Vengono i giorni, anzi, sono venuti...
breve riflessione per domenica 2 dicembre 2007
Predicazione del past. Castellina del 25.11.2007
Le condizioni della vita sul nostro pianeta stanno molto rapidamente deteriorandosi. Questo non può più essere ignorato ed è sempre di più fonte di preoccupazione persino per coloro che criticano le "speculazioni" di chi "prende gusto" alle "previsioni apocalittiche". C'è sempre stato, è vero, chi sfrutta queste paure collettive per i propri interessi, ma il "collasso ambientale" del nostro mondo è sempre di più una realtà che mette a rischio la sopravvivenza stessa di milioni di persone e la relativa stabilità economica e sociale delle nostre nazioni.
Non possiamo più "sentirci al sicuro" nemmeno in Europa: è un dato di fatto. Uno studio sulla situazione climatica e ambientale elaborato dalla Commissione europea afferma che il surriscaldamento globale potrebbe costare all' Europa migliaia di vite e miliardi di euro entro i prossimi 70 anni. Ci sono pochi margini al dubbio tra cifre e prospetti che delineano un quadro da "film del terrore". Se non saranno presi provvedimenti sulle emissioni dannose, ammonisce Bruxelles, l'effetto serra e il relativo surriscaldamento del pianeta andranno avanti a passi veloci. I paesi del bacino del Mediterraneo si preparano così alla grande sfida nella lotta alla desertificazione e all'innalzamento del livello del mare che allagherà e sommergerà tutto ciò che si trova lungo le coste.
Senso di responsabilità e vigilanza è ciò che il Signore e Salvatore Gesù Cristo insegnava ai Suoi discepoli quando prevedeva il collasso della società palestinese del Suo tempo e la distruzione di Gerusalemme. Avere preso sul serio le parole di Gesù che potevano sembrare una "fantasia apocalittica", di fatto aveva salvato i cristiani nella terribile crisi dell'anno 70 A. D., i quali avrebbero preso le misure necessarie per rispondere in modo appropriato agli avvenimenti previsti. Prendere sul serio la Parola di Dio, di fatto "salva la vita", non solo nell'aldilà, ma anche spesso "nell'aldiquà", sin dai tempi della predicazione dell'antico Noè, il quale ubbidisce fiduciosamente a quanto Dio gli aveva detto e salva sé stesso e la sua famiglia, nonostante la derisione dei suoi contemporanei.
Oggi consideriamo una parte del discorso profetico che Gesù rivolge ai Suoi discepoli sul prossimo futuro della loro generazione. Esso dà importanti indicazioni anche per noi di fronte alla crisi della nostra generazione. Il testo si trova nel vangelo secondo Marco, al capitolo 13, dal versetto 28.

Il testo biblico della mia predicazione di domenica 16 novembre, riprende un testo del profeta Geremia in cui Iddio denuncia l'apostasia generalizzata dell'Israele del suo tempo:
4”Tu dirai loro: «Così dice l'Eterno: Se uno cade, non si rialza forse? Se uno si svia, non ritorna forse? 5Perché dunque questo popolo, o Gerusalemme, si è sviato con una ribellione, perpetua? Persistono nell'inganno e rifiutano di ritornare. 6Ho prestato attenzione e ho ascoltato, ma essi non parlano rettamente, nessuno si pente della sua malvagità e dice: "Che cosa ho fatto?". Ognuno riprende la propria corsa, come un cavallo che si slancia nella battaglia. 7Perfino la cicogna nel cielo conosce le sue stagioni, la tortora, la rondine e la gru osservano il tempo del loro ritorno ma il mio popolo non conosce la legge dell'Eterno. 8Come potete dire: "Noi siamo saggi e la legge dell'Eterno è con noi"? Ma ecco, la penna bugiarda degli scribi, l'ha resa una falsità” (Geremia 8:4-7).
Nell'introduzione chiarisco che cosa si intende per apostasia: "Abbandonare la propria religione, la religione prevalente nella propria famiglia o nella società in cui si è cresciuti, lasciarla, rinnegarla formalmente o di fatto, si dice, in termini tecnici apostasia. Il termine è riferito alla rinuncia e alla critica della propria precedente religione. Apostasia deriva da una parola greca che vuol dire “stare lontani, distaccati”. Coloro che hanno lasciato una religione per abbracciarne un'altra o per non seguirne più alcuna, si dicono apostati perché, appunto, “stanno lontani”, “sono distaccati” dalle pratiche e dalle credenze religiose tradizionali".
Rilevo come questo concetto, da peccato deplorevole (quando applicato alla fede del popolo di Dio) sia considerato oggi un diritto umano. Nulla da eccepire al riguardo, ma questo diritto, nella mentalità corrente, si accompagna all'idea che: "In ogni caso, sempre di più, nella mentalità corrente, “cambiare religione” non è un problema perché si ritiene che una religione valga tanto quanto un'altra e che la cosa sia del tutto indifferente...". Però: "Per la fede ebraica e cristiana, quella rispettosa della sua identità originale, l'apostasia ... è un problema spiritualmente molto serio quanto ricorrente".
Passo poi a considerare come l'apostasia sia sempre stata una tentazione ricorrente per Israele, trattata da Mose e denunciata dai profeti.
L'apostasia, però, è anche una tentazione perenne per le chiese cristiane. Gesù stesso prevede, prima del suo ritorno, una grande apostasia dalla fede cristiana. Osservo così: "Questa apostasia degli ultimi tempi vedrà molti cadere nell'inganno di dottrine false, molti che saranno caratterizzati da grande insensibilità morale e da un radicale e compiaciuto allontanamento dai criteri etici posti da Dio nella Sua Parola ... Ci stiamo avvicinando a grandi passi a quel giorno. Grazie a Dio, però, quello sarà anche il giorno in cui Cristo prenderà con Sé tutti coloro che Gli appartengono. Infatti,“Il Signore conosce quelli che sono suoi”".
Quali sono le cause dell'apostasia? E' quanto tratto nel punto seguente: la seduzione di questo mondo, la seduzione di idelogie e religioni aliene, la paura delle persecuzioni e delle prove, le cadute morali, una conoscenza difettosa di Cristo e della Bibbia, come pure l'abbandono e la negligenza del culto.
Passando poi ad esaminare il testo specifico di Geremia 8:4-7, faccio eco alle espressioni del profeta e mi chiedo:
Ascolteremo noi i richiami della stessa ragione? Ascolteremo noi i richiami della nostra stessa coscienza?
Ascolteremo noi i richiami di ciò che avviene intorno a noi e che Dio, nella Sua provvidenza, dispone affinché noi apprendiamo? Ascolteremo noi i richiami della Parola di Dio?
Concludo poi: "Insensibili ai richiami della ragione, insensibili ai richiami della loro coscienza, insensibili ai richiami della natura e della storia, non sarebbero stati sensibili nemmeno ai richiami della Parola di Dio. A che serve, allora, direte voi, una tale predicazione? Non alla salvezza delle loro anime perché non l'avrebbero neanche ascoltata seriamente. Sarebbe servita a renderli inescusabili. Nessuno, infatti. avrebbe potuto più scusarsi dicendo di non avere mai udito gli innumerevoli richiami ed avvertimenti che Egli aveva loro rivolto: attraverso la ragione, attraverso la coscienza, attraverso la natura e la storia, e, soprattutto attraverso la chiara predicazione della Sua Parola. Avveniva allora ed avviene anche oggi". La mia frase conclusiva è: "È la realtà dell'apostasia. Aumenterà. Questo era stato predetto da Gesù stesso. È triste, ma di fronte a tutto questo che cosa deve fare il fedele? Perseverare. Gesù dice:“E voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato” (Marco 13:13)".
Troverete la mia predicazione completa in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2007/pr071118.pdf
Leggete inoltre l'articolo che ho scritto per Wikipedia su "Apostasia", in: http://it.wikipedia.org/wiki/Apostasia_%28Bibbia%29
Sintesi della predicazione del 4/11/07. “...si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo di una loro riforma” (Ebrei 9:10 Riv.).
L'esecuzione di riti e cerimonie religiose e civili, commemorative e celebrative, fa parte della cultura umana di ogni tempo e paese. Anche il cristianesimo, come si è sviluppato nei secoli, è stato ed è ancora caratterizzato da tali riti e cerimonie. Si seguono questi riti e cerimonie spesso solo per tradizione, senza nemmeno comprenderne il motivo originario. Oppure li si eseguono in modo superstizioso ritenendo che abbiano siano portatori di un qualche potere magico... temendo chissà quale maledizione se non si osservano.
Il cristianesimo originale, però, quello annunciato dal Nuovo Testamento è fatto anch'esso di riti e cerimonie? È solo una manifestazione religiosa come le altre? No. Gesù non è venuto per promuovere riti e cerimonie che ci riconcilierebbero con Dio. Egli non ha mai neanche battezzato. Egli stesso ha persino abolito i riti religiosi della fede israelitica. È stato un riformatore radicale della religione del popolo di Dio. Perché? Perché gli antichi riti israeliti non erano destinati a rimanere per sempre. Dovevano illustrare e proclamare ciò che Cristo avrebbe realizzato dando concretamente l'intera sua vita per la salvezza del Suo popolo. Egli è l'ultimo e vero sacrificio, fatto una volta per sempre. Non più “ombre”, quindi, ma “sostanza”, non più formalità, ma realtà. Non più celebrazioni rituali, ma amore e giustizia, vero, concreto. Battesimo e Santa Cena non solo dei rituali magici, ma espressione semplice ed immediata di una comunità di credenti viva che ha un rapporto autentico con Dio e che proclama nei fatti il Suo amore. La riforma è sempre attuale perché quando l'Evangelo è annunciato e vissuto fedelmente, abolisce ogni vuoto formalismo e vana superstizione per richiamarci alla realtà. È la realtà del sangue di Cristo versato per la salvezza dei Suoi, la realtà di una comunità di credenti che concretamente serve il Suo Signore nel mondo, in attesa del Suo ritorno.
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