| pr071028.mp3 |
| Hosted by eSnips |
“Ci vorrebbe un amico”, cantava il cantante italiano Antonello Venditti nel 1984, chiedendosi, nella sua canzone: “Ci vorrebbe un amico, qui per sempre al mio fianco ci vorrebbe un amico, nel dolore e nel rimpianti”. Un amico!
Nicola scrive queste parole in un forum di discussione su Internet: “Essere amico oggi è molto difficile. Spesso si confonde la vera amicizia con una conoscenza più forte, oppure si è amici solo per interesse. Ma secondo voi può mai essere considerata amicizia? Essere amici ed essere circondati da veri amici per me è la cosa più bella. Con un vero amico puoi fare tutto stai tranquillo che non ti giudicherà, con un vero amico puoi parlare di tutto, l'amico ti capirà, al vero amico puoi rivolgerti sempre, è li pronto per aiutarti. Alla base di una vera amicizia ci deve essere il rispetto reciproco, la complicità, la voglia e la gioia di voler stare insieme. Oggi viviamo in un mondo dove ormai non esistono più i valori. Oggi vige il "tutto per me”, non si pensa più a nessuno, non si ha più rispetto nemmeno dei propri genitori. Mi chiedo continueremo a battere questa strada per molto tempo ancora? Avremo tutti insieme, grazie alla nostra fede intramontabile anzi, che ogni giorno aumenta sempre più, ad avere il coraggio di dire basta? Io lo faccio spesso, anche e soprattutto nel mio ambiente lavorativo, vi posso dire con molta onesta non è assolutamente facile. Avere un vero amico che ti sostiene è la cosa più bella che possa esistere! Io credo moltissimo nell'amicizia, quasi mi annullo per l'amico, anche se ho capito che non sempre è giusto e non sempre ne vale la pena. Se io voglio bene ad una persona non devo assolutamente crearmi problemi a dimostrarlo o dirlo solo per vergogna o paura di essere giudicato se saluto un amico con un abbraccio caloroso”.
L'amicizia autentica è davvero una cosa rara. Avete voi veri amici?
Gesù non solo era Signore, Salvatore e Maestro, per i Suoi discepoli. Egli era l'amico più caro che potessero avere. Amico vero Gesù pure lo diventa per chiunque Lo segua con fiducia oggi.
Continua qui| pr071021.mp3 |
Probabilmente è un discutibile luogo comune, ma di solito i “popoli del nord” sono più disciplinati e rispettosi delle leggi dei “popoli del sud”. Se c'è una legge o un regolamento legittimamente in vigore essi lo rispettano e senza tanto discutere, in ogni campo. Per loro è una questione di principio. A volte essi sono fin troppo ed irragionevolmente diligenti nell'osservare le regole e non ammettono “eccezioni”. Non così i “popoli del sud” dei quali si dice che essi siano “allergici alle regole”.
È tipico l'atteggiamento di chi dice: “Devo essere enormemente allergica alle imposizioni. Se mi dicono devi fare così e mi obbligano a farlo istintivamente mi oppongo e mi rifiuto. Non so che cosa scatta in me ma se uno mi dice è bianco io dico nero, a meno che non mi spieghi il perché è bianco e non può essere nero. Insomma sono 'bastian contrario' come si dice dalle nostre parti! Voi come reagite quando vi impongono qualcosa?”. Questo è l'argomento che ho trovato recentemente su Internet nel forum di discussione “Elasticità mentale”. Notate come chi scrive queste parole identifichi subito la regola come un'imposizione alla propria “sovrana” libertà personale. Si osserva, così, come “i popoli del sud” siano molto individualisti, ribelli per natura alle imposizioni dello stato e della chiesa. È molto difficile, nel sud Europa, per esempio, far rispettare le regole del traffico o i regolamenti edilizi, oppure far pagare a tutti le tasse che molti cercano di evadere. “La regola la rispetto se mi conviene... se lo ritengo opportuno ...insomma, decido io!”.
Recentemente ero in automobile e stavamo procedendo da più di mezz'ora dietro ad un lento autocarro, la colonna era molto lunga e non c'era modo di superarlo. Che fare? Pazientare? Avevo fretta. Arriviamo in un lungo tunnel, la carreggiata opposta era libera, ma si sa, in un tunnel è vietato il sorpasso e c'era anche la doppia linea di mezzeria. Due automobili sorpassano ugualmente. Io mi dico: pericoli non ve ne sono e sorpasso anch'io, anche se è proibito. Al che un'auto che mi seguiva, con la targa tedesca, disapprovando, con indignazione, mi suona insistentemente il clacson e fa lampeggiare le luci abbaglianti. Parecchi chilometri più avanti riesco a scorgere ancora dietro a quello stesso autocarro la stessa auto che pazientemente lo seguiva, rispettando le regole che solo dei tedeschi sembravano rispettare...
Come risolvere la questione delle regole? Aumentandole a dismisura e, di conseguenza aumentare le forze di polizia e le multe per farle rispettare, oppure “deregolamentare” la società lasciando solo poche regole sicure ed ai cittadini la responsabilità di regolare sé stessi a seconda del proprio maturo giudizio? Saremmo, però, abbastanza responsabili?
La questione si pone nella stessa Bibbia quando le regole da rispettare non sono solo le mutevoli leggi della società, ma le leggi di Dio, quelle sovranamente stabilite da Dio per le creature umane per regolare il loro comportamento come sono contenute nelle Sacre Scritture. Nella società israelita in cui viveva Gesù la legge divina era presa molto seriamente. Per ogni legge di Dio le autorità religiose avevano aggiunto innumerevoli altre leggi complementari per regolamentare ogni aspetto della vita (quella che chiamiamo “casistica”), anche nei più minuti dettagli. Quello che si poteva fare e non si doveva fare di sabato, per esempio, il giorno del riposo settimanale stabilito da Dio, era specificato con estrema precisione come avviene anche oggi nello stato di Israele o nei paesi islamici più rigorosi.
Il comportamento di Gesù, però, era molto diverso da questo tipo di “rigorismo”. Il Signore Gesù non applicava alla lettera la legge. Gesù applicava la legge, anche quella di Dio, con discernimento, sulla base di precisi criteri, anche se questi non erano ufficialmente approvati dalle autorità. Quali? Nell'atteggiamento di Gesù nei confronti della legge (che non era né quello dei “popoli del nord”, né quello dei “popoli del sud”) vediamo dei criteri che potremmo definire una “terza via” nel considerare la legge.
Leggiamo il testo biblico di oggi, che parla di questo argomento, come lo troviamo nel vangelo secondo Marco al capitolo 2 dal versetto 23.
| pr071014.mp3 |
Sono stato particolarmente colpito per il fatto che: “conoscere le persone giuste”, influenti”, sia riconosciuto da moltissime persone come un fattore determinante, significativo, per affermarsi nella vita. Questo sembra essere particolarmente vero per l'Italia: spesso non riesci, infatti, a trovare un lavoro, se non conosci “le persone giuste” che ti possano raccomandare! Questa pratica certamente non è “raccomandabile”, perché non è moralmente accettabile. Ingiusti privilegi certo non garantiscono che le persone migliori abbiano ciò che veramente meritano e si affermino, mettendo a disposizione dell'intera società i loro talenti2.
Per altri versi, però, nonostante questo, conoscere e rapportarsi alle “persone giuste”, soprattutto se buone, oneste, intelligenti, sagge e di fiducia, è molto importante. Non è tanto quello che “si può ricavare” da queste persone che conta, ma per l'influenza che possono avere in bene su di noi. D'altro canto, come afferma l'apostolo Paolo, “Non vi ingannate; le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33). Esse, infatti, non solo “corrompono i nostri costumi”, ma mettono pure a rischio il nostro destino eterno.
La “persona giusta”, più importante ed influente che potremmo mai conoscere ed avere rapporto è il Signore e Salvatore Gesù Cristo, perché Egli è l'unico che ci possa veramente “raccomandare” presso Dio, renderci suoi amici! Difatti: “ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento” (Giacomo 1:17). Ecco perché l'apostolo Paolo continua a dirci anche oggi: “Vi supplichiamo, da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Corinzi 5:20).
L'uomo protagonista del racconto che leggeremo quest'oggi non conosceva “le persone giuste” ed influenti che avrebbero potuto risolvere la sua difficile situazione. Ecco perché la sua vita era miserevole. Non conosceva nessuno “che contasse” e, in ogni caso, nessuno di fatto si occupava di lui. Lui stesso non contava nulla agli occhi della società, anzi, non era una “persona produttiva”. Era solo, in fondo, “un peso per la società”. Quell'uomo non era importante e nessuno ce ne avrebbe ricavato nulla ad essergli amico. Era, infatti, malato gravemente da ben 38 anni di una malattia cronica ed ora aveva ormai perduto ogni speranza di trovare aiuto per poter guarire.
Un giorno, però, incontra Gesù. Leggiamo questo racconto come lo troviamo nel vangelo secondo Giovanni, al capitolo 5, dal versetto 1.
Continua qui -