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venerdì, 29 giugno 2007

Da che parte sta Gesù?

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Dall'introduzione alla mia predicazione del 1.7.07

Negli anni 1970-80 nasce e diventa popolare in Italia l'espressione “gli opposti estremismi” per indicare la diffusione, soprattutto fra i giovani, di movimenti politici di estrema sinistra e di estrema destra che finiranno poi per scontrarsi violentemente fra di loro sulle strade. Sospinti da una forte passione politica, essi ritenevano che i problemi della società potessero essere affrontati e risolti con soluzioni radicali come rivoluzioni violente o dittature di tipo diverso, aliene da qualsiasi compromesso. Per questo molti ritenevano che per evitare queste pericolose ed illusorie tentazioni estremiste, che non avrebbero risolto i problemi, anzi, li avrebbero aggravati, fosse più saggio sostenere partiti di centro aperti al compromesso ed al dialogo.

Le tentazioni degli “opposti estremismi” perdurano tutt'oggi anche nel campo religioso. Da una parte, infatti, abbiamo coloro che sostengono la necessità di una rigorosa ed inflessibile applicazione di quella che si intende come la legge di Dio, sostenuta dal forte autoritarismo di leader religiosi (i capi di una chiesa o di una setta); dall'altra il “liberalismo” di chi nega o relativizza la legge di Dio e che tutto sembra ammettere, giustificare e tollerare in nome di un non ben definito “amore”.

Anche al tempo di Gesù vi erano, sia in campo religioso che politico, queste tendenze a radicalizzare ed estremizzare le questioni sociali ritenendo così di risolverle. Vi erano gruppi come i Farisei o gli Esseni, che intendevano applicare, alla vita sociale e personale, fin nei più minuti dettagli, le leggi e le tradizioni religiose. Vi erano i rivoluzionari come gli zeloti che non esitavano a far uso della violenza. Vi erano i Sadducei che con grande “tolleranza” erano pronti a compromessi di ogni tipo.

Senza stare ora ad esaminare le caratteristiche di questi movimenti, chiediamoci, “da che parte” stava Gesù? Benché tutti tentassero di trascinarlo dalla propria parte o lo accusassero di stare dalla parte dei loro avversari, Gesù si distingueva perché non apparteneva ad alcuno di questi movimenti. Gesù era davvero un personaggio unico, sfuggente,“inclassificabile”. Anche oggi movimenti di ogni tipo (religioso, filosofico o politico) tentano di “appropriarsi” di Gesù, insistendo che sarebbe stato “dalla loro parte”. Nessuno, però, nemmeno le chiese, ci è mai riuscito completamente a farlo senza alterarne o sfigurarne il volto. Quando sembra che Gesù appoggi le argomentazioni di un partito o di un particolare movimento, ecco che dice o fa qualcosa che lo smentisce decisamente. Gesù ha davvero il potere di “confondere”, ieri ed ancora oggi.

Da che parte stava Gesù? Non dalla parte di un particolare movimento politico e religioso, ma dalla parte di Dio che si contrappone, o meglio, trascende, qualsiasi rappresentazione umana che, anche con le migliori intenzioni, non potrà che solo approssimarsi a Lui. È per questo che Gesù rimane (ringraziamo Dio che sia così) un'importante istanza critica di qualunque realtà umana, tanto che nessuno (nemmeno la chiesa più pretenziosa) può dire di rappresentare “in esclusiva”. Egli dice:“«Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri né le vostre vie sono le mie vie», dice l'Eterno. «Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri”1.

Gesù è unico perché, pur essendo vero uomo, non è “di questo mondo” ma è il riflesso della gloria di Dio che rifulge sul Suo volto2. Gesù è unico perché rivela Dio, quel Dio che nessuno sulla terra può rappresentare in esclusiva se non Lui stesso.

Dio, infatti, ha dato la Sua legge per mezzo di Mosè, ma ci ha rivelato pienamente il Suo carattere, il Suo modo di essere e di fare soprattutto nella Persona e nell'opera di Gesù di Nazaret, l'eterno Suo Figlio. È in Lui, infatti, che la verità si è fatta persona umana e, soprattutto, è in Lui che scopriamo il carattere misericordioso ed amorevole di Dio. L'evangelista Giovanni, infatti, scrive: “Perché Dio ha dato la sua legge per mezzo di Mosè, ma la sua grazia e la sua verità sono venute a noi per mezzo di Gesù, il Cristo. Nessuno ha mai visto Dio: Il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l'ha fatto conoscere”3.

È per questo che accogliere con fiducia il messaggio della Bibbia e, in modo particolare del Nuovo Testamento, è un'esperienza davvero liberatoria e consolante. È infatti attraverso di essa che Dio si fa conoscere a noi per quello che è veramente. Egli ci libera, così, dalle nostre speculazioni, fantasie, pregiudizi e paure superstiziose, ma anche dalle nostre umane pretese.

1Isaia 55:8,9

22 Corinzi 4:6.

3Giovanni 1:16,17 TILC.

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postato da: pcastellina alle ore 29/06/2007 18:38 | link | commenti
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sabato, 16 giugno 2007

Il piacere dello shopping...

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Dall'introduzione alla mia predicazione del 17.6.07

Vi piace andare a fare la spesa o, come si dice oggi, “fare lo shopping”? Girare per i supermercati, lasciarci sedurre dai nostri prodotti favoriti, immaginare di poterli godere, provarli, comprarli... Beh, tutto dipende dalle nostre disponibilità finanziarie anche se oggi, con le carte di credito, ci incoraggiano a comprare oggi e ...a pagare domani, a “far debito”, insomma. Questo, però, non è sempre raccomandabile per molte ragioni.

Pare che “fare shopping” sia un problema oggi soprattutto per le donne. Una psicologa ha scritto recentemente: “Un nuovo peccato tenta le donne: comprare di tutto e di più. Sempre più donne, stregate dallo shopping sperperano danaro in boutique d’alta moda, ai grandi magazzini o anche al mercatino rionale. Frivolezza? Incoscienza? Niente di tutto ciò. Il bisogno di comprare di tutto nasconde spesso tanta insicurezza e una grande debolezza. E’ il bisogno di spendere, infatti, il nuovo lato debole delle donne. Si tratta di un vizio nascosto ma molto diffuso: un bisogno tutto femminile che “serve” a cancellare momenti di tristezza o semplicemente di noia e a riempire vuoti affettivi. Un modo tutto nuovo (e piuttosto costoso) di coccolarsi. Si dice che “acquistare è l'oppio del popolo femminile”, ma non ne sarei tanto sicuro: è pure così per molti maschi. Un altro psicologo spiega che gli “shopping dipendenti” spesso soffrono di depressione e di scarsa autostima e comprano beni materiali nel tentativo di sentirsi meglio. Ci riescono? No. Il più delle volte ne rimangono delusi.

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, tratto dal libro del profeta Isaia, sembra riferirsi proprio al “problema dello shopping”, dimostrando, fra l'altro, che non si tratta di un problema moderno... Ascoltate questo testo, come lo troviamo al capitolo 55 dal versetto 1 al 5.

(1) «O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro e senza pagare vino e latte! (2) Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, e l'anima vostra gusterà cibi succulenti. (3) Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e la vostra anima vivrà; e io stabilirò con voi un patto eterno, secondo le grazie stabili promesse a Davide. (4) Ecco, io l'ho dato come testimone ai popoli, come principe e comandante dei popoli. (5) Ecco, tu chiamerai una nazione che non conosci, e una nazione che non ti conosce accorrerà a te, a motivo dell'Eterno, il tuo DIO, e del Santo d'Israele, perché egli ti ha glorificato»” (Isaia 55:1-5).

Sembra qui che l'autore abbia in mente un mercato, diremmo oggi un supermercato alimentare, e che parli di un particolare tipo di acquirenti. Non sono tanto quelli che comprano il cibo loro necessario per vivere, ma dei “compratori compulsivi” che acquistano dei beni per compensare psicologicamente un bisogno di fondo nella loro vita. il bisogno che hanno di qualcosa che sazi veramente la loro vita. Come abbiamo visto nelle citazioni precedenti di psicologi: insicurezza, debolezza, tristezza, vuoti affettivi, depressione, bassa stima di sé stessi, il desiderio di “sentirsi meglio” a livello esistenziale, non è cosa che possa essere soddisfatta con l'acquisto di beni di consumo. L'autore di questo testo sembra, infatti, chiederci: Sei soddisfatto dei tuoi acquisti?

Per quanto possa apparire incredibile per il tipico uomo o donna d'oggi, la reale soddisfazione di bisogni di fondo dell'essere umano si trova in Dio, nello stabilire una comunione autentica e personale con il Dio vero e vivente. Questo è il messaggio dell'Evangelo, questo è il motivo per il quale il Salvatore Gesù Cristo è venuto fra noi e che questo antico testo di Isaia preannuncia.

Approfondiamo, allora, la questione, seguendo quanto Dio ci comunica attraverso il testo del profeta Isaia che abbiamo letto.

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postato da: pcastellina alle ore 16/06/2007 10:43 | link | commenti
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giovedì, 07 giugno 2007

Le masse sono ...una messe!

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Dall'introduzione alla mia predicazione del 10.6.07

La popolazione nel mondo sta crescendo a dismisura e spesso vivendo in zone poco popolate, fa particolarmente impressione trovarsi gomito a gomito con masse di persone, la folla. Alcuni, andando recentemente a visitare una città come Firenze, sono rimasti impressionati dalla massa brulicante di gente che circola nel suo centro storico, individui e gruppi che si muovono in modo caotico senza destinazione apparente o facendo code chilometriche di fronte a famosi musei, gallerie d'arte o chiese, rendendo disperante la possibilità di entrarvi in tempi ragionevoli. Un'esperienza della massa la si può avere nei grandi stadi di calcio quando raccolgono centinaia di migliaia di persone.

Fanno impressione le grandi masse di persone (milioni) che vivono nelle megalopoli del mondo, oppure quelle che si raccolgono per vedere ed ascoltare grandi leader religiosi e politici. Per i leader religiosi e politici esse sono "masse di manovra" da manipolare e far servire ai loro fini di potere e spesso, per farlo, utilizzano raffinate tecniche di persuasione come in Germania durante il Nazismo. Adolf Hitler diceva: "Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola". Oggi i mezzi di comunicazione di massa, raggiungendo capillarmente la popolazione, la condizionano incidendo sui loro consumi, gusti, acquisti, scelte politiche ecc.

Sono tante le persone che sono contente di conformarsi alla massa e di "fare come fanno tutti". Altri, dallo spirito più indipendente, disprezzano le masse e vogliono distinguersene, tanto che per loro il termine massa è dispregiativo. Sant'Agostino, contrapponendola al numero dei pochi eletti che Dio destina alla salvezza, parlava della "massa perditionis" (la massa dannata) per indicare come gran parte dell'umanità sia destinata alla perdizione eterna a causa dei loro peccati. Questo può essere senz'altro vero, se prendiamo seriamente, come dovremmo, il messaggio della Bibbia. Sbagliato, però, è l'atteggiamento di disprezzo per le masse, le folle. Perché? Perché il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo delle masse, delle folle, ne aveva compassione.

La compassione di Gesù per le masse è quanto troviamo nel testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione. Egli se ne prendeva cura ed istruiva i Suoi discepoli a fare altrettanto. Leggiamo, così, quanto troviamo nel vangelo secondo Matteo ai capitoli 9 e 10, da cui prenderemo alcuni versetti chiave. Continua qui
postato da: pcastellina alle ore 07/06/2007 18:49 | link | commenti
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