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venerdì, 30 novembre 2007

Vengono i giorni, anzi, sono venuti...

Vengono i giorni, anzi, sono venuti...

breve riflessione per domenica 2 dicembre 2007


«Ecco, i giorni vengono», dice l'Eterno, «nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: "L'Eterno nostra giustizia" . Perciò ecco, i giorni vengono», dice l'Eterno, «nei quali non si dirà più: "Per l'Eterno vivente che ha fatto uscire i figli d'Israele dal paese d'Egitto", ma: "Per l'Eterno vivente che ha fatto uscire e ha ricondotto la progenie della casa d'Israele dal paese del nord e da tutti i paesi dove io li avevo dispersi"; ed essi dimoreranno nel loro paese»" (Geremia 23:5-8).

I. Radicato nella storia. Vi piace leggere e studiare la storia? Può essere più o meno piacevole conoscere ciò che è avvenuto nel passato. Spesso, infatti, si tratta decisamente di avvenimenti dei quali, come esseri umani, ci dovremmo vergognare... In ogni caso, noi facciamo parte di questa storia, ne siamo in gran parte il prodotto e, di fatto, noi siamo i protagonisti di una storia che altri, un giorno, descriveranno e leggeranno.

Come cristiani sappiamo, dalla rivelazione biblica, che la storia umana non procede per caso, ma che dietro di essa, vi sono i propositi del Dio Creatore. Potremmo dire che Egli è lo scrittore e noi siamo i Suoi personaggi. Egli ne ha scritto la trama e tutto procede verso il finale che Egli ha prestabilito.

Come cristiani, inoltre, noi facciamo parte, per grazia, del popolo di Dio. Dietro di noi c'è una storia antichissima ed io sono fiero di farne parte. Il proposito rivelato di Dio per la storia trova il suo punto culminante nella venuta, in questo mondo, del Signore e Salvatore Gesù Cristo. "Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra" (Efesini 1:10 NR)

Gesù, quindi, fa parte della storia. Egli è radicato nella storia. Non è apparso "per caso" come nulla che accada avviene "per caso". Ecco perché il testo che abbiamo letto del profeta Geremia, parlando del Messia che sarebbe venuto, dice: "susciterò a Davide un germoglio giusto". Gesù è discendente dell'antico re Davide, del quale realizza ciò che egli rappresentava. Gesù è inserito saldamente nella continuità storica della fede di Abramo, Isacco e Giacobbe, nella continuità storica di Israele, popolo eletto da Dio. L'Evangelo riguarda Gesù, "nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore" (Romani 1:3,4).

II. Gesù è Re. Di Gesù Geremia afferma che Egli "regnerà da re". Il potente governatore romano in Palestina Pilato, di fronte al quale era comparso per essere giudicato, gli aveva detto: "«Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce»" (Giovanni 18:37). Gesù aveva pure detto: "Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra" (Matteo 28:18), e i cristiani sono coloro che volentieri si sottomettono a Lui, alla Sua Parola, perché di Lui si fidano. Egli ha dimostrato di meritare completa fiducia. La Bibbia dice di Lui: "Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2:9-11). I cristiani confessano Gesù loro Re e Signore, Colui che determina la loro vita e destino ultimo.

III. La "prosperità" di Gesù. Un'altra cosa che Geremia qui profetizza di Gesù è che Egli "prospererà". Non è la prosperità di questo mondo, perché Gesù, secondo i criteri materialistici che prevangono in questo mondo, era povero e ...non finisce come un "uomo di successo". Egli, però, non solo è ricco dei valori che veramente contano davanti a Dio, ma ricco di uomini e donne che Lo seguono con fiducia. Di loro è detto: "Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni" (Apocalisse 20:6). Gesù, infatti, come dice il profeta Isaia "Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l'opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell'anima sua vedrà la luce, e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità" (Isaia 53:10,11).

IV. Gesù, la nostra giustizia. Il nostro testo, infine, mette in evidenza come Gesù, il Salvatore,"eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese" e "Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: L'Eterno nostra giustizia". Iddio, il Creatore, ha disposto ogni cosa in questo mondo con saggezza e giustizia. Compito di Gesù è quello di "riaggiustare" le cose in questo mondo e nella vita di ognuno di noi. Egli "mette le cose a posto" ristabilendo la nostra comunione perduta con Dio, riconciliandoci con gli altri e con la natura, rendendoci, gradualmente persone giuste, persone delle quali Dio si compiace. La Scrittura dice, infatti, "Da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Corinzi 1:30).

Ecco perché noi non ci stanchiamo di celebrare ed annunciare Gesù ad ogni generazione, come facevano i profeti e gli apostoli. Egli non solo è un personaggio storico, ma determina il nostro presente e il nostro futuro. Lo celebriamo per quello che Egli fa oggi, e per quello che, secondo le Sue promesse, continuerà a fare domani per tutti coloro che Gli appartengono.
postato da: pcastellina alle ore 30/11/2007 10:56 | link | commenti (2)
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Commenti
#1   30 Novembre 2007 - 11:06
 
Il parallelmondista Jacques Chardonne ha lasciato scritto: "In ognuno di noi è nascosto un forziere con racchiusi i tesori della nostra individuale spiritualità. La chiave per aprirlo è nascosta nel silenzio del nostro raccoglimento interiore."

Io in qualità di vostro mentore vi esorto a credere che il percorso esistenziale che ognuno di noi intraprende, vuoi per pigrizia, o per poco ardimento, o perchè ciechi gli occhi della mente, non è per il novantanove per cento delle volte quello giusto.

Prima di accomiatarmi (mi rivolgo soprattutto a te Mammamike, ed a te Stada la Haba) vi esorto a credere che questo uomo che vedete raffigurato nella foto che apre il mio scritto, sia un uomo veramente felice.

Si chiama Tsampa Tendar, è un eremita ed abita una celletta ricavata nella roccia sul Monte Shipla (5600 metri di altitudine), sopra Gyantsè. "Vedute" più affascinanti: Quelle che ammaliano questo solitario, straordinario, uomo e quella che stordisce lo sguardo se volgiamo a mirare il sottostante bellissimo altipiano del Mhusoch.

Che Amitabha Buddha sia con voi........
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#2   02 Dicembre 2007 - 10:30
 
Che c'entra il commento precedente con la riflessione biblica dell'articolo? Le parole del commento le trovo prive di senso.
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