizio di Dio al quale noi tutti dovremo comparire, dire che il nostro destino eterno dipende da Gesù risorto, proclamare la necessità del ravvedimento e della fede in Lui, è cosa "incredibile" ed indubbiamente sgradita. Anche oggi chi l'annuncia è considerato un "ciarlatano" al quale con sarcasmo come allora molti dicono: "Su questo ti ascolteremo un'altra volta" (At. 17:32), volta che, naturalmente, non verrà mai!

Il messaggero cristiano, però, non si lascia intimidire e scoraggiare da queste reazioni e seguendo l'esempio dell'apostolo Paolo, persiste ancora oggi ad annunciare questo scomodo Evangelo, persuaso che si tratta di verità eterne, che esprimono dati di fatto. Il messaggero di Dio, come una fedele sentinella, anche se i più non credono alle sue parole, considera suo preciso dovere dire le cose come stanno. Coloro che le accolgono saranno salvati, e gli altri, quando si renderanno conto delle cose, e sarà per loro troppo tardi, non potranno certo prendersela con la sentinella perché da essa erano stati indubbiamente e debitamente avvertiti.

Le verità che l'apostolo Paolo annunciava agli ateniesi continuano ad essere valide per noi oggi. Il popolo di Dio attraverso i secoli le ha sempre considerate l'autorevole ed infallibile Parola che il Signore che ci rivela per la nostra stessa salvezza, qualunque cosa dica il mondo. Lo stesso apostolo scrivendo ai cristiani di Tessalonica, dice: "Noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l'accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete" (1 Ts. 2:13). Tant'è vero questo che la Bibbia così ammonisce anche la nostra generazione: "Badate di non rifiutarvi d'ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d'ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo" (Eb. 12:25).

Continua qui

postato da: pcastellina alle ore 17/11/2006 22:49 | link | commenti (3)
categorie:
venerdì, 03 novembre 2006

Quanto vale?

Introduzione della mia predicazione del 5 novembre 2006

C’è oggi uno sport che è sempre più popolare: è quello della caccia... No, non intendo la caccia alla selvaggina (che uno sport sempre più discutibile), ma la caccia a prodotti e servizi che costino poco, meglio ancora che siano gratis… Questa “caccia” non è tanto un divertimento, ma sempre più una necessità. In un tempo, infatti, in cui, per la maggior parte della gente, la disponibilità di denaro è sempre più ridotta e si deve far fronte a spese sempre più grandi, la caccia a prodotti scontati, a buon mercato, ad offerte e saldi, è molto popolare.

Il problema, però, è che molte merci che costano poco sono pure di qualità molto bassa, e quindi c’è da dubitare che veramente “ci si guadagni” ad acquistarli, oppure sono prodotti attraverso lo sfruttamento di manodopera mal pagata. È la denuncia, di cui spesso leggiamo, fatta ai supermercati del cosiddetto “hard discount” (prodotti di bassa qualità e da personale spesso sfruttato senza scrupoli, nel nostro paese o all’estero). È vero, tante volte “siamo costretti” ad avvalerci di queste merci, ma ci domandiamo se alla fin fine davvero convengano e se sia giusto essere corresponsabili di sfruttamento, sulla base del principio: “Mors tua vita mea”! Questo è indubbiamente un problema. Il valore, il costo di un prodotto, è un concetto molto discutibile, materialmente e persino moralmente.

La domanda “Quanto vale?” dovremmo farcela spesso, tenendo conto che non si tratta solo di “risparmiare” ma di poter usufruire di un prodotto davvero buono, “di qualità” da ogni punto di vista. Che cos’è che rende un prodotto davvero “di qualità”? Un prodotto è definito di qualità se è bello, ben rifinito, utile, duraturo e pregiato. Si parla, per esempio, di molti prodotti come “di qualità svizzera” e quindi molto buoni. È una realtà oppure un mito? Beh, dipende… Il concetto di qualità è riferito anche alla soddisfazione del cliente: si parla di qualità quando è possibile fornire o trasmettere al cliente qualcosa che soddisfi le sue aspettative. La qualità, poi, non deve solo essere controllata e garantita, ma anche prodotta dal lavoro laborioso e diligente di chi lo produce. Tutto questo è finalizzato non solo al buon nome del prodotto e della ditta che lo fabbrica, e per poterne garantire la vendita, ma anche come punto d’onore. La soddisfazione di aver fatto “un buon lavoro” è anche importante.

Chiediamoci, infine, chi è che stabilisce il valore di qualcosa, la sua qualità. Questo non dipende necessariamente il suo successo commerciale. Infatti, il numero di persone che l’acquistano è relativo perché possono essere condizionate da una pubblicità ingannevole. La qualità di un prodotto è stabilita dalla sua corrispondenza a valori oggettivi di eccellenza che possono essere di varia natura, come pure dalla certificazione di esperti ed autorità riconosciute in grado di garantirla.

Perché tutto questo discorso?

Perché il fatto di produrre cose di qualità è esattamente ciò che intende promuovere la fede cristiana, biblica e riformata. Tant’è vero che qualcuno ha osservato che tutta la questione della “qualità svizzera” dipenda storicamente proprio dall’aspirazione del cristiano riformato di fare ogni cosa in modo sempre eccellente per la gloria di Dio, all’insegna di ciò che dice la Bibbia: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” (1 Co. 10:31), come pure: “Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui” (Cl. 3:17).

Continua qui
postato da: pcastellina alle ore 03/11/2006 18:43 | link | commenti
categorie: