Anno nuovo – vita nuova… dicono i luoghi comuni ripetuti alla fine ed all’inizio di un anno. Per molti, l’anno nuovo sarà la solita e noiosa “stessa solfa”. Per altri preluderà ad importanti cambiamenti nella loro vita. Il nostro corpo stesso cambia. Sembra che il nostro corpo cambi le cellule di cui è formato in sette anni, tanto che ogni 14 anni siamo persone completamente diverse da prima. Che cosa rimane di noi? Che cosa rimane costante in noi? Alcune cose cambiano ed è necessario che cambino anche radicalmente. Altre cose, però, devono rimanere immutate. Un proverbio italiano dice: L'uomo savio è costante come il sole, lo sciocco è variabile come la luna.
La costanza e la perseveranza sono virtù importanti nella vita. La sapienza popolare lo mette bene in evidenza in detti come: La perseveranza è la madre del successo; alla perseveranza nulla è impossibile; al primo colpo non cade l'albero; proseguite fermamente e vedrete meraviglie; cominciare, continuare e finire son tre cose che stanno insieme. Bisogna naturalmente perseverare in ciò che è buono e costruttivo. Si chiama perseveranza quando è per una buona causa, ostinazione quando è per una cattiva (Laurence Sterne). Perseverare a commettere gli stessi errori, infatti, come diceva S. Agostino, è diabolico: "Cadere nell'errore è proprio dell'uomo, ma è diabolico insistere nell'errore per superbia"). Il verbo perseverare deriva dal latino, e significa: essere severi, duri con sé stessi, fare un mirato sforzo di volontà per giungere immancabilmente ad un traguardo, a realizzare qualcosa a tutti i costi, senza lasciarci vincere dalla stanchezza, dalla pigrizia, dal dolore, dalle avversità. Determinazione della mente.
L’apostolo Paolo era costantemente impegnato non solo nel diffondere l’Evangelo di Gesù Cristo, ma anche nel forgiare la sua vita personale tanto da renderla sempre meglio conforme alla volontà di Dio. Egli scrive: “Mi sottopongo a dura disciplina, e cerco di dominarmi per non essere squalificato proprio io che ho predicato agli altri” ( 1 Co. 9:27 TILC). L’apostolo Paolo era impegnato e non cedeva alla pigrizia e alla negligenza. Perché? Perché seguire Cristo per lui era “un guadagno”, comportava “un utile”, “un interesse” maggiore di qualunque altra cosa al mondo. Egli non si vergognava di affermare come, moralmente e spiritualmente, seguire Gesù fosse “vantaggioso” per sé e per gli altri.
Continua quiQualcuno vorrebbe "liberarci" oggi del tutto dalla festività del Natale, o meglio, vorrebbe un Natale che non avesse a che fare con Gesù Cristo... Si sente infatti dire: "Oggi viviamo in una società pluralista e multi-religiosa. Non possiamo ufficialmente celebrare una figura religiosa cristiana a discapito delle altre. Così offendiamo i mussulmani ed i buddisti". C'è una certa logica in questa argomentazione. Sospetto però che il vero problema non siano i mussulmani ed i buddisti. Essi, infatti, non sono contrari a celebrare Natale, perché rispettano la figura di Gesù di Nazareth. Quelli che sembrano "offesi" dalla celebrazione della nascita del Cristo, sono tanti occidentali, secolarizzati, ex-cristiani, per i quali Cristo è sempre stato di fastidio... In effetti, hanno cercato in tutti i modi di cambiare il significato del Natale per trasformarlo in qualcos'altro, per esempio, nella festa dei bambini, delle famiglie o dell'amicizia. Niente di male in questo, anzi, sono cose importanti, ma non possono essere queste cose "il Natale". Per molti "il Natale" equivale a "vacanze invernali" oppure è una buona opportunità per il commercio, ma Cristo, a loro, non interessa, anzi, non ne vogliono neanche sentir parlare.
Cristo, però, sembra che non voglia proprio uscire di scena... Stanno pensando quindi di liberarsi del tutto dal Natale come festa ufficiale, e dichiarare semplicemente che queste sono le "vacanze invernali", cancellando il nome di Cristo dal calendario stesso. Forse la prossima cosa che si apprestano a proporre è cambiare il modo in cui contiamo gli anni. Non sarà più il 2006 dalla nascita di Cristo, ma vi sarà un altro numero... Sarebbe logico, nevvero?
Già, strana cosa questo "Cristo", davvero "duro a morire. La rivoluzione francese aveva cercato invano di cancellare il nome di Cristo dalla memoria della nostra società. Nemmeno il comunismo ateo ci è riuscito. Cristo sembra come una macchia ostinata su un vestito che non si riesce a mandar via. Abbiamo cercato persino di crocifiggerlo, ma è risuscitato il terzo giorno!
In ogni caso, i cristiani non hanno necessariamente bisogno di una festa di Natale ufficializzata dallo Stato, perché intendiamo celebrare ugualmente la nascita del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Intendiamo proclamarlo al mondo e niente e nessuno potrà impedirci di farlo, come i cristiani hanno sempre fatto, anche durante i regimi politici più oppressivi ed a costo della loro stessa vita.
Per noi il Natale non è che la celebrazione di Cristo. Che altro potrebbe essere? Per i cristiani il Natale è un'opportunità di esprimere solennemente il loro amore ed affetto sincero verso di Lui, esprimere quanto Lo stimano e Lo considerano. Per i cristiani il Natale è una rinnovata occasione per confermare la loro genuina devozione ed attaccamento verso di Lui, la loro fedeltà ed impegno verso la Sua persona e causa. E' un buon momento per proclamare Cristo come Colui che è degno di ogni onore e gloria. Come cantano i redenti in Cielo, riferendosi al sacrificio di Cristo sulla croce: "Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode" (Ap. 5:12).
Il Natale è certamente un'occasione preziosa, quand'è presa seriamente, per proclamare nuovamente l'annuncio dell'Evangelo, come quando, nel libro dell'Apocalisse, l'apostolo Giovanni scrive: "Poi vidi un altro angelo ... recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, a ogni nazione, tribù, lingua e popolo" (Ap. 14:6).
Magari qualcuno non vorrebbe sentirlo, ma come predicavano gli Apostoli: "Egli è 'la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare'. In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (At. 4:11,12).
Introduzione alla predicazione del 17.12.07
Nonostante l’evoluzione rapidissima dei mezzi di comunicazione di massa, la radio non è stata superata dalla televisione o dall’Internet, anzi, la radio conosce una nuova vitalità. Il cantautore italiano Eugenio Finardi, in una sua canzone del 1998, giustamente cantava: “Quando son solo in casa e solo devo restare per finire un lavoro o perché ho il raffreddore. C'è qualcosa di molto facile che io posso fare: è accendere la radio e mettermi ad ascoltare. Amo la radio perché arriva dalla gente entra nelle case e ci parla direttamente e se una radio è libera ma libera veramente mi piace ancor di più perché libera la mente. Con la radio si può scrivere leggere o cucinare. Non c'è da stare immobili seduti lì a guardare. E forse proprio questo che me la fa preferire: è che con la radio non si smette di pensare. Amo la radio perché arriva dalla gente entra nelle case e ci parla direttamente e se una radio è libera ma libera veramente mi piace anche di più perché libera la mente”. Quante voci si possono sentire alla radio: persino ascoltare l’Evangelo di Gesù Cristo. Oggi dobbiamo lottare perché sia garantita la libertà di poterlo udire anche per radio, perché qualcuno questa libertà ce la vorrebbe togliere.
C’è una stazione radio evangelica in Italia che porta il nome: “Radio Voce nel Deserto”. Sapete da che chi si è ispirata per darsi questo nome? Alla Bibbia, alla predicazione dei profeti, di Isaia o di Giovanni Battista in particolare. Allora, evidentemente, non c’erano radio, ma la voce dei profeti nessuno poteva farla tacere! Ascoltiamo che cosa dice il profeta Isaia al capitolo 40 del suo libro.