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sabato, 28 aprile 2007

Un racconto imbarazzante?

Dall'introduzione alla mia predicazione del 29/4/07

I primi capitoli della Bibbia proclamano come questo mondo, e l'essere umano in esso, siano il prodotto del progetto e dell'opera di Dio. Il Dio vivente e vero che la Bibbia annuncia, o meglio, il Dio vivente e vero che rivela Sé stesso dalle pagine della Bibbia è il Creatore ed il Signore dell'intero universo.

Oggi ci troviamo nella situazione, però, in cui i cristiani, di fronte al racconto biblico della Creazione, si trovano in grande imbarazzo. Persino molti predicatori si ingegnano in funamboliche interpretazioni cercando di "spiegare" come il racconto biblico non vada preso alla lettera e sostengono che sia vera piuttosto la teoria scientifica dell'evoluzione! Oggi, infatti, vogliono persuaderci in tutti i modi che "l'evoluzione" sia di un dato indiscutibile, ormai acquisito e che chi non ci crede, ma "ancora" creda e parli di Dio Creatore, sia solo uno sciocco oscurantista. E' davvero così?

Sono stati indubbiamente molto bravi a persuadere la maggior parte della gente che l'evoluzione sia verità e che la Bibbia abbia torto. Dicono che il mondo moderno veda ormai il "trionfo della scienza". Nell'immaginario popolare, nutrito dalla propaganda martellante dell'ideologia ufficiale attraverso la scuola pubblica ed i mass-media, la scienza sarebbe ormai in grado di spiegare praticamente ogni cosa. Se non lo può fare completamente oggi - si pensa - certamente lo potrà fare domani, e vincere, definitivamente, "le superstizioni, i miti e le leggende della religione". Questa era l'ambizione del vecchio comunismo che, considerando "la religione" come il peggior nemico dell'umanità, al servizio di ogni forza oppressiva, vedeva come tappa fondamentale dello sviluppo del pensiero scientifico la pubblicazione, nel 1859, de L’Origine delle specie di Carlo Darwin. Da sempre eroe dell'ideologia evoluzionista, Darwin (insieme a Freud ed a Marx) diventa così "il portabandiera" del movimento di "emancipazione dalla religione" che faceva ingenuamente sognare i socialisti di qualche decennio fa e portarli ad affermare: "La lotta per il trionfo della scienza sulla superstizione religiosa, iniziata quattro secoli fa, sarà conclusa dalla rivoluzione comunista" (1).

I miti e la propaganda dell'ideologia evoluzionista continuano oggi, in diversa forma. Recentemente sono stati proposti ed accolti diversi incontri con scienziati, docenti e giornalisti scientifici in occasione di un cosiddetto "Darwin Day" (il giorno di Darwin, nel giorno del suo compleanno, il 12 febbraio), "per ricordare il nome e l’opera di Darwin e in preparazione delle grandi celebrazioni che si terranno nel 2009" (150mo anniversario della pubblicazione del suo libro), "celebrazione globale della scienza e dell'umanità" (2). Saranno occasioni di divulgazione scientifica? No, in realtà saranno soprattutto di polemica anti-religiosa ed anti-biblica, visto che questa giornata è stata promossa, in Italia, in collaborazione con l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (3). Siamo così quindi sempre alle solite: “qualcuno” vorrebbe che la gente distogliesse la sua attenzione dalla Bibbia, ormai “discreditata”.

E' davvero questo il "trionfo della scienza" e l'umiliazione di chi crede alla Bibbia come Parola di Dio? No, il cristiano che intende essere fedele alla Bibbia non si lascia condizionare ed intimidire dalla propaganda avversaria, ma segue quel che già l'apostolo Paolo raccomandava al discepolo Timoteo: "O Timoteo, custodisci il deposito; evita i discorsi vuoti e profani e le obiezioni di quella che falsamente si chiama scienza; alcuni di quelli che la professano si sono allontanati dalla fede. La grazia sia con voi" (1 Ti. 6:20,21).

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postato da: pcastellina alle ore 28/04/2007 09:38 | link | commenti (1)
categorie: bibbia, creazione, evoluzionismo
venerdì, 13 aprile 2007

Una colpevole incredulità

Introduzione alla mia predicazione del 15/4/07

L'annuncio della risurrezione di Gesù Cristo dai morti sta alla base stessa della fede cristiana, è il suo aspetto più caratteristico ed unico. Senza di esso, la fede cristiana diventa "qualcos'altro", anzi, non può nemmeno più considerarsi fede cristiana.

Qual è, però, la reazione più comune all'annuncio della risurrezione di Gesù Cristo? L'incredulità. "Non ci posso credere ... non è possibile ... non ci voglio credere ... va contro il senso comune!". Qualcuno dice che è solo una favola. Altri, che non osano dire tanto, cercano di "spiegarla" e dicono che è solo una sorta di simbolo, un principio ideale, uno stimolo all'ottimismo, ad una speranza produttiva...

L'incredulità, si osserva, è "tipica del nostro tempo", un tempo così "razionalista" e "materialista", dove "si sospetta" – mettendolo criticamente in questione – tutto e tutti. E' così? Certo, ma non più di altre epoche.

Vi sorprende se vi dico che l'incredulità di fronte all'annuncio della risurrezione di Gesù Cristo è stata la reazione degli stessi Suoi originali discepoli la prima volta che l'avevano ricevuto? L'incredulità dei discepoli di Gesù è evidenziata proprio nel testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. Non erano dei "creduloni". Erano persone come noi. In questo testo Gesù li rimprovera per la loro incredulità.

Gesù non ci dice che dobbiamo credere a tutto e a tutti, anzi, la stessa Parola di Dio ci esorta ad essere critici, ad avere senso di discernimento. Gesù esorta i Suoi discepoli a credere in Lui come all'unico di cui ci si possa veramente fidare e che non li aveva e non li avrebbe mai ingannati. Per questo l'incredulità verso Gesù è da considerarsi qualcosa di molto grave, un vero e proprio peccato dal quale dobbiamo ravvederci, ed a ragione, come vedremo oggi.

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postato da: pcastellina alle ore 13/04/2007 15:38 | link | commenti
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sabato, 07 aprile 2007

Il Dio dei morti?

E' sempre meno comune oggi che i cimiteri siano posti attorno alle chiese comunemente usate la domenica per il culto come avviene da noi. Spesso chi viene da fuori e non ne è abituato, viene al nostro culto e "gli fa una strana impressione", talvolta persino sgradevole, dover passare attraverso delle tombe. Questa impressione negativa è dovuta anche al fatto che oggi tendiamo sempre di più a rimuovere il pensiero stesso della morte dalla nostra consapevolezza: la morte ci fa paura.

Ci sono però, indubbiamente, anche aspetti positivi. Nelle chiese dei nostri villaggi, quelle tombe ci danno il senso di ciò che ci lega alle passate generazioni, ci sentiamo idealmente parte di una comunità che attraversa il tempo e che affonda le sue radici nella storia di cui siamo parte. E' una sorta di "comunione dei vivi e dei morti". Può anche avere, però, una "funzione didattica", come il tempo in cui si usava incidere sull’ingresso delle pietre delle chiese o dei cimiteri in latino "memento mori", cioè "ricorda che devi morire", rammentati della fragilità della tua vita, rammentati di riconciliarti con Dio prima che sia troppo tardi.

Il fatto che i nostri cimiteri siano posti tradizionalmente attorno alle chiese, può anche avere, però, psicologicamente, un effetto negativo. Potrebbe comunicare il pensiero che "chiesa" e "morte" siano "elementi della stessa equazione". Inconsciamente, allora, diciamo: "La morte mi turba e mi spaventa: non voglio avere nulla a che fare con ciò che me la rammenta". Quando poi la visita di chiese e cattedrali viene identificata con la visita ai "ruderi del passato", viene comunicata l'idea che dire "religione" è dire "roba vecchia", "superata".

Allo stesso modo, avete mai pensato che impressione possa dare ai giovani il fatto che, in chiesa, si sentano solo tetre musiche d’organo insieme a lamentosi e vecchi canti e che siano frequentate da anziani alle ultime fasi della loro vita? I giovani vogliono vivere e ...noi diamo loro impressione di morte! Quante volte, poi, è pure spesso vero che le "chiese tradizionali" siano di fatto spiritualmente morte!

Dire "chiesa" sarebbe dunque indizio di morte, di "cose antiche", di tristezza? Spesso, indubbiamente, è così, ma questa non è la fede cristiana autentica. Il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio del Signore nostro Gesù Cristo: "non è il Dio dei morti, ma dei vivi" (Mt. 22:32), così afferma la Bibbia.

Il nostro Dio è Colui che ci illumina di gioia e serenità, che dà alla nostra vita senso e prospettive eterne, il Dio che risana anima, mente e corpo, il Dio della luce, della speranza, della vittoria sulle forze tenebrose del male che si nascondono anche nel nostro cuore! Il nostro Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi, vivi oggi e viventi domani in altro modo. Perché? Perché cristiani sono coloro che uniscono la loro vita a Cristo risorto dalla morte, a Colui che ha detto: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore, vivrà" (Gv. 11:25) e "Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti" (Ap. 1:17,18).

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postato da: pcastellina alle ore 07/04/2007 11:58 | link | commenti
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giovedì, 05 aprile 2007

Al centro stesso della fede cristiana

Introduzione alla mia predicazione del 6.4.2007

I cristiani possono avere opinioni diverse su tante cose e possono anche, ed a ragione, disputare sull'interpretazione da darsi a certe dottrine e versetti della Scrittura. Questo non deve affatto scandalizzare perché la passione per la verità è sempre da preferire all'insipida indifferenza di chi non si appassiona a nulla che veramente valga. L'indifferenza ed il qualunquismo possono essere molto “pacifici”, ma per me è solo sinonimo di morte spirituale.

Avete notato, però, come fra i cristiani vi sia, per così dire, perfetta unità quando contemplano, attraverso i racconti dei vangeli, la terribile scena della sofferenza e della morte di Gesù? Sì, perché la sofferenza e la morte di Gesù stanno al centro stesso della fede cristiana ed è un dato che, possiamo dire, si pone, per il vero cristiano, al di là di ogni disputa. Di fronte ad ogni sofferenza, non vi può essere che un impotente silenzio. Tutto ciò che si può dire è veramente “fuori luogo”. Io chiamo tutto questo “la spiritualità del venerdì santo”.

Senza tanti preamboli, oggi vorrei “contemplare”, cioè leggere, meditare e commentare con voi il racconto degli ultimi istanti della vita e poi della morte di Gesù come li troviamo nel vangelo secondo Matteo, al capitolo 27, dal versetto 33 al 50. Vorrei farlo nella consapevolezza che proprio qui sta il centro stesso della fede cristiana e che, se non si comprende questo, non si ha compreso ancora nulla dell'Evangelo.

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postato da: pcastellina alle ore 05/04/2007 16:15 | link | commenti (1)
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