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venerdì, 29 dicembre 2006

Perseverare!

Introduzione alla predicazione del 31.12.06/1.1.07

Anno nuovo – vita nuova… dicono i luoghi comuni ripetuti alla fine ed all’inizio di un anno. Per molti, l’anno nuovo sarà la solita e noiosa “stessa solfa”. Per altri preluderà ad importanti cambiamenti nella loro vita. Il nostro corpo stesso cambia.  Sembra che il nostro corpo cambi le cellule di cui è formato in sette anni, tanto che ogni 14 anni siamo persone completamente diverse da prima. Che cosa rimane di noi? Che cosa rimane costante in noi? Alcune cose cambiano ed è necessario che cambino anche radicalmente. Altre cose, però,  devono rimanere immutate. Un proverbio italiano dice: L'uomo savio è costante come il sole, lo sciocco è variabile come la luna.

La costanza e la perseveranza sono virtù importanti nella vita. La sapienza popolare lo mette bene in evidenza in detti come: La perseveranza è la madre del successo; alla perseveranza nulla è impossibile;  al primo colpo non cade l'albero; proseguite fermamente e vedrete meraviglie; cominciare, continuare e finire son tre cose che stanno insieme. Bisogna naturalmente perseverare in ciò che è buono e costruttivo. Si chiama perseveranza quando è per una buona causa, ostinazione quando è per una cattiva (Laurence Sterne). Perseverare a commettere gli stessi errori, infatti, come diceva S. Agostino, è diabolico: "Cadere nell'errore è proprio dell'uomo, ma è diabolico insistere nell'errore per superbia"). Il verbo perseverare deriva dal latino, e significa: essere severi, duri con sé stessi, fare un mirato sforzo di volontà per giungere immancabilmente ad un traguardo, a realizzare qualcosa a tutti i costi, senza lasciarci vincere dalla stanchezza, dalla pigrizia, dal dolore, dalle avversità. Determinazione della mente.

L’apostolo Paolo era costantemente impegnato non solo nel diffondere l’Evangelo di Gesù Cristo, ma anche nel forgiare la sua vita personale tanto da renderla sempre meglio conforme alla volontà di Dio. Egli scrive: “Mi sottopongo a dura disciplina, e cerco di dominarmi per non essere squalificato proprio io che ho predicato agli altri” ( 1 Co. 9:27 TILC). L’apostolo Paolo era impegnato e non cedeva alla pigrizia e alla negligenza. Perché? Perché seguire Cristo per lui era “un guadagno”, comportava “un utile”, “un interesse” maggiore di qualunque altra cosa al mondo. Egli non si vergognava di affermare come, moralmente e spiritualmente, seguire Gesù fosse “vantaggioso” per sé e per gli altri.

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postato da: pcastellina alle ore 29/12/2006 10:35 | link | commenti
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giovedì, 21 dicembre 2006

PERSISTIAMO A NATALE A CELEBRARE CRISTO!

Qualcuno vorrebbe "liberarci" oggi del tutto dalla festività del Natale, o meglio, vorrebbe un Natale che non avesse a che fare con Gesù Cristo... Si sente infatti dire: "Oggi viviamo in una società pluralista e multi-religiosa. Non possiamo ufficialmente celebrare una figura religiosa cristiana a discapito delle altre. Così offendiamo i mussulmani ed i buddisti". C'è una certa logica in questa argomentazione. Sospetto però che il vero problema non siano i mussulmani ed i buddisti.  Essi, infatti, non sono contrari a celebrare Natale, perché rispettano la figura di Gesù di Nazareth. Quelli che sembrano "offesi" dalla celebrazione della nascita del Cristo, sono tanti occidentali, secolarizzati, ex-cristiani, per i quali Cristo è sempre stato di fastidio... In effetti, hanno cercato in tutti i modi di cambiare il significato del Natale per trasformarlo in qualcos'altro, per esempio, nella festa dei bambini, delle famiglie o dell'amicizia. Niente di male in questo, anzi, sono cose importanti, ma non possono essere queste cose "il Natale". Per molti "il Natale" equivale a "vacanze invernali" oppure è una buona opportunità per il commercio, ma Cristo, a loro, non interessa, anzi, non ne vogliono neanche sentir parlare.

Cristo, però, sembra che non voglia proprio uscire di scena... Stanno pensando quindi di liberarsi del tutto dal Natale come festa ufficiale, e dichiarare semplicemente che queste sono le "vacanze invernali", cancellando il nome di Cristo dal calendario stesso. Forse la prossima cosa che si apprestano a proporre è cambiare il modo in cui contiamo gli anni. Non sarà più il 2006 dalla nascita di Cristo, ma vi sarà un altro numero... Sarebbe logico, nevvero?

Già, strana cosa questo "Cristo", davvero "duro a morire. La rivoluzione francese aveva cercato invano di cancellare il nome di Cristo dalla memoria della nostra società. Nemmeno il comunismo ateo ci è riuscito. Cristo sembra come una macchia ostinata su un vestito che non si riesce a mandar via. Abbiamo cercato persino di crocifiggerlo, ma è risuscitato il terzo giorno!

In ogni caso, i cristiani non hanno necessariamente bisogno di una festa di Natale ufficializzata dallo Stato, perché intendiamo celebrare ugualmente la nascita del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Intendiamo proclamarlo al mondo e niente e nessuno potrà impedirci di farlo, come i cristiani hanno sempre fatto, anche durante i regimi politici più oppressivi ed a costo della loro stessa vita.

Per noi il Natale non è che la celebrazione di Cristo. Che altro potrebbe essere? Per i cristiani il Natale è un'opportunità di esprimere solennemente il loro amore ed affetto sincero verso di Lui, esprimere quanto Lo stimano e Lo considerano. Per i cristiani il Natale è una rinnovata occasione per confermare la loro genuina devozione ed attaccamento verso di Lui, la loro fedeltà ed impegno verso la Sua persona e causa. E' un buon momento per proclamare Cristo come Colui che è degno di ogni onore e gloria. Come cantano i redenti in Cielo, riferendosi al sacrificio di Cristo sulla croce: "Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode" (Ap. 5:12).

Il Natale è certamente un'occasione preziosa, quand'è presa seriamente, per proclamare nuovamente l'annuncio dell'Evangelo, come quando, nel libro dell'Apocalisse, l'apostolo Giovanni scrive: "Poi vidi un altro angelo ... recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, a ogni nazione, tribù, lingua e popolo"  (Ap. 14:6).

Magari qualcuno non vorrebbe sentirlo, ma come predicavano gli Apostoli: "Egli è 'la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare'. In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (At. 4:11,12).

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postato da: pcastellina alle ore 21/12/2006 11:09 | link | commenti
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giovedì, 14 dicembre 2006

Voci nel deserto

Introduzione alla predicazione del 17.12.07

Nonostante l’evoluzione rapidissima dei mezzi di comunicazione di massa, la radio non è stata superata dalla televisione o dall’Internet, anzi, la radio conosce una nuova vitalità. Il cantautore italiano Eugenio Finardi, in una sua canzone del 1998, giustamente cantava: “Quando son solo in casa e solo devo restare per finire un lavoro  o perché ho il raffreddore. C'è qualcosa di molto facile che io posso fare:  è accendere la radio e mettermi ad ascoltare.  Amo la radio perché arriva dalla gente entra nelle case e ci parla direttamente e se una radio è libera ma libera veramente mi piace ancor di più perché libera la mente. Con la radio si può scrivere leggere o cucinare. Non c'è da stare immobili seduti lì a guardare. E forse proprio questo che me la fa preferire:  è che con la radio non si smette di pensare. Amo la radio perché arriva dalla gente entra nelle case e ci parla direttamente e se una radio è libera ma libera veramente mi piace anche di più perché libera la mente”.  Quante voci si possono sentire alla radio: persino ascoltare l’Evangelo di Gesù Cristo. Oggi dobbiamo lottare perché sia garantita la libertà di poterlo udire anche per radio, perché qualcuno questa libertà ce la vorrebbe togliere.

C’è una stazione radio evangelica in Italia che porta il nome: “Radio Voce nel Deserto”. Sapete da che chi si è ispirata per darsi questo nome? Alla Bibbia, alla predicazione dei profeti, di Isaia o di Giovanni Battista in particolare. Allora, evidentemente, non c’erano radio, ma la voce dei profeti nessuno poteva farla tacere! Ascoltiamo che cosa dice il profeta Isaia al capitolo 40 del suo libro.

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postato da: pcastellina alle ore 14/12/2006 21:10 | link | commenti
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venerdì, 08 dicembre 2006

Cacciàti via

Essere esclusi, cacciati via, espulsi, allontanati, estromessi, banditi, deportati, esiliati... Quali immagini, sentimenti o persino esperienze personali questi termini suscitano in voi? L'idea di poter essere scacciati, buttati fuori, causa in molti di noi una profonda ansia, l'angoscia. La paura di essere lasciati fuori è spesso quella che, per evitarlo, causa in molti il conformismo e la disponibilità a fare compromessi. Quanta paura vi è di dover seguire un cammino solitario che nessuno ha mai calcato prima, con nessuno al fianco che ci accompagni! La paura dell'esclusione è radicata in noi per la stessa condizione in cui ci troviamo. Secondo la Bibbia, la condizione umana, la nostra situazione esistenziale, potrebbe essere descritta come un esilio.  E' un segnale che ci rammenta quello che è accaduto quando Adamo, con sua moglie, dopo aver infranto le regole che Dio aveva stabilito per la loro vita, ricevono la loro sentenza: "Perciò Dio il SIGNORE mandò via l'uomo dal giardino d'Eden" (Ge. 3:23). Esclusi dal quel Giardino, dov'erano in comunione con Dio e dove Egli aveva loro provveduto tutto ciò di cui avevano bisogno, la vita sarebbe stata molto difficile. Inoltre, "là fuori", la morte, in tutti i suoi aspetti, sarebbe stato il loro destino. La Bibbia lo mette in questo modo: "Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Ge. 3:17-19). Peggio ancora, quando il male diventa sempre più sfrenato e Caino commette il primo omicidio, la punizione sarebbe stata: "Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra" (Ge. 4:12). Il suo angoscioso grido continua ad echeggiare anche nella nostra vita: "Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo. Tu oggi mi scacci da questo suolo e io sarò nascosto lontano dalla tua presenza, sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, così chiunque mi troverà, mi ucciderà" (Ge. 4:13,14). Lo stesso sentimento di angoscia pervadeva l'antico Israele quando esso aveva infranto patto che lo legava a Dio come Suo popolo. Essendo allo stesso modo caduto nella tentazione che avrebbero potuto vivere meglio senza Dio e le Sue leggi, essi sono espulsi dalla Terra Promessa e letteralmente portati con la forza in esilio, lontani migliaia di chilometri. Dio aveva permesso che degli stranieri si impossessassero della loro terra e dei loro beni e fossero deportati in Babilonia. Chiediamoci ora: forse che l'umanità ha perduto ogni possibilità di ritornare nella sua felice e sicura condizione precedente? Siamo noi condannati a rimanere per sempre "nel deserto di questo mondo" dominato da frustrazioni e dalla morte? L'antico Israele si era pregiudicata la prospettiva di ritornare nella propria terra? Era forse la loro (e la nostra) una condanna all'ergastolo, la prigione a vita? Beh, sì, eccetto che per una sola cosa: la possibilità di ricevere la grazia, di "essere graziati". Di fatto la grazia era già stata annunziata da Dio subito dopo le Sue stesse parole di condanna. Egli, infatti, aveva detto a Satana: "Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno" (Ge. 3:15). Sono parole enigmatiche, ma erano già Evangelo, buona notizia. Esse proclamavano che Dio avrebbe provveduto la grazia attraverso un futuro Liberatore e Salvatore. Anche all'antico popolo di Israele, esiliato in Babilonia, era stata annunciata, per bocca dei profeti, la grazia: un residuo fedele fra essi sarebbe ritornato nella Terra Promessa. Entrambe queste promesse di grazia, verso l'umanità in generale e ad Israele in particolare, sono fuse assieme nelle parole dei profeti d'Israele.

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postato da: pcastellina alle ore 08/12/2006 15:04 | link | commenti
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