“Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone novelle, che annunzia la pace, che reca belle notizie di cose buone, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo DIO regna!». Ascolta! Le tue sentinelle alzano la voce e mandano insieme grida di gioia, perché vedono con i loro occhi l'Eterno che ritorna a Sion. Prorompete insieme in grida di gioia, o rovine di Gerusalemme, perché l'Eterno consola il suo popolo e redime Gerusalemme. L'Eterno ha messo a nudo il suo santo braccio agli occhi di tutte le nazioni; tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro DIO ” (Isaia 52:7-10).
Direste voi che i piedi del vostro pastore siano “belli”? Se qualcuno mi dicesse una cosa del genere, avrei qualche dubbio sulla sua salute mentale o almeno sul suo senso estetico... Questa, però, è un'espressione figurata del mondo antico, usata per descrivere la gioia e la riconoscenza di qualcuno nell'accogliere una persona che gli porta buone notizie. In particolare, esprime la gioia e la riconoscenza per il messaggero di Dio che annuncia fedelmente la Parola di Dio, parola di vita, di grazia, di consolazione, e di istruzione.
Dire: “Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone novelle” era, un tempo (come lo è ancora oggi in certe culture), molto più che un'espressione figurata, perché chinarsi a baciare i piedi di qualcuno era, di fatto, manifestazione di grande riconoscenza.
Si racconta di un predicatore cristiano in India che, al termine del culto, stava salutando, com'è consuetudine, i fedeli. Ad un certo punto, diversi lo sorprendono con una strana richiesta: gli vogliono baciare i piedi! Il pastore ne rimane stupefatto e si ritrae da tale richiesta. Apprende però che era una tradizione stabilita, in India, per un ministro della Parola, predicare a piedi nudi come simbolo di essere un servitore di Dio. Quando il popolo baciava i piedi del predicatore, questo per loro era simbolo del fatto che avevano accolto e ricevuto seriamente il messaggio del Signore ed il Suo messaggero.
D'altronde, questo è espresso dagli stessi vangeli quando Gesù permette che una donna gli faccia proprio questo. Il vangelo di Luca riporta: “Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. E, stando ai suoi piedi, di dietro piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l'olio profumato” (Luca 7:37,38). Anche allora molti ne rimangono scandalizzati, soprattutto per il fatto che quella donna era una prostituta. Gesù, però, riceve questo suo atto di omaggio perché è espressione della sua riconoscenza per essere stata perdonata e per avere ricevuto da Gesù una vita nuova. Gesù dice: “Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama” (47).
No, certo non sto raccomandando che si faccia questo ad un predicatore... egli, di fatto, è un indegno servitore di Dio. In che modo, però, domandiamoci, gli dimostrate riconoscenza e gratitudine quando, dopo che egli ha fedelmente annunciato la Parola di Dio, si riconosce che egli ci ha reso un prezioso servizio, un servizio della massima importanza? La Scrittura, a proposito di chi annuncia la Parola di Dio, dice: “Guardate di non rifiutare colui che parla, perché se non scamparono quelli che rifiutarono di ascoltare colui che promulgava gli oracoli sulla terra, quanto meno scamperemo noi, se rifiutiamo di ascoltare colui che parla dal cielo” (Ebrei 12:25).
In che modo, soprattutto, noi ci mettiamo ai piedi di Gesù riconoscendolo quale Egli è, cioè il Signore a cui va ogni onore e gloria, ed il Salvatore, Colui che ha dato l'intera Sua vita, fino alla morte in croce, per guadagnare la salvezza di peccatori che certo non meritavano tutto questo?
Continua in: http://www.riforma.net/predicazioni/annate/2007/pr071223.pdf
Mi capita, talvolta, di vedere, in certi luoghi, delle chiese, degli edifici ecclesiastici, che una volta erano usati per il culto evangelico, e che, per diversi motivi, sono stati abbandonati e che nessuno ora usa più. L'edificio testimonia di una passata grandezza: indubbiamente una volta era usato. Oggi non più. C'è ancora un campanile, ma la campana è stata rimossa. Davanti all'ingresso c'è una tavola con il nome della chiesa e l'orario dei culti, ma è rovinata, la vernice viene via e quasi non si riesce più a leggerla. Il cancello è arrugginito e c'è un lucchetto ed una catena che testimonia come nessuno da lungo tempo più lo apra. Passo attraverso un'apertura di un recinto cascante. Mi avvicino all'entrata principale e le erbacce sono cresciute tanto da quasi impedirne il passaggio. Un asse è inchiodato alla porta forse per avvertire di non entrare perché è pericolante. Cerco di aprire la porta. Cigola in modo spettrale. Entro. C'è freddo e buio. Un po' di luce passa attraverso le finestre di vetro colorate che dei ragazzini forse si sono divertiti a spaccare tirandovi contro delle pietre. I banchi sono ancora lì tutti bene allineati, ma pieni di polvere. C'è un bel pulpito: grosse ragnatele impediscono di salirvi. C'è pure un organo, ma diverse delle sue canne sono cadute. Una croce al di sopra di un tavolo per la santa cena, coperto ancora da un tappeto ingiallito e strappato. Questa chiesa sembra solo essere frequentata da pipistrelli e topi. Forse i suoi membri sono emigrati, oppure uno ad uno si sono estinti e nessuno più ha preso il loro posto. Chissà!?
Ce ne sono in giro di chiese così... Le ho trovate in diversi posti in Europa. Alcuni di questi edifici ecclesiastici sono stati convenientemente “riciclati”. Sono diventati gallerie d'arte, musei, abitazioni private, supermercati, oppure edifici di culto di altre religioni, usate da immigrati che parlano lingue a noi sconosciute. Sono chiese morte, morte senza alcun dubbio.
Ecco, però, un'altra chiesa, un edificio ecclesiastico, indubbiamente, questa volta, utilizzato. Tutto è pulito e tenuto in ordine da un sacrestano diligente. Le campane suonano rintocchi cristallini ogni ora e a festa prima del culto. Il nome di quella chiesa è scritto nel libro del telefono con tanto di pastore in carica, i cui titoli che si accompagnano al nome testimoniano della sua grande istruzione. C'è un consiglio di chiesa locale che tiene in ordine ogni cosa, finanze e registri. Vi si celebrano matrimoni e funerali. Viene pagato anche un bravo organista. Vi si tengono alcune attività sociali e caritatevoli e queste sono annunciate sul giornale locale. Vengono celebrate a scadenza regolare anno dopo anno le feste religiose tradizionali. È una chiesa rispettata che tutti sanno fare parte da tempo del “tessuto sociale” e della cultura tradizionale. Forse non è molto frequentata (sono persone prevalentemente anziane, diverse donne, o “donnette”, direbbero alcuni). I culti alcuni li definirebbero “freddi” e formali, ma tant'è. La predicazione molti la trovano spesso “noiosa”, ma il sermone “ci deve essere”, “deve essere così”, dicono, e lo tollerano quasi come “un male necessario” senza prestarci comunque molta attenzione. Il tutto, però, indubbiamente, in questa chiesa, “funziona”. “Così dev'essere”, dicono molti che la sostengono, senza tanto entusiasmo, ma di buon grado. Nessuno la mette seriamente in questione. È una “istituzione necessaria” dicono i maggiorenti della società anche se raramente la frequentano.
È quest'ultima una “chiesa vivente” contrapposta alla prima che è morta? Molti non avrebbero dubbi a a dire di sì, ma anche questa è una chiesa morta, spiritualmente morta, “priva di futuro”. Anche se vi possono essere eccezioni, di questo tipo sono, molto spesso, “chiese morte”. Chiese morte? Chi osa dire di essa una cosa simile? Sicuramente un pazzo! Un fanatico! Non vede forse che “funziona”? La facciamo funzionare e “ci perdiamo pure del tempo”. Che vorrebbe di più? A chi interesserebbe avere “di più”? Così devono stare le cose. O no? “Ha nome di vivere, ma è morta”.
Chi fa questa sconcertante valutazione, per una chiesa simile a quella che ho descritta, non è né un pazzo, né un fanatico, ma lo stesso Signore e Salvatore Gesù Cristo, proprio Colui che quella chiesa dice di servire! Com'è possibile? Evidentemente ci dev'essere una “scollatura” fra quel che i suoi membri intendono come chiesa “che funziona” e Colui che ha, invece, idee diverse su come dovrebbe essere una chiesa! “Sospetto”, però, che sia più utile ascoltare Colui che la chiesa l'ha “inventata” che coloro che hanno “le loro idee” su quel che una chiesa dovrebbe essere...
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Che cos'è l'autocritica? L'autocritica è esaminare e giudicare il proprio comportamento al fine di migliorarlo. Questo termine originalmente nasce nell'ambito politico e più precisamente in quello del Marxismo. “Fare autocritica”, per un uomo politico, un militante o un gruppo di militanti, significa analizzare e riconoscere pubblicamente, rispetto alla dottrina politica riconosciuta o la linea del partito, i propri errori o deviazioni. È il risultato di una rigorosa riflessione personale e di gruppo. È un elemento essenziale del pensiero critico. Sebbene se ne possa abusare, l'autocritica è considerata generalmente sana e necessaria per imparare.
Nell'ambito della fede cristiana si parla, a livello individuale, di esame di coscienza e di confessione di peccato, quando il credente si confronta con il metro morale e spirituale della Parola di Dio. Quello che, però, spesso si trascura, è la necessità che un'intera chiesa esamini attentamente sé stessa e faccia autocritica quando, verificando sé stessa alla luce della Parola di Dio, riconosce i propri errori e fallimenti e ne fa ammenda. La Bibbia afferma: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati” (2 Corinzi 13:5).
Sia a livello individuale che collettivo l'autocritica oggi non è particolarmente gradita e praticata, eppure è essenziale. A differenza, infatti, di quanto comunemente si pensa oggi, dove “tutto è lo stesso” e “tutto fa brodo”, “tutto va bene” e “tutto è perdonato”, la Parola di Dio giudica, valuta, esamina a fondo l'operato delle chiese e dei cristiani, pronunciando il Suo verdetto di accettabilità o di non accettabilità.
La Parola di Dio, quando non è “convenientemente” addomesticata, è, infatti, una seria istanza critica sulla qualità del nostro operato come cristiani alla quale responsabilmente siamo chiamati a rispondere. La Parola di Dio mette giustamente in crisi le chiese ed i cristiani che “hanno orecchi per ascoltare”. Questo è salutare e necessario, a causa dell'influenza del peccato sulla nostra vita, che rovina ogni cosa. A differenza di quanto molto spesso avviene oggi quando i cristiani facilmente giustificano il loro operato ritenendosi “a posto”, la Parola di Dio ci esamina e ci valuta.
Questa autocritica è particolarmente importante alla luce del promesso ritorno di Cristo. I cristiani sanno, o dovrebbero sapere, che quando il Signore ritornerà, “... metterà in luce le cose occulte delle tenebre e manifesterà i consigli dei cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1 Corinzi 4:5).
Quale sarà il giudizio che il Signore Gesù, al Suo ritorno, emetterà sulla nostra chiesa o sul modo in cui siamo stati cristiani? Se oggi noi riusciamo sempre, in un modo o in un altro, a giustificare il nostro operato di fronte alle critiche che riceviamo, allora, davanti allo sguardo penetrante di Cristo, l'abilità verbale, la “lingua sciolta” non reggerà, perché “noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo verità” (Romani 2:2). “Poiché le vie dell'uomo stanno davanti agli occhi dell'Eterno, ed egli scruta tutti i suoi sentieri” (Proverbi 5:21).
Il giudizio avverrà secondo criteri certi ed oggettivi, quelli che Dio ha stabilito nella Sua Parola scritta. Il mondo incredulo e ribelle a Dio sarà da Lui giudicato oggettivamente. Anche la chiesa, però, sarà sottoposta ad un giudizio oggettivo, anzi, il giudizio comincerà proprio dalla “casa di Dio”! L'apostolo Pietro scrive: “Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all'evangelo di Dio?” (1 Pietro 4:17).
Ecco, perciò, la necessità – in vista del ritorno di Cristo – che noi esaminiamo noi stessi in modo critico e, prima che il Signore ci dica: “Tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante” (Daniele 5:27) prendiamo al più presto dei provvedimenti.